Una ricetta, quasi poesia

Affacciatevi dalla porta finestra della vostra cucina.

Lo vedete quell’albero di limoni, immerso nel prato verde?

Andategli incontro, aggrappatevi a uno dei suoi rami attorcigliati

e cogliete un paio di limoni.

Preparate una frolla con quella meravigliosa scorza.

Adagiatevi sopra della carta forno, poi dei pesetti in ceramica,

o più romanticamente,

bucherellatela con una forchetta e munitevi di fagioli.

Mettete in forno ben caldo, questo cestino appena uscito dal frigo.

I contrasti possono fare magie.

Latte in un pentolino. Latte e scorza del limone che vi è rimasto.

Solo lo zeste. La parte gialla.

Lasciatelo bollire e poi lasciate riposare con la scorza in infusione.

Una volta intiepidito, dovrete riconoscere il profumo del limone nel latte.

Se no non vale.

Poi le uova. La crema è fatta di uova.

Meglio: tuorli. Il rosso.

Ho  visto madri di famiglia, celeberrime chiocce cuciniere,

mogli di mariti orgogliosi,  preparare la crema con un tuorlo.

Io ne metto nove, per un litro di latte.

Poi lo zucchero e un poco di farina.

Uova, zucchero, farina, latte, aroma naturale.

La ricetta perfetta.

Adoro la crema. Adoro la mia crema.

Ho imparato davvero a farla

in un corso di pasticceria di base con lo chef  Nadia Taglialatela.

Non smetterò mai di ringraziarla

e di cercare il tempo (e il posto) per altre lezioni.

Quelle ore ad imparare

sono il modo più autentico in cui mi prendo cura di me.

Questo è il dolce dei colori.

Quindi un altro colore. Il cioccolato.

Color cioccolato. Vi serve del buon cioccolato fondente.

Preparate la glassa. E’ una questione di temperature e di attenzione.

L’amore è attenzione.

Avrete aperto il forno e mentre il profumo di quella frolla

ormai a temperatura ambiente, accompagna le zaffate di cioccolato,

dovrete colare in  quel cestino un po’ di quella meravigliosa glassa.

Lasciate freddare.

Ci metterà un attimo, ma è importante.

E’ una questione di pazienza. E di attenzione.

Ora la vostra crema. Corposa. Luminosa. Profumata. Liscia.

La pelle di una donna. (Se non fosse che non è gialla. A volte.)

Prendete le fragole, non compratele oggi. Non sono ancora buone.

Prendete le fragole che cresceranno dal vostro vasetto tra qualche tempo.

Quello che avete comprato al mercato

e su cui non avreste scommesso un soldo.

Oppure quelle che avete comprato,

durante un rigenerante week end sul lago.

Nemi in primavera inoltrata è fantastica.

E’ una poesia camminare in quelle viette,

tra norcinerie, piccoli alimentari e fruttivendoli

che espongono banchi di splendide fragoline.

Profumano? Usatele. Lavatele. Siate delicati.

Il picciolo non tagliatelo. Strappatelo.

E tagliate la polpa con lama liscia. Non stracciatela.

Piccoli pezzi. Una piccola dadolata carica di rosso.

E’ la ricetta dei colori.

Disponetele sopra la crema.

Lasciate che riposino insieme, che s’accostino

e si scambino il sapore.

Foto di Salinaversosud

Foto di Salinaversosud

Foto di Salinaversosud

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2 risposte a Una ricetta, quasi poesia

  1. massimobotturi ha detto:

    quando le terrine si sposano bene con le “terzine”

    🙂

  2. salinaversosud ha detto:

    Eheheh niente da fare. Sei sempre geniale. Anche in un commento!

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