Che ne sarebbe stato di Dante Alighieri, senza l’ usura?!

novembre 26, 2011

Ben trovati! La questione di oggi è: se l’ usura non fosse mai esistita, Dante avrebbe scritto comunque la Divina Commedia?!  Come dicevano le mie insegnanti, un ripasso, non fa mai male:

“La Divina Commedia è un poema di Dante Alighieri, scritto in terzine incatenate di versi endecasillabi, in lingua volgare fiorentina […]  è diviso in tre parti, chiamate cantiche (Inferno, Purgatorio e Paradiso). […] La Commedia è l’opera più celebre di Dante, nonché una delle più importanti testimonianze della civiltà medievale; conosciuta e studiata in tutto il mondo, è ritenuta il più grande capolavoro della letteratura  di tutti i tempi” (cit. Wikipedia )

Tornando alla questione, il più grande capolavoro della letteratura di tutti i tempi, sarebbe comunque venuto alla luce, senza i cravattari, o strozzini, o usurai, che dir si voglia?! Forse si, ma senza Purgatorio. Perlomeno questo è quello che ho pensato studiando per un esame:

“Si faceva strada il Purgatorio, come posto e come parola, riconosciuto dalla Chiesa nel corso del secolo XIII. Si trattava di una possibilità che faceva perfettamente al caso dell’ usuraio, che vedeva uno spiraglio di salvezza. Crebbero allora le donazioni e i legati di mercanti e banchieri a favore di enti religiosi, nel tentativo di ottenere il perdono celeste per l’ attività svolta, restituendo il maltolto che, attraverso la Chiesa, sarebbe andato ai poveri”. (Moneta e banche attraverso i secoli, Ennio De Simone)

Mi risparmio battute ormai annoverate tra i Grandi Classici (vedi anello del Papa che sfama il terzo mondo), per concentrarmi su altro. Praticamente che è successo?! L’ economia dell Alto Medioevo girava intorno all’ agricoltura. Coltivare un terreno, aprire una piccola bottega non richiedeva grossi investimenti, quindi neanche grossi prestiti.  Tutto ruotava attorno alla terra e ai suoi frutti. Pertanto, i teologi del tempo, ritenevano che l’ unico scopo di questi beni e terreni era permettere all’ uomo di sopravvivere mentre, tra una zappata e l’ altra, attendeva la salvezza eterna. La conseguenza di tutto questo è che i profitti ingiustificati, il denarochenascevadadenaro (anziché dalla fatica) erano vietati. Questa considerazione ha avuto delle conseguenze importantissime nello sviluppo dell’ economia del tempo! Praticamente,  i cristiani non potevano percepire le c.d. “usurae” e quindi, non si poteva concedere un prestito in denaro percependo interessi…d’ altronde chi sarebbe stato disposto a privarsi di una somma per un certo periodo, senza chiedere nulla in cambio ?! Voi lo fareste? …Buciardi!  Ora, come facevano i romani e i cittadini del mondo antico a far fronte alle esigenze di tutti i giorni se non avevano soldi, perché nessuno glieli poteva/voleva prestare ?! Tranquilli: gli “usurai” c’ erano, ma erano ebrei. Questi dal canto loro, potevano concedere il prestito a interesse, ma solo a persone che professavano una religione diversa dalla propria. Quindi romani e ebrei avevano due esigenze opposte e complementari! Ovviamente gli usurai erano mal tollerati (e poi proprio perseguitati) dalla Chiesa… però servivano! Grazie a loro i piccoli proprietari terrieri, i piccoli agricoltori potevano consumare! Facevano girare l’ economia questi qua! Quindi, se pure apparentemente alla Chiesa girava altro, fino al XII secolo quando cominciarono le persecuzioni, gli ebrei, seppur un elite, raggiunsero ben presto posizioni di prestigio.  (Non so a voi, ma a me sta storia ricorda tanto quella dell’ evasione fiscale, che se volessero, ci metterebbero tutti in ginocchio, in quattro e quattro otto, comuque…!) Dicevamo! Girava l’ economia e giravano tanti usurai…a un certo punto la gente ha cominciato a pensare che questo dell’ usura era proprio un lavoro sporco e sterile, in quanto non nasceva dal sudore della fronte! Allora che fanno?!? Siccome servono, per la serie “Toccame Cì, che mamma non c’ è!”, si sono inventati il Purgatorio nel XIII sec, così, due piccioni con una fava:

1) Gli usurai potevano redimersi e quindi non era più poi tanto assurdo pensare di intraprendere questa attività! (Praticamente il purgatorio, faceva da “assolutore di ultima istanza”, una Banca Centrale d’ altri tempi, per anime perse!)

2) Entravano dindini alla Chiesa sotto forma di penitenze e offerte elargite dagli usurai per comprarsi un posto se non in Paradiso, quanto meno nei sobborghi!

Era un pensiero che m’ era venuto così, mi pare chiaro il tono provocatorio della domanda posta inizialmente. Quindi NO: non tifo per i cravattari e non spingerò Hermes a fargli da sponsor. Sono le mie solite arzigogolerie e  mi sembrava carino riportarle qui,  senza impegno.  Ché non so a voi, ma a me, ‘sta storia del  Purgatorio è parsa una gran furbata e volevo riderci su, che il pianto me lo riservo per altre questioni!

(da www.codexart.net)


Il mito della caverna: inferenza statistica in Platone

novembre 21, 2011

Mi rendo conto che con questo, il mio verrà irrevocabilmente annoverato tra i blog  più pallosi di tutta la Websfera. Tuttavia, con garbo, me ne infischio. Ho deciso di scrivere prima di tutto per me e questo è stato il risultato. Uno dei risultati…! Va bene, abbasso la cresta.  Diciamocelo: non credo scriverò mai più qualcosa di così impegnato e siccome mi sono scervellata per scriverlo, salgo sulla sedia e ve lo leggo! Altro motivo che m’ ha spinto a copiare qui le mie “arzigogolerie” è che da quanto segue, trapela il mio talento in tutta la sua potenza: mi ritengo infatti, saltatrice esperta di pali in fresche frasche. In particolare, si riporteranno divagazioni su due cose che, secondo me, solo apparentemente non c’ azzeccano niente (termine tecnico n.d.r.) l’ una con l’ altra: statistica e filosofia. La verità è che non sono affatto distanti e che, per vostra informazione, i primi grandi matematici erano filosofi! Pertanto, in my opinion, Platone e Friedrich Gauss, si conoscevano (Seh, lallero!) e magari si davano pure la mano come Nietzsche e Marx e altri compagni di scuola (cit.). Non ci credete?!  State a vedere, uomini di poca fede!

 

Dei massimi sistemi  (9/04/2011)

Opinione e conoscenza. Non necessariamente viaggiano sullo stesso binario.Non necessariamente l’ opinione che ci facciamo di qualcosa, o qualcuno, corrisponde a verità. Non sempre opinione vuol dire conoscenza.
Ve l’ hanno mai spiegato in termini statistici?
Un post nato dalla mia passione per questa materia.

Strumenti di lavoro:
Due concetti: retta di regressione e scatter.

  • La retta di regressione è l’ interpolazione di una nuvola di punti, che chiameremoscatter.
  • Lo scatter è l’ insieme di punti, dati dalle combinazioni di due o più variabili.

Nel grafico, la linea che attraversa la nuvola è la “Retta di regressione”.

Qui si vede meglio, con meno combinazioni (x,y):

Cosa significano:
La nuvola di punti rappresenta la realtà: come le cose effettivamente si presentano.
Immaginiamo che queste “cose” siano i prezzi (asse y) che un titolo assume nel tempo (asse x).
Il prezzo di un titolo (quotazione), può essere rilevato su base mensile, settimanale, giornaliera, infragiornaliera.
In realtà anche considerare quotazioni giornaliere significa comunque, fare una semplificazione della realtà, perchè il prezzo di un titolo varia istante, dopo istante nel tempo (t). Per semplicità, consideriamo il prezzo di un titolo in un’ ottica end-of-the day (prezzo = chiusura giornaliera del titolo).

  • Per ogni titolo, avremo quindi una combinazione di giorni (asse x) – prezzo di chiusura (asse y).
  • Per ogni titolo, avremo una serie storica (time series) infinita di prezzi.

“Infinita”?! Come faccio a lavorare (fare una media, un’ indice, …) su una popolazione infinita di oggetti?
Lavoro su un campione e su questo campione cercherò di fare una  riproduzione più vicina possibile alla verità delle cose. Questo modellino, che andrò a costruirmi, mi serve per dare un’ idea della realtà, senza necessariamente conoscere tutto di questa realtà. Altrimenti, che senso avrebbe fare stime a rialzo o ribasso di un titolo, se già ho a disposizione la serie storica infinita dei suoi prezzi? Tra l’ altro millantare di conoscere oggi la serie di prezzi futuri è davvero poco credibile. Possiamo predire il futuro, ma non possiamo prevederlo.
Quindi, proprio in virtù di questo, mi costruisco un modellino, per stimare gli infiniti valori che la variabile “prezzo del titolo” assumerà nel tempo, che chiamerò Regressione Lineare.

  • Regressione perché si tratta di una retta sulla quale regrediscono in maniera più veritiera possibile le effettive combinazioni di prezzi nel tempo.
  • Lineare sta ad indicare che la funzione  matematica in considerazione, è non esponenziale (senza esponenti). Significa che non ha punti di flesso (praticamente sono “righe”).

Per stimare l’ andamento di una variabile, devo sapere da cosa questa dipenda.
Il prezzo di un’ azione tipicamente dipende dal rendimento: aumenta il rendimento, aumenta il prezzo dell’ azione (sono in relazione diretta). Può dipendere anche da altre variabili.
Chiamiamo il prezzo Y e i rendimenti X1. Le altre variabili da cui dipende y saranno: X2, X3, …, Xn.

  • Y= variabile dipendente
  • X1, X2, … , Xn = variabili indipendenti, o esplicative, o regressori.

Quanto appena detto, posso riassumerlo in questo modo:
Y= f (X1, X2,…Xn)
La variabile dipendente è frutto di una combinazione lineare (somme di prodotti) delle esplicative.Y= a°+b1*X1+b2*X2+…+bnXn  + e            [1]

e= errore, l’ effetto del caso sul valore finale della Y che mi ricavo. Non posso governare tutto.
La variabile prezzo, così come i rendimenti e le altre, assumono valori diversi nel tempo. Di conseguenza, gli elementi di quella funzione sono variabili multidimensionali  (vettori).

  • Se la Y dipende da una sola variabile —> Regressione lineare semplice: la Y è univariata.
  • Se la Y dipende da almeno due variabili —> Regressione lineare multipla: la Y è multivariata.

Come si utilizzano:
La seconda è il caso più esteso e ha dunque validità di regola generale.
Per semplicità consideriamo il caso della regressione semplice.
Il meccanismo è lo stesso: parto da un campione di combinazioni e costruisco una stima della [1]
Per farla più rappresentativa possibile devo minimizzare l’ errore. Cioè trovare quel vettore di b (beta) che minimizzi l’ errore. In particolare si utilizza il metodo dei minimi quadrati (OLS). Grazie a questo metodo riduco al minimo la somma dei quadrati degli scarti tra valori teorici e osservati. Per ogni istante di tempo, quindi per ogni combinazione, l’ errore è la distanza tra il punto Y dello scatter e il corrispondente Y della retta che mi sono costruita:


Devo ridurre al minimo la somma di tutte queste distanze. Però in realtà non sono governabili , allora lo faccio scegliendo il b. Un esempio di modello che otterrò è:
Y= 5+4*X1+1,2*X2

Se quei coefficienti (beta) li ho trovati con il metodo dei minimi quadrati, so per certo che qualsiasi valore delle X inserirò, riavrò indietro un valore Y stimato il più vicino possibile all’ Y vero.
Praticamente quel vettore b è una proiezione dello scatter. Infatti, proietta, sullo stesso piano geometrico delle variabili indipendenti, la stima di Y facendogli correre la strada più breve possibile: quella strada è l’ errore.

Considerazioni finali: 
Bene. Questo altro non è che il Mito della Caverna di Platone. Se conoscete quella storia, potrete capire l’ inferenza statistica e l’ econometria, senza troppe difficoltà. Il mito racconta di uomini chiusi in una caverna. Non riescono a vedere quello che c’ è fuori con i propri occhi, ma lo percepiscono attraverso delle ombre, che si insinuano in determinati momenti della giornata. Non vedono la realtà, ma la percepiscono e se ne fanno un’ idea con una loro rappresentazione. E’ la stessa cosa che accade qui: l’ inferenza statistica è la luce che ci permette di vedere quelle ombre. Il nostro compito è quello di fare in modo che quelle ombre somiglino il più possibile a quello che accade fuori. La retta di regressione, in particalare il beta dei minimi quadrati, è quel fuoco incaricato di proiettare ombre più realistiche possibile:opinione e conoscenza.

 

 

 


Figlia del mare, cugina dell’ origano

novembre 18, 2011

Da bambina saccente qual ero, quand’ ero piccina pensavo che “da grande” avrei potuto fare un sacco di cose. Sapevo fare le trecce, ero velocissima! Me lo aveva insegnato la mamma della mia amichetta del cuore. Neanche a dirlo, già mi vedevo nel mio negozio pieno di pozioni magiche che allungavano i capelli, roba che Barbie Raperonzolo in confronto sarebbe sembrata Britney Spears spennacchiata ai tempi del divorzio…ma quindici anni fa Barbie Raperonzolo non c’ era e io i capelli lunghi potevo sognarli, senza necessariamente ritenermi vittima di chissà quale  spot psichedelico, accalappia bambini!

Però c’ era la Barilla! Ecco, io ora sfido qualsiasi bambino degli anni ’80 a non aver desiderato di portarsi a casa un gattino come quello,  senza necessariamente essere sfrattato poco dopo, con fagotto e valigie sulla porta! E’ evidente che sin dalla più tenera età cominciava a maturare in me, l’ idea di fare la gattara! Insomma, Barilla quella si, che mi aveva conquistata! Volevo a tutti i costi comprare, trovare, inciampare in un gatto:

Inciampa un gatto anche tu, sarai un bambino felice!

Non molto dopo mi cimentavo ad impastare i pupazzetti che trovavo nelle patatine con quello che trovavo in frigo. L’ ingenua speranza era quella di tirarne fuori delle appetitose “polpette con sorpresa”! Il risultato era una pastura per pesca con barchino. Avrei dovuto capire subito la mia passione per la cucina! Così qualche anno dopo ho cominciato a capire come si usavano i fornelli e allora non mi sono fatta pregare. Anzi si: una volta ho scambiato del burro per caciocavallo, dopo averne tagliato un tocco e averlo sciolto in una antiaderente,  effettivamente mi hanno pregato di smettere. Oggi non sono cambiata molto, non nel senso che cucino cibo per pesci! E’ che adoro Mondo Gatto e amo le cose buone, le tradizioni e i sentori della cucina. Quindi si, il titolo del blog non è casuale,  né ovvio: non sarà un blog di cucina, né di gatti!  Il titolo parte da un profumo e da un’ impressione. Il profumo, l’ avrete capito, è quello dei limoni e le impressioni sono quelle che tanto amo ritrovare in questi versi:

foto di Salinaversosud

“Sei figlia del mare e cugina dell’ origano/ nuotatrice, il tuo corpo è d’ acqua pura/cuciniera, il tuo sangue è terra viva/e fiorite le tue abitudini terrestri./ Vanno all’ acqua i tuoi occhi e sollevan onde/ alla terra le tue mani e saltano i semi,/ in acqua e in terra hai proprietà profonde/ che s’ uniscono in te come le leggi della creta./ Naiade, il tuo corpo taglia il turchese,/ poi risorto fiorisce nella cucina/ in tal modo che assumi quanto esiste/ e alfine dormi circondata dalle mie braccia che allontanano/ dall’ ombra cupa, perché tu riposi./ Legumi, alghe, erbe: la schiuma dei tuoi sogni”. (Pablo Neruda)




Primo giorno di scuola

novembre 16, 2011

Il 13 Feb 2009, il mio blog cominciava proprio in questo modo. Oggi continua e stavolta sarà la mia finestra spalancata al mondo. Proprio come ho fatto adesso, mi capiterà di riportare qui post finora privati e gelosamente custoditi. Questo perché alcuni, in particolare, hanno sottolineato, accompagnato passaggi di crescita e li voglio con me, a portata di mano.  Mi è stato detto che la fine di qualcosa, porta sempre in seno l’ inizio di qualcos’ altro. Bene, io sono Salina, anche detta Marianna. No, no: non come la nonna,  non come una zia, o una comare, né come la Marianna di Francia o quella di Rino Gaetano, no! Marianna, come la figlia di Gianni Morandi e il mio blog continua così.