Religio et superstitio* (cit.)

marzo 31, 2013

dal web

Mi è apparsa questa foto sulla TimeLine di Facebook e pensavo: ci risiamo, la cultura dei sensi di colpa. Mi auguro che chi creda in un Dio, lo faccia per motivi diversi dal sacrificio, dalla morte e dalla riconoscenza. Mi auguro sempre che qualsiasi forza muova le masse, sia scevra da condizionamenti; che sia spinta anzi, solo da una scelta quanto più Libera possibile.

Mi auguro che qualunque credo, scelta, strada abbracciamo nella vita, non siano frutto di un implicito meccanismo do ut des. E’ così assurdo parlare di meritocrazia anche qui? E’ così assurdo pensare che molte iconografie siano state esasperate, per suggestionare e rabbonire i popoli? E’ così assurdo, al giorno d’oggi, rileggere criticamente e scientemente i precetti religiosi, tramandati per secoli di bocca in bocca? Soprattutto:  l’amore, non dovrebbe renderci felici, orgogliosi e soddisfatti? L’amore non dovrebbe liberarci?

Io credo che se professare una religione fa male, ci mortifica, ci angoscia, ci spinge all’odio; credo che se  accade tutto questo, si stia davvero rasentando la superstizione.

Ora, mi scuso se ho urtato la sensibilità di qualcuno. Ovviamente,  non era mia intenzione. Quello che mi preme, però, è dire quello che penso. E accogliere anche quello  che gli altri pensano. Le censure, invece, le lascio ai più.

*Che il titolo sia di spunto, a chi interessato, per una ricerca seria sull’argomento.

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Mi hanno strappato via le parole dallo stomaco

marzo 30, 2013

Vi è mai capitato? Le parole e i pensieri che abbiamo nello stomaco, nelle viscere, sono quelli più remoti, istintivi. Le persone viscerali sono quelle che reagiscono in maniera immediata, spontanea, non filtrata dal pensiero razionale.  Forse sono quelle più autentiche. E’ per questo che nel nostro stomaco, nel torace e non le cuore, ci sono le cose che facciamo fatica a tirare fuori. Ci sono i nostri istinti primordiali,  le necessità del tutto nostre, peculiari, ci sono i nostri bisogni primitivi. Primi. Primari.  Le parole strappate dallo stomaco, sono quelle che rispondono alla domanda: se il mondo dovesse finire domani, cosa potrei permettermi di dire o fare oggi? “Permettermi” non a caso: tirare fuori  il contenuto dalle nostre viscere è un lusso. Un atto di coraggio, di libertà, di egoismo e di incoscienza. Significa non aver paura delle conseguenze. E che mi importa delle conseguenze, se il giorno dopo si azzera tutto?

Ecco, tra le donne  della mia vita, c’ è P.

P. ieri ha visto una mia foto. Questa:

Ponza. Foto di Salinaversosud

E’ tagliata a metà. L’ ho commentata in questi termini:

Mi mancano i capelli lunghi, le mie trecce e i chili in meno. Voglio tornare così, con il sorriso di oggi.

Lei, la mia amica P.,  con tutta la spontaneità e la semplicità di cui solo una donna della sua cultura sa essere, mi fa una domanda che né io, né altri abbiamo mai avuto l’ardire di rivolgermi.  Leggerla è stata un pugno nello stomaco. Rispondere è stata un’esperienza. Una ricerca, un viaggio tra le mie viscere.  Ho sempre avuto l’impressione che non avrei mai scritto davvero bene, perché non riuscivo a tirare fuori le cose reali. Invece lei, ieri mi ha letteralmente strappato via i pensieri dallo stomaco. E’ stato come trovare i pezzi di un puzzle. Ora sono lì, finalmente coscienti e si continua a costruire. Con consapevolezza. Diventare grandi.

P: “I capelli se vuoi ricrescono (ma stai benissimo così!!!) e le trecce puoi tornare a farle. I chili con fatica  si perdono… (ma sei bellissima così, e so che sai che sono sincera)…L’altra metà della foto. Il pezzo tagliato. Quello che rappresentava, quello che hai perduto per la strada… Quello ti manca?”

M:” Il pezzo tagliato, taglia. E’ un pezzo di vetro, non la metà di una foto. E ho un’estrema paura ad ammetterlo. Ho paura perché non tornerà indietro, perché si sposa, e perché lui è innamorato. Adesso. Ho paura perfino di guarire, di stare meglio e capire che se mi fossi comportata diversamente, se non fossi stata male, staremmo ancora insieme. Mi mancano alcune cose, che non so se avrò la fortuna di ritrovare. Mi guardo attorno e non riesco ad interessarmi a niente. Quello mi manca, si. Perché non cresce.

P: “[…] Ma le strade che ti sono aperte davanti quando hai lasciato la sua. Quelle non le conosci. Infinite possibilità. Non giudicarti e non giudicarle. Lascia la croce. Altrimenti condanni quelle strade prima di camminarci. È tua la croce. Solo tua. Puoi decidere di portarla o lasciarla indietro. Con le altre cose.

M:” E’ difficile lasciare la croce, tu lo sai. All’inizio non ti rendi neanche conto di portarne una. E’ molto più facile smontare pezzo per pezzo tutto quello che mi si para davanti. Denigrarlo. Sputarci su. E la solitudine diventa una calda coperta. Ché non si debba mai scoprire, che stavamo meglio prima. Ché altro di tanto bello non c’è. Proverò un passetto la volta. Anche se non so ancora come si fa.”

Più dei tramonti, più del volo di un uccello, la cosa meravigliosa in assoluto è una donna in rinascita.

Quando si rimette in piedi dopo la catastrofe, dopo la caduta.
Che uno dice: è finita.
No, non è mai finita per una donna.
Una donna si rialza sempre, anche quando non ci crede, anche se non vuole.

[…]

E’ da quel grande fegato che ti ci vuole per guardarti così, scomposta in mille coriandoli, che ricomincerai.
Perché una donna ricomincia comunque, ha dentro un istinto che la trascinerà sempre avanti.
Ti servirà una strategia, dovrai inventarti una nuova forma per la tua nuova te.
Perché ti è toccato di conoscerti di nuovo, di presentarti a te stessa.
Non puoi più essere quella di prima. Prima della ruspa.

Non ti entusiasma? Ti avvincerà lentamente.
Innamorarsi di nuovo di se stessi, o farlo per la prima volta, è come un diesel.
Parte piano, bisogna insistere.
Ma quando va, va in corsa.
E’ un’avventura, ricostruire se stesse.
La più grande…

(Jack Folla)

Siate consapevoli. Sempre. E’ l’unico modo per capire chi siete e cosa volete.

E’ l’unico modo per essere davvero felici. E allora avanti, avanti come treni!


Dimmi come mangi e ti dirò chi sei

marzo 28, 2013
Foto scattata nell'ultimo weekend trascorso a Napoli. Location: Chiostro grande della Certosa di San Martino, Vomero. Presto posterò tutte le foto, con i consigli e i commenti su questa splendida città.

Foto scattata nell’ultimo weekend trascorso a Napoli. Location: Chiostro grande della Certosa di San Martino, Vomero. Presto posterò tutte le foto, con i consigli e i commenti su questa splendida città.

Ho mangiato un’ arancia,
Più grande della mano bambina,
ch’ accolto l’ incanto
di quelle rotondità.

Ho sentito gli spicchi di luna
Sciogliersi sotto il palato
E sono accorse le papille
Ad accoglierne il sapore.

Ho sentito il succo esplodere
da quelle piccole cellule
miscuglio sapiente,
di liquidi primitivi.

L’ ho avvicinato
alla bocca curiosa,
Profumava di rose,
stese su muri di calce bianca
e affacciate al mare.

M.


Parole infilate una a una come perle. Poeticherie.

marzo 25, 2013

Voi immaginavate che questa canzone avesse un testo tanto bello?! Tornata ieri dal week end. Ecco una piccola perla. Presto le foto e i miei racconti di viaggio.

Quando tua madre ti ha fatto
Vuoi sapere come fece
Per impastare queste carni belle,
Tutto quello che ci mise?

Cento rose incappucciate (ancora chiuse)
mischiate nel mortaio.
Latte, rose, rose e latte,
ti fece al momento!

Concetta, non c’è bisogno di una zingara
per indovinare
Come ti ha fatto tua madre,
lo so meglio di te!…

E per fare questa bella bocca,
Non servì la stessa dose,
Vuoi sapere cosa non ci mise?

Adesso ti dico tutto:

Un cesto pieno, pieno,
Tutto di fragole di giardino…
Mele, zucchero e cannella:
Ti impastò questa bella bocca…

E per fare queste trecce d’oro
Tua madre s’impoverì.
Bella mia, (l’oro sei) tu! Altro che moneta

Una miniera tutta intera,
tutta fatta a filigrana,
non ci volle per queste trecce,
che, a baciare non c’è prezzo!

(Trad. “Comme facette mammeta”, Capaldo-Gambardella)


Fortunata me(nte)

marzo 21, 2013

La poesia più bella che possiate comporre

è la vostra vita.

Il carnevale con gli amici e aver solo voglia di festeggiare con loro.

Dublino. Prova vestito, una sposa si guarda allo specchio, nel retrobottega di un negozio di bambole. E pensi ad Ibsen. E un po’ sospiri.

Dublino. Affascinata dai colori dei portoni.

Dublino. Rimanere indietro, per prendersi i propri momenti. E fermarsi. Meravigliarsi. Fotografare.

Dublino. Pranzare in un pub e alzare gli occhi al cielo.

Ponza. Accorgerti del bene che nutri verso qualcuno, dal modo in cui lo fotografi.

Ponza. Mangiare insieme, su una splendida terrazza e voler contribuire ognuno con quel che sa.

Ponza. Il piccolo negozio di alimentari, in cui trovi un po’ di tutto.

Bologna. I tetti della città. Le sedie in ferro battuto.

Bologna. La mortadella e la carta pane.

Vienna. Il sole al mattino, filtrato dalla finestra.

Vienna. “Esprimi un desiderio”. “L’ho già fatto”. E tornare. Da lui. La follia.

Vienna. Il gelato alla crema e il tiepido ripieno dell’ ApfelStrudel.

Vienna. Cercare il Natale, e accorgersi che comincia prima. Se ce l’hai nel cuore.

Roma. Quelle persone, che pensi di essere fortunato ad averle incontrate “da grande”, perché hai la maturità per non lasciarle andare.

Roma. E poi ridere. Fino alle lacrime.

Roma. Preparare sorprese. Con tutto l’amore di cui sei capace.

Comprare una gabbietta…

…da guardare soddisfatta, quando imparerai a volare.

Una foto del tuo papà. Tua sorella che guarda avanti, mentre tu hai paura.

Imparare a ridere….

…DAVVERO!

Comprare una lanterna bianca per la tua camera. Perché la luce fioca della candela, s’è fatta necessaria.

Una tazza di buon cioccolato per festeggiare la donna che ami più al mondo.

Un biglietto che hai comprato tempo fa, per regalarlo a lui e che ora tieni per te, sapendo che ne farai un uso migliore.

Ballare sul prato a piedi scalzi e ridere. Ridere tanto. (Pietro Stampeggioni Ph.)

Essere presi in ostaggio…e non dispiacersene.

Il profumo dei biscotti e il forno, quando la sua è l’unica luce rimasta accesa.

Sentirsi leggeri. Svegliarsi felici. E risalire, con una forza nuova.


Il giorno del tuo funerale

marzo 20, 2013

Oggi la giornata è stata così bella!

Non ho fatto niente di diverso dalle altre volte.

Mi sono solo resa conto che non ti voglio più.

Ho visto come sarebbe stata la mia vita accanto a te,

dopo qualche mese di convivenza con persone come te.

Non è che mi avresti fatto male, forse te ne avrei fatto più io,

perché dopo un po’ mi avresti esasperata,

annoiata. Svilita. Spenta.

Tutto quello che prima mi affascinava,

oggi mi irrita.

Io odio le persone spocchiose e snob.

Mi urtano. Hanno il loro circoletto di amici ricchi,

vanno dal panettiere di famiglia,

dall’ alimentari micragnoso e carissimo (fessi!),

da cui si servono da generazioni e mangiano fegato d’oca,

fregandosene che quelle povere oche,

vengano letteralmente ingozzate di mais, fino a scoppiare.

Leggete i giornali, solo per stare al passo con il circoletto di cui sopra.

Protestate, per scendere tra “la gente comune”

e poi andate a fare la spesa col Burberry

e quel maglione, che se non è cachemire allora è niente.

Siete noiosi.

Vivete in quartieri noiosi, non sapete neanche il nome di chi vive nel vostro palazzo.

Fate a gara a chi non saluta, o si guarda peggio.

Sbattete le porte, siete sempre nervosi, scortesi con chi collabora con voi, come se i vostri problemi fossero gli unici e i più importanti al mondo.

Siete completamente assorbiti dalla vostra carriera e siete così concentrati su voi stessi, che anche il sesso è solo una conseguenza del vostro egocentrismo. Che palle!

Quando sono letteralmente immersa in questa cappa, non vedo l’ora di tornare a casa nella mia piccola via, con persone che sorridono e i negozianti senza timore reverenziale. Soffoco! Davvero, ringrazio la mia famiglia per avermi cresciuta con la gioia delle piccole cose.

Io non ti voglio. Proprio per niente. E tu c’hai visto più lungo di me.

Che me ne faccio di tutto questo?

Che c’entra con me? Non mi piace.

A oggi, per la prima volta, sento di aver spezzato una catena,

(e mi sento così leggera!)

La mia testa sembra quella di un’altra persona

(e mi sento libera!)

Libera.

Libera.

Libera!

Ciao bello, divertiti eh!

dal web


“Che la faccia osare di sognarsi, come non è mai riuscita ad immaginarsi”

marzo 18, 2013

Pagine di diario. Pensieri a squarciagola di una ragazzina che si negava anche di  pensarsi, anche solo di immaginarsi.

Foto di Salinaversosud

Quando sono tra la gente mi sento in pericolo.

Ogni volta una fatica.

Lo sforzo mi strema, mi sfianca. Ogni volta un po’ più debole.

E io lo so, che la colpa è mia, che non dovrei adeguarmi agli altri.

Do loro quello che vogliono. Faccio per loro quello che si aspettano da me.

Sono diventata così brava!

Va bene se ti bacio così? Vuoi che facciamo l’amore? Che ti salga sopra?…”

…continua qui sulle pagine di un rampante legale biondo, innamorato del cibo e del mondo! Fossi uomo, le farei la corte.