Come è andata a finire

agosto 14, 2013

Ho ricevuto la sua, nostra, lettera.
Di carta. Come quelle che non si usano più.
A noi piacciono così.
L’ho riconosciuto dalla scrittura sulla busta.
Sottile e in punta di piedi.
L’ho aperta, con le dita,
senza poter aspettare un coltello,
o una forbice.
“Papà, papà! L’uomo della mia vita!
Mi ha scritto!”
Avrei voluto vedere suonare lui,
al campanello di casa.
Pacchetto completo.
Invece che agitare le braccia,
come un naufrago. Come da sempre,
in questi mesi.
Si chiude un cerchio.
Quello che ho sempre aspettato,
è arrivato su una lettera di carta,
e più di così,
a quanto pare,
non posso proprio avere.
Ti ho amato
così tanto.
Mi sarebbe bastato un abbraccio:
“smettila di scrivere stronzate,
e proviamoci, cretina”.
E voi. Meravigliosi voi.
Siete stati ingannati:
il lieto fine, non è così scontato.
Il blog chiude.
Ho bisogno d’aria.
Grazie a tutti.

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All is vanity

agosto 13, 2013

On air: “All is Vanity”, Belladonna.

Foto di Salinaversosud

 

#2

 

 

 


Climax

agosto 8, 2013

Ho bisogno dei miei capelli lunghi,
di fare un viaggio da sola,
di riappropriarmi dei miei spazi e della mia
autonomia,
affettiva anche.
Ho bisogno di coltivarmi,
di svegliarmi la mattina presto
e andare a mare
quando non c’è nessuno.
O cercarlo alla sera,
quando non c’è nessuno.
Ho bisogno di cucinare per i miei amici,
in vacanza,
mentre sulla terrazza di casa
si guarda il mare
e si affrontano discorsi impegnati
o forse no.
Ho bisogno di allontanare
le critiche,
i criticoni,
le persone negative,
quelle che non ti sopportano
perché ti vanno bene le cose.
Ma che ne sanno loro,
di come ci sei arrivata fin qua
e dei demoni che ti porti dentro?
Che ne sanno della
fatica per tenerli a bada?
Beati voi, che non capite un cazzo.
Beati voi, che il vostro problema
è l’amica che vi trascura,
la fidanzata che vi trascura,
il fidanzato che non vi manda sms,
il regalo da fare a Tizio,
e quello da fare a Caio.
Beati voi,
che il vostro problema
sono io,
con la mia solitudine
che non avete idea di quello
che mi fa
con una bellezza che non
m’appartiene più,
e ci campo di questa
triste eredità.
Beati voi, che guardate
a una pagliaccia,
che della propria piacenza,
ne ha fatto il suo macello.
Invidiosi di una sacrificata,
mutilata quand’era appena un fiore,
per un po’ di bene,
un angolo di cielo.
Che ne sapete voi,
di una miracolata
dalla sua stessa speranza,
che ha parlato con la morte,
quando nessuno le aveva detto
che era solo paura.
Che ne sapete voi,
di una povera attricetta,
che quando chiese bene
le risposero con uno schiaffo,
e poi un pugno
e un calcio
dritto, nello stomaco.
Che ne sapete voi, di una
che ora per quello stomaco
ci fa passare cibo,
confondendolo per amore?
Lasciatemi in pace
andate lontano e godete
di questa nuova prospettiva.
Tenetevi le vostre fissazioni
le vostre sceme pretese
e le vostre vigliaccherie,
voi,
che nella vita
non avete dovuto mai neanche
scegliere.
Lasciatemi vivere
la storia di una donna
affascinante,
e di una splendida bugia.

 

Ripeto: non è una poesia, solo prosa messa in riga. Dico sul serio. Come prosa è penosa, come poesia, lo sarebbe stato ancor di più.

Non è niente di biografico, se non per i primi “versi” e qualche riflessione.

Se pensassi che tutto quello che scrivo lo associaste a me, non l’avrei mai pubblicato.

Perché non è la verità, solo amore per le parole.


Di lanterne, conchiglie e sere d’estate

agosto 6, 2013

Li volete vedere gli esterni della casetta di Profumodilimoni? In via di allestimento, per accogliere le amiche di mia mamma e famiglia, quello che vedrete sarà il giardino e qualche particolare. Il tutto con il mio tocco personale. Sono sicura che vi spiegherete un sacco di cose. A voi, vicini di blog!

Abbiamo cominciato a sistemare dal pomeriggio. Questa gabbietta è il regalo di laurea di una delle mie migliori amiche. La gabbietta è aperta e l’uccellino è scappato. Vi ho detto del piccolo tatuaggio che vorrei farne, no?

 

Come vedete, basilico, salvia e rosmarino (nell’altra foto) non possono mancare in un giardino che si rispetti. Riguardo il tatuaggio, ho deciso di aspettare un po’. In fondo, non è ancora il momento.

 

Comincia a scendere la sera! “Love, live, laugh” è il mio souvenir da Stockholm. Lo amo. E’ in legno. La candela, invece è made in IKEA, costa un euro e di questa misura c’è solo al “sapone di marsiglia”. Non ricordo precisamente l’aroma, ma sa di bucato.

 

Il pescetto dipinto a mano, souvenir di Ponza estate 2012

 

Sole dipinto a mano, siciliano, accanto all’ingresso di casa.

 

Lavori in corso e le persiane in legno, che io adoro.

 

Anche lei made in IKEA, 5 Euro e affare fatto. Amo le lanterne.

 

Una maiolica raccolta in spiaggia e levigata dal mare, come ferma-tovaglioli.

 

La lanterna che mi ha regalato la mamma della persona con cui sono stata per tanti anni. Viene dal Marocco e la adoro.

Scorcio di casa sullo sfondo.

 

 

A proposito di limoni…

 

Eh già…

 

“Ti faccio vedere la mia collezione di conchiglie”. Vasetto IKEA pagato, credo, 3 Euro e piantina finta, pagata poco di più.

 

 

 

 

 

 

 

 

 


“Ti amo, con tutto l’intestino che ho”

agosto 4, 2013

Mi sento un po’ come la Binoche in Chocolat. Anche se non ho quei boccoli.
Scrivo spesso eppure m’è tornata (ancora) la voglia di migrare.
Mentre lo digito, già mi sembra una cattiveria verso questa creatura,
che ho finito per amare, indipendentemente dalla sua origine.
Profumodilimoni, per chi ha letto la lettera di qualche post fa, era il Suo profumo.
Lui diceva che sapeva d’arancio (Eau d’Orange Verte, in effetti), ma io ci sentivo il limone.
E poi ero un po’ legata a questa storia dei limoni.
I limoni di Montale, la marmellata di limoni, la sua preferita, il mio profumo (inequivocabilmente, stavolta), di limoni. La buccia ruvida, profumata. Sembra un contenitore per caramelle e invece c’è dentro uno dei succhi più acidi che la natura abbia mai creato. Amo questo frutto. Eppure sento la necessità di fare qualcosa di diverso, di chiudere ogni contatto e di ingannare il pensiero, creando l’illusione ottica di una porta chiusa. Io lo so come ci si sente ad essere felici. L’ho provata la sensazione di muovermi nella casa di un uomo, guardarlo fare altro e pensare di avere tutto. L’ho sentita la felicità, nell’esatto momento in cui arrivava. Non è vero che sono destinata ad accorgermene sempre dopo, a non godermela. Un mio amico mi ha detto che tanto io non sarò mai felice, perché quello che ho non mi basta mai. Non è così. Io sono stata innamorata. Una volta. E non era della persona che ho frequentato per otto anni. Io non ho bisogno di amare a tutti i costi, né sono un’eterna insoddisfatta. Sono una persona che si ascolta. E che Non si accontenta. Non mi fermo, finché non mi sentirò ancora in quel modo, dovessi rimanere sola una vita. So che è da pazzi, ma è come aver sviluppato un senso di protezione verso di Lui e tutto quello che lo imita mi fa ridere. Ho già ricevuto pensieri alle quattro di notte, ho già parlato di viaggi, già mi sono raccontata, già li ho visti quegli atteggiamenti da uomo accorto e sensibile. Dovrà succedere qualcosa di realmente straordinario (ossimoro?) perché non mi senta ridicola. Perché non sembri tutta una bugia. Forse davvero mi sono diventate le ossa e il cuore di vetro. A me non piace la parola cuore, la trovo da bambini. I sentimenti stanno nell’intestino. Si, insieme alla merda e vicino alla bile. Nelle viscere. La passione è Viscerale, non Cuorale. La passione è coraggio. Avere passione per qualcosa, significa avere il coraggio di imboccare quella strada, indipendentemente da quello che ti succederà lungo il percorso, perché l’obiettivo è più importante. La passione è coraggio e l’amore senza coraggio non è amore. E se passione e amore hanno la stessa matrice, non può venire uno dal culo e uno dal cuore. Il cuore spezzato a zig-zag è un infarto. Non c’è niente di poetico. L’intestino, “m’hai fatto un fegato così”, i litri di bile, “verde dalla rabbia”…quella si, che è la sede dei nostri sentimenti. (Ma come siamo arrivati qui?) Ah, si. Immaginate?! “Ti amo con tutto l’intestino”. Poco elegante. E’ questo il nostro problema. Diamo più importanza all’eleganza. A quello che ormai ci hanno insegnato, che a quello che NOI vogliamo per NOI stessi. E siamo infelici. E certo. Siamo solo una proiezione delle aspettative altrui. Quando poi andiamo da Altrui e gli diciamo: “visto che sono stato bravo?”, rimaniamo fregati, perché Altrui giustamente risponde: “E chi t’aveva chiesto niente?”. Da lì, l’antico detto cambogiano: “pijatela ‘n der culo” (se ho scritto bene, mi perdonino i cambogiani). La morale è. Muovetevi. Cercate. Collegate il pensiero ai Vostri desideri, alle Vostre necessità e solo a queste l’azione. Fatelo come esercizio. Ogni volta che avete fatto qualcosa, che vi lascia delle sensazioni spiacevoli e un po’ di amaro in bocca, chiedetevi perché. Fermatevi. Dopo un po’ di tempo, queste domande vi verranno mentre state facendo la cosa sbagliata e dopo un po’ ancora sarete in grado di anticiparla. Da questo piccolo esercizio, nascerà se sarete costanti, una routine. E poi vi verrà naturale, entrando a far parte del vostro spontaneo modo di pensare. Si è sempre in tempo, per prendere nuove abitudini. Ecco, in nome di questa abitudine, io in questo periodo sto con i recettori in allerta, per capire se Voglio aprire delle pagine un po’ diverse altrove, o tornare a scrivere tenendo per me le mie riflessioni e tirarne fuori qualcosa di più corposo e omogeneo. A voi, le scene finali de “Il favoloso mondo di Amelie”, la ragazza che pensava di avere le ossa di vetro, ma scoprì che non era così.


Poeticherie

agosto 3, 2013

T’ho voluto

come fossi stata

l’ultima speranza

d’ un povero reietto.

Ho vendicato la tua proprietà,

per disporne

a mio piacimento e gusto.

E sarebbe stato Sempre.

T’ho desiderato

come fossi stato l’unico,

passato e futuro.

Nella galassia intera.

L’indirizzo preciso

della mia volontà,

il desiderio che non esprimi,

talmente non s’avvera.

T’ho cercato,

come fossi stata

la sola mano da cui

mangiano i miei demoni,

l’unica rivoluzione possibile,

l’unica che volessi.

E il resto, sono pazza

e lo rifiuto e muoio

di pazzia e sentimento,

che ne sa il mondo

della felicità,

se non t’ha conosciuto?

Ché ne sanno gli altri,

ch’ hanno confuso la

tenerezza con il bene;

per un cucciolo d’uomo

o un padre fallito,

un compagno disperato?

Ed era nostra Roma,

e il mare e le terre che toccavamo.

Sangue, guerra e polvere,

spade e graffi e pelle

viva,

tremendamente vita.

Morta,

senza di te,

sono morta.

Ancora qualche rigo messo in croce.

Se sospettassi che quello che leggete lo prendiate alla lettera, queste pagine rimarrebbero vuote.

Sono vostri, e questi in particolare, delle donne che hanno amato troppo.

Fatene ciò che volete, ma non tentate di leggerci criptici riferimenti biografici.

A che servirebbe, in fondo?