Figlia del mare, cugina dell’origano

Per la serie “tanto lo sai, che gli esami non finiscono mai” (no, grazie eh Fra’ …’cci tua!), ieri ho fatto un’ecografia d’urgenza alla gamba sinistra. Si era gonfiata oltremisura e senza motivo. Il prof di mia sorella era più preoccupato di noi, quindi mi sono preoccupata anche io a vederlo (e a ben vedere, era pure un bel vedere). Comunque:

Mi tocca le cosce:
“Ma ti sei depilata?”
“Si!”
“Quando?”
“Oggi!” (una mia amica suggerisce: “potevi anche dirgli: GIURO!”
“No, Marianna. Volevo sapere se ti eri depilata prima che la gamba si gonfiasse”.

E andiamo con le figure di merda!
Comunque, dopo essermi calata le braghe davanti a tutto il piano del Policlinico, hanno constatato che non era legato al cancro. Niente metastasi, quindi! Solo un piccolo trombo. Lì nel posto più inutile della terra: il polpaccio.
Devo dire che nelle mie piccole sfighe (che io chiamo “elementi difficoltà”), ho sempre tanto culo.
Troppo, forse.

A parte questo, dopo esser rimasta a Roma, oggi sono tornata nella mia bella cittadina di mare.
E la giornata è troppo splendida per non parlarvi di un buon piatto di pasta col pesce!

Precisamente due ricette, con due paste d’eccezione:
La signora Faella, con i suoi trafilati a bronzo.
E gli scialatielli!

Entrambe comprate a Napoli,  l’ultima volta che sono andata.
I miei souvenir consistono pressappoco in derrate di CIBO.

Da Barcellona ho riportato gli habanero, e del formaggio di capra tipico (oltre che il ferro per fare la crema catalana, ma a questo dedicherò uno spazio a parte!) Da Stoccolma tra le altre cose, una pregiata bottiglia di…cereali misti per farci il pane(Marianna, sei grande)!

Ma torniamo a Napoli! La mia bella Napoli, quanto la amo!

Dicevo, ho riportato due paste.
La Faella: trovata in un piccolo negozietto del centro storico, proprio ai piedi della funivia che porta su al Vomero.
Abbiamo attraversato uno splendido e profumato mercato del pesce e abbiamo visto questa minuscola bottega con un signore anziano. Sono rimasta semplicemente incantata dal fatto che la pasta fosse imbustata nella cartapane.

A casa l’abbiamo preparata con pomodori datterini e pesce:

Paccheri Faella trafilati a bronzo, con sughetto di datterini e frutti di mare.

Gli scialatielli invece li ho voluti assolutamente comprare, dopo averli provati in un ristorantino lungomare, sotto Castel dell’Ovo. Il ristorantino è “Anema e cozze”. Un nome davvero azzeccato! Allora, ci portano queste porzioni abbondantissime e super condite di scialatielli con sughetto di pomodorini pachino, calamaretti, vongole, cozze, moscardini. Insieme al primo c’ hanno portato un cestino con del pane bruscato e io ho recepito subito: bruschetta con i frutti di mare, e non se ne parli più!
Molto buoni, anche se forse un po’ troppo saporiti.
Gli scialatielli sono qualcosa di simile ai pici toscani e ai cellitti di Artena (se noterete altri riferimenti, informatemi!)
Li ho voluti prendere da Limonè, a piazza San Gaetano. E’ un negozio in centro, che vende prodotti di produzione propria. Si chiama Limonè perché la maggior parte dei prodotti hanno come materia prima il limone. A parte le buonissime creme di limone, fragola, liquirizia, melone (che però non mi sembravano poi così…”tipiche”) c’era una vastissima scelta di vasellame, (melanzane, carciofi sott’olio,..), i mitici scialatielli nella versione “basic” o aromatizzati al limone (io ho preso i secondi) e olio sempre di loro produzione (ho voluto prendere un po’ del loro olio al limone).

Così eccoli nella mia cucina:

Scialatielli, IGP

La foto è un po’ sfuocata, ma giusto per farvi vedere il formato! Allora, poi non dite che in questo blog non si impara niente, eh! Vi ho dato due belle chicche: Faella e scialatielli! Ora fate un po’ voi!
E vi lascio, con la mia poesia preferita. Una di quelle con cui, più di un anno fa (credo!) ho aperto questo blog:

“Sei figlia del mare e cugina dell’ origano

nuotatrice, il tuo corpo è d’ acqua pura

cuciniera, il tuo sangue è terra vive

e fiorite le tue abitudini terrestri.

Vanno all’ acqua i tuoi occhi e sollevan onde

alla terra le tue mani e saltano i semi,

in acqua e in terra hai proprietà profonde

che s’ uniscono in te come le leggi della creta.

Naiade, il tuo corpo taglia il turchese,

poi risorto fiorisce nella cucina

in tal modo che assumi quanto esiste

e alfine dormi circondata dalle mie braccia che allontanano

dall’ ombra cupa, perché tu riposi.

Legumi, alghe, erbe: la schiuma dei tuoi sogni”.

(Pablo Neruda)

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