Poeticherie

T’ho voluto

come fossi stata

l’ultima speranza

d’ un povero reietto.

Ho vendicato la tua proprietà,

per disporne

a mio piacimento e gusto.

E sarebbe stato Sempre.

T’ho desiderato

come fossi stato l’unico,

passato e futuro.

Nella galassia intera.

L’indirizzo preciso

della mia volontà,

il desiderio che non esprimi,

talmente non s’avvera.

T’ho cercato,

come fossi stata

la sola mano da cui

mangiano i miei demoni,

l’unica rivoluzione possibile,

l’unica che volessi.

E il resto, sono pazza

e lo rifiuto e muoio

di pazzia e sentimento,

che ne sa il mondo

della felicità,

se non t’ha conosciuto?

Ché ne sanno gli altri,

ch’ hanno confuso la

tenerezza con il bene;

per un cucciolo d’uomo

o un padre fallito,

un compagno disperato?

Ed era nostra Roma,

e il mare e le terre che toccavamo.

Sangue, guerra e polvere,

spade e graffi e pelle

viva,

tremendamente vita.

Morta,

senza di te,

sono morta.

Ancora qualche rigo messo in croce.

Se sospettassi che quello che leggete lo prendiate alla lettera, queste pagine rimarrebbero vuote.

Sono vostri, e questi in particolare, delle donne che hanno amato troppo.

Fatene ciò che volete, ma non tentate di leggerci criptici riferimenti biografici.

A che servirebbe, in fondo?

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