Ci bastavamo

Con questo tempo, nel pomeriggio ci vorrebbe proprio una bella merenda in casa. Ricordo i temporali d’ estate al paese di mamma. Un minuscolo paesino in Abruzzo, vicino Tagliacozzo. Una volta ci siamo contati. I residenti in pianta stabile erano più o meno cento. (Cento.)  Noi ragazzini uscivamo anche con la pioggia, ci riunivamo al bar. Qualcosa da fare si trovava. Ci conoscevamo tutti, tutti i ragazzi del paese formavano un’ unica grande comitiva. Era bellissimo. Da qualche anno a questa parte ho un po’ di nostalgia. In questi casi ad esempio, la grande cucina era un fermento, il camino altezza uomo scoppiettava e io e mia sorella o eravamo in giro con gli amichetti, per poi tornare a casa giusto in tempo per mangiare, oppure eravamo giù in cantina. Quelle vecchie cantine di tufo, che del tufo avevano il caratteristico odore. Fredde:  fredde anche in piena estate!  Le nostre erano due cantine comunicanti, unite da una piccola porta ad arco. A noi bambine sembrava un passaggio segreto. Impossibile non rimanerne affascinate. Stavamo lì sotto a piantare chiodi a togliere quelli già inutilmente conficcati su un vecchio tavolaccio. Giravamo tra le salsicce appese,  le conserve, le marmellate fatte in casa.  Quello che più mi manca è che  lì tutto assumeva la giusta importanza. I problemi venivano ridimensionati per quello che erano, stare in tavola era un piacere, preparare il pranzo per noi e chiunque si fosse presentato a casa, era una gioia. Ci bastavamo. Ognuno aveva i suoi compiti. Noi piccoli ad esempio, dovevamo andare a prendere l’ acqua alla fonte. Sotto casa c’ erano delle belle discese ripide che vi conducevano. Inutile dire quanto quell’ acqua fosse buona e fresca! Scesi giù, prima di risalire (che era fatica!), facevamo sempre una bella bevuta. “Ma hai sentito quanto è buona oggi?” “Si si mi sembra proprio più buona! Anzi, speciale!” Tre nanerottoli di circa dieci anni, a discutere sulle qualità dell’ acqua. Che buffi! Oggi il nanerottolo numero tre (nostro cugino), da poche settimane, ha un figlio e una famiglia felice. Mi fa strano, perché qui tra poco smette di piovere e in questi casi al paese, andavamo in esplorazione con papà, muniti di bastoni, a cercare lumache. A vederci passare, un omone alto alto con dietro una fila di paperelle (noi):  tre piccoletti tronfi e saltellanti, orgogliosi nel loro ruolo di assistenti. Oggi una è chirurgo, uno è papà, un’ altra nasce per la seconda volta.

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8 Responses to Ci bastavamo

  1. Ale ha detto:

    Che bello! Queste emozioni estive che descrivi le capisco perfettamente, le ho vissute anche io visto che ho, avevo (il terremoto l’ha poratta via…) una casa in abruzzo non molto lontano da te, nella Valle dell’ Aterno quindi tra il massiccio del Gran Sasso e la catena del Velino-Sirente.

  2. salinaversosud ha detto:

    Mi si è stretto il cuore…teniamoceli cari questi ricordi.

  3. ketty ha detto:

  4. 125ml ha detto:

    in un certo qual modo, tutto ciò che è legato all’infanzia mi ridà indietro, pensandoci oggi, sensazioni molto simili a quelle che traspaiono dal tuo post.
    Una magia che ci portiamo dentro.

  5. pani ha detto:

    a caccia di lumache! Ci andavo anch’io con mio nonno.

    Quella che è rinata per la seconda volta secondo me avrà vita lunga e serena.

  6. icittadiniprimaditutto ha detto:

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  7. salinaversosud ha detto:

    L’ha ribloggato su profumodilimonie ha commentato:

    Ci sono tornata, dopo dodici anni e abbiamo sistemato il casaletto per tornarci ancora. Tutte le volte che vogliamo. Ed è un bene. Quasi terapeutico. Ritrovare le persone con cui hai trascorso tutte le tue estati fino ai 18 anni, significa riprenderti pezzetti di te, che il tempo, la città, la gente che hai incontrato nella tua vita ti hanno preso, senza restituire. Ci appiccicano aggettivi, danno intricate spiegazioni ai nostri comportamenti, ci ricamano sopra, ci affibiano caratteristiche e ci diagnosticano problematiche…senza avere la minima idea di chi siamo. Tu sei quella persona che parla fitto per due ore con la tua amica, per recuperare gli anni persi. Sei quella che riabbraccia la prima amica veramente tua, quella delle lettere di carta e del gruppo che ti piaceva tanto, quella dei pomeriggi sempre insieme… e non riesce a trattenere le lacrime. Sei quella che ride a crepapelle per un messaggio audio e che al bar con della Peroni sul tavolo e degli amici intorno, pensa che non c’è nessun altro posto in cui vorrebbe essere. Sei quella che ascolta la pizzica in piazza e batte le mani e s’incanta a guardare e respira forte, ché è troppo bello e non c’eri abituata più. Sei quella che una sera, con della musica buona e buona compagnia, trasforma un bar in una discoteca e ride come faceva da bambina. E che ne sa, che ne vuol sapere adesso, chi così non t’ha vista mai?

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