Così, ho cominciato

La dottoressa una volta mi ha detto: creati una tua personale immagine di felicità.
Qualcosa che vorresti fortemente e vivi come se l’avessi già realizzata.
Impegnati come se l’obiettivo fosse vicino.
Ricorda quell’istantanea di felicità,
ogni volta che stai per mollare.

“Mi ha detto di immaginarmi in una casa mia.

Anche se in affitto.

Immaginati nella tua casa.

E io l’ ho fatto.

Potrò svegliarmi al mattino e decidere se fare colazione in casa, o fuori.

Senza sentire addosso la colpa di sprecare dei soldi. Di godermi la vita.

Potrò invitare i miei amici a cena, o per un aperitivo.

Andrò a lavoro, tornerò e potrò farmi un bel bagno caldo ai sali, che a me la doccia non è mai piaciuta.

Potrò restare immersa in un libro, con delle candele, per tutto il tempo che voglio, ché prendersi cura di sé non è una brutta cosa.

Potrò cucinare, senza l’ angoscia di non sporcare.

Non sprecare.

Non fare troppo.

Non fare cose strane.

Nuove.

Solo io e la mia curiosità.

Potrò farmi una piccola biblioteca tutta mia, che se voglio tenerci dei libri erotici, non significa che sia una poco di buono.

Potrò creare un angolino intimo in cui scrivo, senza la paura di essere vista, senza la violenza di chi ti piomba in camera senza riguardo.

Come se il tuo spazio fosse anche il loro.

Come sei quello che c’è dentro, tu compresa, fosse roba loro.

No.

Io sono roba mia.

Potrò camminare scalza e chissenefrega del freddo, del letto sfatto e dei calzini sporchi!

Avrò la mia dimensione, potrò disegnare, senza pensare che sia una cosa inutile.

Potrò suonare, senza preoccuparmi di disturbare.

Potrò stare in terrazzo a scrivere.

Prendere il Sole.

Imparare.

Potrò tornare a casa la sera, soddisfatta di come ho lavorato.

Senza nessuno che ti faccia pesare, il fatto che per forza che non sei stanca, sei giovane.

Come se essere giovani fosse una colpa!

Quando questo accadrà, farò una cosa fatta mai: un piccolo tatuaggio.

Un uccellino che fugge dalla sua gabbietta.”

E mi sento così bella, quando ascolto questa canzone…

Traduzione:

Non c’è ragione di essere spaventati, né tristi.
Puoi immaginare un altro posto?
E non ti fa sentire bene?
Che trascorrano giorni belli,
per sempre.
Io adesso voglio solo essere felice
e la musica è così dentro di me,
dai non vuoi provarci?

Possiamo farcela.
Io ho cominciato così.

Testo originale:

No reason to be ashamed
No reason to be sad
Can you feel the other place
Don’t you feel so fine?
Forever have a good time
I just want to be happy now
The music is deep inside
So baby can you try?

We can find,
So, I begin…

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5 Responses to Così, ho cominciato

  1. fracatz ha detto:

    tutte cose normali, giuste ambizioni per un essere della tua età, basta guardarsi intorno e si vede in quanti lo hanno fatto
    Per noi salariati poi è solo questione di scelte, si rinuncia a cose che si ritengono meno importanti e si punta tutto sull’obiettivo primario per la nostra felicità o perlomeno per quella che in quel momento appariva come la nostra felicità ed è anche un motivo per tirare avanti

  2. salinaversosud ha detto:

    Ad esempio a cosa rinunciate voi salariati, Fra?
    Fammi capire meglio, se posso.

  3. fracatz ha detto:

    il salariato è obbligato a fare delle scelte, visto che con il suo salario fisso non può avere tutto.
    Allora tra un’auto fiammante ed un mutuo casa deve fare la sua scelta, oggi poi il consumismo è ultra spinto ed allora le scelte sono immense e dolorose, l’ultimo cellulare, i viaggi, la moda, il ristorante, il concerto, il fumo, le droghe etc. etc. ad libitum in base ai propri gusti.
    Questo qualora il salariato opta per una vita da single od al limite con un altro salariato, visto che oggi non è più concepibile lo status di casalinga/o.
    Pensa lo stress che si sobbarcano i ragazzi padri o le ragazze madri che oggi ben si sa è dura la convivenza e si fa presto a troncare il tutto.
    Da non confondersi con i ragazzi padri o le ragazze madri di vecchio stampo che si privavano di tutto per farsi carico di quello che masochisticamente vedevano invece come la loro felicità

  4. salinaversosud ha detto:

    E pensare, che se non avessimo desideri, non dovremmo (tutti) fare queste scelte.
    Se scegli, vuol dire che desideri e che sei vivo
    (e non schifosamente ricco).
    Il problema nasce quando ti accorgi che essere schifosamente ricco, non significa non avere desideri. E che li realizzi, con i soldi.

    Pensavo che probabilmente da quello che scrivo do l’idea di essere una persona che non deve scegliere. In realtà, mi innamoro di quello che ho e finisco per esser felice delle mie scelte.

    Poi c’è chi proprio non può innamorarsi di niente, ché ogni desidero è dolora. Allora lì i sogni son desideri, ma i desideri se non puoi sognare diventano trade-off, incubi.
    E io mi faccio piccola, perché sono fortunata.
    E anche i salariati dovrebbero farsi piccoli, davanti un bambino che non può mangiare, perché sono fortunati.

    E con questo non voglio dire che Berlusconi quando descriveva la crisi in funzione dei sold out nei ristoranti, aveva ragione. Fra’, tu sai quanto quell’uomo sia davvero poco pornodidattico. Dico che crisi, deriva da una parola vecchia, vecchia, che significa “SCELTA” e che i bambinichenonpossonomangiare, non hanno idea di cosa sia la crisi, perché non hanno scelta.

    Con questo grazie, amo ogni parola di quello che dici. E pure in modo critico, che è il modo più onesto di amare.

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