Halloween: una festa irlandese, che ha per simbolo una rapa 2.0

ottobre 31, 2013

Buongiorno meraviglie!
Oggi è….Halloween! L’anno scorso scrissi un post, intitolato: “Halloween?! Una festa irlandese, che ha per simbolo una rapa!” Se vi interessa scoprire perché e volete sapere di più della leggenda di Jack O’Lantern, qui sotto vi ho riportato il mio articolo:

Fuori piove e io racimolo foto dei giorni passati e ne scatto di nuove. Mi piace quest’ atmosfera. Quest’ anno ho deciso di festeggiare il Natale come si deve e da domani, vi avverto, comincerò a sfoggiare tutto lo spirito delle feste. Ho intenzione di preparare biscotti, rincorrere mercatini di Natale nel nord Europa (tra un paio di settimane, precisamente…), di allestire decorazioni, scegliere regali con tutta calma  e fare acquisti  caldi e soffici! Tuttavia, cominciamo dal principio. In fondo oggi è Halloween! Vi siete mai chiesti perché la zucca? Mentre vi racconto la leggenda di Jack O’ Lantern, vi lascio le foto della pizza fatta sabato tra amici (zucca e speck, ananas e speck, funghi e salsiccia, il tutto con grattugiata di provola e bufala).

La leggenda dice che Jack , un fabbro irlandese ubriacone e taccagno, il 31 di Ottobre incontrò il Diavolo in un pub. Questi gli chiese l’ anima e Jack ebbe l’ astuzia di non cadere nel suo tranello, perché in cambio gli disse di trasformarsi in una moneta.

Foto di Salinaversosud

Il Diavolo fece quanto richiesto: si trasformo in una moneta da sei pence per pagare all’ oste la consumazione del fabbro, ma il fabbro stesso intascò prontamente la moneta e la chiuse in un borsello, insieme a una croce. Per via della croce, il Diavolo non riuscì  a tornare alle sue sembianze e dovette promettere a Jack, di non  reclamare la sua anima per altri dieci anni, prima di essere da lui liberato!

Foto di Salinaversosud

I dieci anni passarono e la richiesta non si fece attendere. Mentre Jack camminava per una strada di campagna, incontrò il Diavolo, che era tornato per riprendersi quel che gli spettava.

Foto di Salinaversosud

Ma Jack, astuto e  ingannatore, trovò velocemente un altro espediente per tenersi la sua anima. Chiese al Diavolo di prendergli un frutto da un albero nelle vicinanze. Il Diavolo non vide il pericolo e lo aiutò salendogli sulle spalle, per raggiungere il ramo.

Foto di Salinaversosud

In questo istante, con il Diavolo sulle spalle, l’ astuto fabbro con un coltello incise prontamente una croce sul tronco dell’ albero e l’ altro rimase appeso a mezz’ aria, buggerato di nuovo. Stavolta Jack, forte della sua esperienza, gli fece promettere di non tornare mai più e così accadde.

Anni dopo il fabbro morì e a causa della sua condotta sregolata non fu ammesso in cielo. Così bussò all’ inferno, dove neanche il Diavolo lo volle, per via della promessa fatta: non avrebbe mai preso l’ anima di Jack.”Dove posso andare?” – “Torna da dove sei venuto!” Rispose il Diavolo.

Foto di Salinaversosud

Ma tornare indietro significava per Jack riaffrontare una strada buia e ventosa, così chiese al Diavolo una luce per trovare la giusta via. Questa fu la sua condanna: la sua anima dannata avrebbe vagato nell’ oscurità con la sua lanterna (da qui il nome Jack O’ Lantern, Jack della Lanterna) fino al giorno del Giudizio.

Piaciuta la pizz..ehm, la leggenda?!

Bene, ora non so se lo sapete, ma la festa di Halloween ha poco ha che fare con le zucche e altrettanto poco a che fare con gli Americani! Come avrete visto dalla storia, in principio era l’ Irlanda!

Il termine Jack O’ Lantern apparve per la prima volta in uno scritto della seconda metà del ‘700, e con esso si indicava in generale un uomo, una sentinella, che portava una lanterna. Ma perché? Come è nata l’ usanza delle lanterne e di mascherarsi?  Perché in virtù della leggenda, la gente pensava che la notte del 31 Ottobre gli spiriti abbandonassero le loro tombe per tornare dai propri cari. Così per paura di essere visitate dai fantasmi, (che magari erano i parenti dei vecchi proprietari delle case in cui oggi abitavano), cercavano di tenerli lontani  e di spaventarli, mascherandosi.  La famosa formula “dolcetto o scherzetto”, nasce dal fatto che per placare gli spiriti, lanciavano cibo e altri doni (treat). Questo doveva “distrarli” ed evitare che distruggessero case e raccolti. Queste anime in pena, come Jack O’ Lantern si sarebbero così distratte e avrebbero proseguito il proprio cammino. I bambini che bussano alle porte degli americani, sarebbero quindi tanti piccoli Jack, in cerca di riposo per la propria anima. Sempre allo scopo di tener lontani i fantasmi, i cittadini  irlandesi (inizialmente parte tutto dall’ Irlanda!) cominciarono a intagliare delle facce sulle Rape (inizialmente erano rape, perché in Irlanda erano molto diffuse!!!) in cui inserivano candele per illuminare.

A metà dell’ Ottocento, la carestia delle patate in Irlanda obbligo il popola a emigrare in America. Questi immigrati portarono con loro anche la tradizione di Halloween, solo che le rape non erano così diffuse, così vennero presto sostituite con la zucca, oggi simbolo per eccellenza di questa festa. Quindi ora sapete che se vi dovessero chiedere “Ma Halloween cos’ è?” dovreste rispondere: “Una festa irlandese, che ha per simbolo…una rapa!”

Se volete rivivere questo spirito e immergervi in queste atmosfere (per me affatto male!), vi consiglio il bellissimo “The Nightmare Before Christmas”, di Tim Burton.

Non ho mai festeggiato Halloween, però quest’anno io ed altre persone stiamo mettendo in cantiere un progetto molto importante e del quale per ora non posso dirvi nulla. Siamo una dozzina e lunedì abbiamo deciso di staccare un attimo dal nostro progetto e dedicarci una serata all’insegna del buon cibo (poteva mancare?) e del divertimento.
E’ andata a finire che ieri sera abbiamo fatto un hangout con amici da Imola, Milano e Stati Uniti e l’obiettivo era: intagliare ognuno la propria zucca, sotto la guida di una intagliatrice esperta, presente in sala con noi.

In sala non eravamo tutti, ma il cibo che abbiamo preparato era davvero tanto:

  • pizza pugliese con pomodorini pachino e origano
  • cous cous con caponatina di verdure (una ciotola intera e da prendere col mestolo: sembrava punsch!)
  • patate al forno, speziate alla pizzaiola
  • la mia prima insalata di topinambur (è un tubero al retrogusto di carciofo!)
  • fagioli con rosmarino e lardo
  • rotolo di brisée con ripieno di cavolo, sfumato al vino rosso, salsicce, mandorle e uva passa
  • marmellata al peperoncino
  • torta di mele
  • apfel strudel (sullo strudel di mele, apriremo un dibattito: voglio dire, a Vienna ne ho mangiati sei in sei posti diversi, tra cui quello del del Cafè Residenz a Schonbrunn…no, non vi dico un’ ACCA: merita un post a parte, con tanto di foto!)

Niente che sia a base di zucca, come vedete.
Ma se volete qualche idea da fare stasera, posso riportarvi il menu che abbiamo preparato per aprire la stagione della zucca, la settimana scorsa:

  • tortillas da intingere in diverse salse: peperoni, pesto, fagioli cannellini, carciofi
  • risotto alla zucca
  • torta rustica alla zucca, ricotta, provola affumicata
  • patate al forno con zucca, rosmarino, speck
  • cheese cake alla zucca
  • fagottini di sfoglia farciti di zucca, amaretti, uva passa

Se vedete i menu sbilanciati è solo perché ognuno ha portato quello che gli andava di fare, senza starci a consultare. Però sono sempre idee, no?

Bene, questo post si sta dilungando oltremisura, sperando di avervi raccontato qualcosa di carino, vi lascio con qualche foto di ieri sera! Buona giornata fanciulli e fanciulle e buon week end!

Quelli nel pc siamo noi, visti dai “milanesi”, che stanno facendo a loro volta la zucca!

A Roma: io impegnatissima sulla mia zucca!

Rattoppatori di Zucche: la maker Graziella Leggi per Cuddlymade.com

Feedback dagli States, in diretta! Non c’è dubbio: un Halloween a reti unificate.

Le nostre!!! Manifestazioni di orgoglio, da una terrazza Romana.

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“Swimming in your world is something spiritual”

ottobre 30, 2013

Buongiorno fanciulli e fanciulle!
Non sapete quanto mi dia la carica vedere tutte le vostre visite!
Allora, oggi di corsa. Mentre penso agli indizi da mandarvi con uno dei prossimi post, circa la partenza di Dicembre (mi sto scervellando per non farvi indovinare subito!) vi racconto al volo di una nuova piccola esperienza: il mio primo gelato GROM. So che sono forti con il fiordilatte, quindi ho scelto quello e kaki. (E’ uno dei miei frutti preferiti, insieme a fragola, melone bianco e litchi…chissà se vi piace qualche frutto particolare!)

Fiordilatte e Kaki, GROM gelaterie

Fiordilatte e Kaki, GROM gelaterie

Le materie prime si sentono in tutto il loro sapore. Ho letto su “Scatti di gusto” (vi prego, googlate e immergetevi nella miriade di notizie e curiosità che vi fornisce quel sito) che uno dei modi per orientarsi circa la qualità del gelato è vederlo nelle vaschette. Ad esempio se fa delle “vette siderali”, o assume forme strane, siete legittimati a dubitare della sua salubrità. Questo perché il gelato si scioglie e per mantenere virtuose forme e riccioli, è molto probabile che siano stati utilizzati degli stabilizzanti.

Esempio atroce di ghirigori sul gelato: pericolo stabilizzanti chimici

Se non ho visto male, quello di GROM è in delle vaschette con coperchio, che sono incastonate in un frigo. Quindi niente vette (che motivo ci sarebbe di fare ghirigori che nessuno può vedere?) e molto probabilmente, niente stabilizzanti. Poi il sapore. Il kaki sa veramente di kaki, si sente la consistenza cremosa e la ruvidità della buccia. Molto buono! Un’altra cosa che mi ha rassicurata è stato il colore. Quello del kaki è indiscutibilmente arancione, ma è un frutto pigmentato di arancione nella polpa e nella buccia. Non credo di aver mai visto un gelato gusto mela verde…bianco! Eppure la polpa è bianca! Invece no! La mela verde per i gelatai è verde, possibilmente fluorescente (ok, anche la mia torta di compleanno di qualche post fa era verde fluorescente, ma la mia pasticceria di fiducia era chiusa e almeno ne ero consapevole). Questo per dire, che la pera, era bianca e con pezzi di frutta. E non gialla, o verde, o marrone, a seconda che sia un tipo o un altro.Ricordo con nostalgia una gelateria di Firenze, di nome Vivoli. Ora non posso garantirvi circa la sua qualità, ma a 15 anni era la prima volta in vita mia, che vedevo il pistacchio virare al marroncino. Un salasso, al punto che m’è venuto il sospetto avessi ordinato una fiorentina, però allora feci come se fosse la cosa più normale del mondo, pagare 5mila Lire una coppetta da due gusti. Ho cercato un paio di foto per voi:

Interno gelateria Vivoli, Firenze

Esterno gelateria Vivoli, Firenze

Comunque, ho voluto provare questo famoso gelato GROM e mi è piaciuto molto, anche se sono sicura che ci siano gelaterie migliori. Ad esempio, non so voi, ma Fassi a Roma è stato per me qualcosa di incredibile! Poi mi sono informata sulla sua storia e se non ricordo male è stata la prima gelateria della capitale. Oggi esporta anche oltreoceano. Il nome completo è “G. Fassi, il palazzo del freddo”. Ed effettivamente è in un palazzo. Un palazzo bellissimo! La G. puntata sta per “Giovanni”, che al volgere del 1800 ha trasformato l’attività del padre in una vera e propria gelateria. L’idea non era casuale, perché Giovanni già lavorava come gelatiere presso la famiglia reale. Vi dicevo, che la sede è in un enorme palazzo (mi sono informata: circa 700 mq), che si trova all’Esquilino. Talmente grande (e talmente buono il suo gelato), che la Croce Rossa lo requisì per produrre gelato per le truppe americane durante la seconda guerra mondiale. Un luogo bellissimo e ricco di storia. La sala e il giardinetto interni sono fantastici e ai pronipoti di Giovanni, ora Presidenti in carica, non manca la creatività e la passione di mettere in cantiere nuove delizie, come l’ormai celebre “Sanpietrino”. Se siete a Roma, fate un giro, non so a voi, ma a me il gelato piace tutto l’anno. Soprattutto se buono così.

Fassi, esterni

Antica locandina

Bene, allora vi lascio con queste chicche.
Spero di avervi dato qualche curiosità utile.
Io scappo di corsa, di corsa e ci si ritrova qui.
Buona giornata a tutti!


Vallo a capire, dove finiscono le parole e iniziano le immagini #2

ottobre 29, 2013
Ph: Borgia Photography Bijoux: Dilò Bijoux

Ph: Borgia Photography
Bijoux: Dilò Bijoux

Beati voi,
che il vostro problema
sono io,
con la mia solitudine
che non avete idea di quello
che mi fa
con una bellezza che non
m’appartiene più,
e ci campo di questa
triste eredità.
Beati voi, che guardate
a una pagliaccia,
che della propria piacenza,
ne ha fatto il suo macello.
Invidiosi di una sacrificata,
mutilata quand’era appena un fiore,
per un po’ di bene,
un angolo di cielo.
Che ne sapete voi,
di una miracolata
dalla sua stessa speranza,
che ha parlato con la morte,
quando nessuno le aveva detto
che era solo paura.
Che ne sapete voi,
di una povera attricetta,
che quando chiese bene
le risposero con uno schiaffo,
e poi un pugno
e un calcio
dritto, nello stomaco.
Che ne sapete voi, di una
che ora per quello stomaco
ci fa passare il fiele,
confondendolo per amore?
Lasciatemi in pace
andate lontano e godete
della mia sfortuna.
Tenetevi le vostre fissazioni
le vostre sceme pretese
e le vostre vigliaccherie,
voi,
che nella vita
non avete dovuto mai neanche
scegliere.
Lasciatemi vivere
la storia di una donna
affascinante,
e di una splendida bugia.

(Marianna)

Ho avuto la fortuna di partecipare a uno shooting della fotografa Francesca Borgia, per Borgia Photography.
Allieva ligia e capace, del maestro Pietro Stampeggioni, ha maturato esperienza con modelle, prestigiosi eventi sportivi nella Capitale e un progetto in cantiere, del quale per ora non posso dirvi nulla. Il suo background mutua dall’arte, dalla filosofia, dalla psicologia. Questo, capirete, dà alle sue foto tagli interessanti, a volte sensuali, a volte lancinanti e profondi. Spesso entrambi.
Sempre, il risultato di uno studio sapiente di colore, luce, espressione, composizione.
Lei non riporterebbe mai complimenti che le vengono fatti in privato, quindi ci penso io:
“…Le foto poi, hai veramente tirato fuori quella che sono io oggi e se leggessi la poesia che ho pubblicato, capiresti quanto somiglia ai tuoi scatti. Non so valutare la tecnica, ma quello che vedo in quelle foto sono io ora, con tutta la mia rabbia, il mio veleno, il mio risentimento e la voglia di giocare, una bambina nascosta nell’angolo di un sorriso in bianco e nero. Non sono foto di modella e ti ringrazio infinitamente per questo, ti ringrazio per “averci visto lungo” e non aver avuto “pretese”, per aver assecondato la mia natura e aver conservato in un atteggiamento adulto, la cosa più giovane che mi rimane: gli occhi.”
La poesia era questa qui sopra: quella che avete letto qualche giorno fa.
Per le appassionate, con gusto, i gioielli sono Dilò Bijoux.

Ne è nato un progetto tra parole e immagini. Va a capire poi dove inizi uno e dove l’altro.

On air: “In my demons name”, Belladonna.


Vallo a capire, dove finiscono le parole e iniziano le immagini #1

ottobre 28, 2013
Ph: Francesca Borgia, per Borgia Photography

Ph: Francesca Borgia, per Borgia Photography Bijoux: Dilò Bijoux

Mi fanno male le braccia,
così che mentre ti aspetto,
mi sbattono contro
le cose della vita
e io cambio
ogni giorno un po’.

Avrei voluto conoscerti
nei miei giorni migliori
con lunghi capelli
e trame d’incanto
e ciglia come farfalle
a ubriacarti di dolcezza
e miele;

Avrei voluto conoscerti,
ché ancora ero bella,
e frivola di pensieri,
così che tu ti saresti innamorato
di tutte quelle cose
di cui si innamorano i poeti;

Avrei voluto conoscerti,
quando la mia voce
era un canto leggero
e la seduzione,
un gioco pulito
tra fanciulli per bene.

Avrei voluto conoscerti
innamorata della vita,
agile, piccola
ché le cose piccole
si fanno facili da accudire.

Ma io oggi sono una montagna,
un sasso dormiente,
su un cumulo di terra.
Avvelenata con la vita
sacrificata per un po’
di libertà,
poveretta, illusa
arrabbiata con gli illusi,
impietosa con i buoni.
Regale caricatura
d’una strega
annegata di rancore.

Ed oggi si,
è un giorno triste
per innamorarsi.

Ho avuto la fortuna di partecipare a uno shooting della fotografa Francesca Borgia, per Borgia Photography.
Allieva ligia e capace, del maestro Pietro Stampeggioni, ha maturato esperienza con modelle, prestigiosi eventi sportivi nella Capitale e un progetto in cantiere, del quale per ora non posso dirvi nulla. Il suo background mutua dall’arte, dalla filosofia, dalla psicologia. Questo, capirete, dà alle sue foto tagli interessanti, a volte sensuali, a volte lancinanti e profondi. Spesso entrambi.
Sempre, il risultato di uno studio sapiente di colore, luce, espressione, composizione.
Lei non riporterebbe mai complimenti che le vengono fatti in privato, quindi ci penso io:
“…Le foto poi, hai veramente tirato fuori quella che sono io oggi e se leggessi la poesia che ho pubblicato, capiresti quanto somiglia ai tuoi scatti. Non so valutare la tecnica, ma quello che vedo in quelle foto sono io ora, con tutta la mia rabbia, il mio veleno, il mio risentimento e la voglia di giocare, una bambina nascosta nell’angolo di un sorriso in bianco e nero. Non sono foto di modella e ti ringrazio infinitamente per questo, ti ringrazio per “averci visto lungo” e non aver avuto “pretese”, per aver assecondato la mia natura e aver conservato in un atteggiamento adulto, la cosa più giovane che mi rimane: gli occhi.”
La poesia era questa qui sopra: quella che avete letto qualche giorno fa.
Per le appassionate, con gusto, i gioielli sono Dilò Bijoux.

Ne è nato un progetto tra parole e immagini. Va a capire poi dove inizi uno e dove l’altro.


Quando verrai/ Edit: Neanche a farlo apposta, Lou…

ottobre 27, 2013

Quando verrai, per me
cammineremo per le strade di Roma
con passi insolenti
su tappeti di foglie.

L’arancio ci splenderà in viso,
e la voglia di fare l’amore
la sentiremo forte
in un bacio umido,
nella mano sul fianco.

Gireremo tra le piccole botteghe,
di pasta e delizie
aspettando il Natale che arriva,
la gioia serena, di un inverno
diverso.

Ci stringeremo le mani nel freddo
guardando divertiti,
i passanti annoiati:
che ne sanno loro,
di quella complicità
che fa la vita più intrigante,
e che ne sanno loro
delle nostre mani e della
carne stretta,
sotto le lenzuola
fino a poco prima?

Ci faremo più umani
saremo buoni con noi
contro un mondo che campa
di indifferenza e
promesse sterili, a mogli
mai volute.
Sarò la tua musa e tu il mio uomo,
e faremo l’amore
senza dimostrarci niente,
e mangeremo, rideremo come viene,
e faremo ancora all’amore.

Viaggeremo tanto,
che il mondo con te
è diverso,
e va visto da capo.
Si fa tutto più umano.
Dilateremo il tempo.
Cammineremo, cammineremo tanto
e assaggeremo piatti,
per scambiarci la forchetta,
insieme alle idee
e ai sapori.

Ci ameremo,
ci ameremo tanto,
ci ameremo tra la gente.
Ci ameremo liberi,
da colpe e pentimenti,
ci ameremo come viene,
ché come gli altri
ci hanno insegnato,
non va bene
per due come noi.

Foto di Salinaversosud

Foto di Salinaversosud

Foto di Salinaversosud

Salinaversosud

Foto di Salinaversosud

(27 Ott 2013, h 11:11)

 

Edit:

 

“Just a perfect day
drink Sangria in the park
And then later
when it gets dark, we go home

Just a perfect day
feed animals in the zoo
Then later
a movie, too, and then home

Oh, it’s such a perfect day
I’m glad I spend it with you
Oh, such a perfect day
You just keep me hanging on
You just keep me hanging on

Just a perfect day
problems all left alone
Weekenders on our own
it’s such fun

Just a perfect day
you made me forget myself
I thought I was
someone else, someone good

Oh, it’s such a perfect day
I’m glad I spent it with you
Oh, such a perfect day
You just keep me hanging on
You just keep me hanging on

You’re going to reap just what you sow
You’re going to reap just what you sow
You’re going to reap just what you sow
You’re going to reap just what you sow”


La scoperta più bella dopo il sale nei biscotti

ottobre 26, 2013

Faccio in tempo a condividere questa chicca con voi! Buon sabato, meraviglie!

She’s got a smile that it seems to me

Reminds me of childhood memories

Where everything

Was as fresh as the bright blue sky

[…]

His hair reminds me

of a warm safe place

Where as a child I’d hide

And pray for the thunder

And the rain

To quietly pass me by

Sweet child o’ mine

 

Amo tremendamente questa cover di Sweet Child O’ Mine, (Guns ‘N Roses, n.d.r.)  al minuto 1:24 c’è il motivo per cui, è forse la mia versione preferita in assoluto. Luana ha una voce spettacolare e una presenza che obbliga lo sguardo a seguirla. In questo articolo vi parlavo per la prima volta di loro, che amo immensamente, dal primo momento che li ho ascoltati.

Ora sono in tournée in giro per l’Europa.

Tra le cose interessanti, c’è anche un gruppo che ho imparato ad apprezzare da poco. Loro sono una band che definire “Rock noir” è riduttivo. Sono i Belladonna e partiti da Roma, hanno letteralmente conquistato il mondo, spazi su prestigiose riviste (vedi Rolling Stone e Time) e prestigiose collaborazioni (no, avete presente Michael Nyman, colonna sonora del film “Lezioni di piano”, vincitore della Palma d’Oro #46 e di tre premi Oscar???). Ora, mi conoscete. Io il 30 andrò al concerto di Battiato, amo Venditti anni ’70, ho studiato J.S.Bach da quando avevo 11 anni e sono fermamente convinta che la sua Suite in Sol Maggiore per Solo Violoncello, sia una delle creature più fantastiche, che il mondo della musica abbia mai prodotto. Ma Loro. Loro sono l’Energia. La forza che ti solleva dai reni e ti spinge al movimento. Di qualsiasi cosa: dita, piedi, testa. E’ una musica che si fa inseguire. E’ lucida, è un percorso. E’ qualcosa cui non mi sarei mai avvicinata, se fossi rimasta a covare tra i miei pregiudizi. Se leggendo “noir”, avete pensato a qualcosa tipo: urla sconclusionate di Marylin Manson, avete toppato. Qui si tratta prima di tutto di musicisti e poi, di gente con la passione per il ritmo e i sensi. La cantante ha una voce calda, profonda e tremendamente sensuale. Farebbe innamorare anche una donna. Dovrei parlare di un componente la volta, ma se è vero che gli angeli esistono, mi limito a dire che sono vestiti di nero e suonano da dio! Se finora v’ho consigliato libri e viaggi, ora vi consiglio di ampliare la vostra cultura musicale con loro. Enjoy them.


“Swimming in your world is something spiritual”

ottobre 25, 2013

Buongiorno, fanciulli!
Questa è stata una settimana molto intensa. Sono contenta, perché con la palestra e un progetto con alcuni amici, in cui crediamo molto, mi sto dando la possibilità di conoscere nuove persone e imparare (io mica avevo idea di cosa fosse un webminar!) Domani iscrivo delle poesie ad un concorso molto importante, ma del quale non posso dirvi altro per ora. E sono anche in trepidante attesa dei risultati di un concorso, in cui i racconti più significativi verranno inseriti in un libro che ha per tema la bellezza, nell’accezione che meno ci si aspetta: senso di colpa, bellezza come ostacolo, rovina. Da quando la mia “sorella di vita”, scrittrice e poetessa Antonella Rizzo, dai lettini del suo giardino, la scorsa estate mi ha messo al corrente di questo concorso, ne sono subito rimasta entusiasta. Il 15 Ottobre scadeva il termine per l’invio delle proposte, io l’avrò spedita il 10. All’ultimo come sempre, ma non abbastanza tardi da escludermi da questa opportunità. Sono curiosa, perché non ho mai avuto un riscontro oggettivo, da parte di qualcuno che si intendesse di scrittura e poesia. Sentivo la necessità di misurarmi e non vedo l’ora di sapere! Comunque, state allerta, perché inizio settimana prossima, farò un post un po’ particolare. Vi anticipo solo che ho fatto da fotomodella. Starete a vedere.

A parte questo, sono stata impicciatissima con lavoro, palestra e corsi che ho iniziato da un po’, tra cui quello di inglese, per mantenermi fresca (in realtà, per viaggiare meglio!) e di tedesco. E quest’ultimo è davvero, davvero difficile! Perché non ci insegnano le lingue da bambini? L’unico studio serio che ho fatto, è stato quello del francese, tra una filastrocca e l’altra, un po’ me lo ricordo ancora. Inglese, invece, l’ho studiato gli ultimi anni di liceo (e MALE!) e devo sempre fare periodici corsi, per non dimenticarlo. Sarò io, che sono una zucca!

Comunque, a parte dei fatti miei, che potranno interessarvi fino a un certo punto, volevo rendervi partecipi di una mia osservazione che m’è saltata in mente stamattina. Voi direte: non hai altro a cui pensare? Evidentemente, no. Non so se sapete che i premi Nobel da poco eletti, vengono eletti a Ottobre e premiati il 10 Dicembre a Stoccolma. In particolare la premiazione e il relativo banchetto, (non ricordo se è così anche per l’elezione) avviene nella fantastica Sala Blu (Bla Hallen) del Palazzo Municipale (Stadhuset) della città.  Vi dice qualcosa questa scena?

Sala Blu, banchetto Nobel. Stockholm

Alcuni di voi, ricorderanno che a Maggio sono andata proprio a Stoccolma. E quando sono arrivata, alcune delle scene che si presentavano ai miei occhi erano queste:

Municipio di Stockholm, May 2013

Atrio del Municipio, aperto al pubblico. May 2013

Giochi di luce e punti di fuga, verso il colonnato esterno del municipio. May 2013

Chiacchiere da week end. Cittadini nei giardini del municipio. Superato il colonnato, questo è lo spettacolo che vedevate sullo sfondo.

Ora, non so se ci avete fatto caso e se questa cosa abbia colpito anche voi, ma non vi sembra straordinario che sia aperto al pubblico uno spazio in cui si celebrano cose tanto importanti? Non vi sembra un segnale di apertura? Vi dico subito che per fare il giretto all’interno dovete pagare, ma chi vuole, entra. Vede dove si tengono le riunioni in municipio, dove si svolge la premiazione…giusto qualche stanza privata è inaccessibile, ma il resto è a disposizione. Anche solo per sedersi e fare due chiacchiere.

Non voglio fare confronti, ma c’è un motivo se una persona che viene dal mio paese è rimasta colpita da questa cosa. Per loro questa è la quotidianità. “Dove andiamo?” “Ti va di passeggiare nel palazzo in cui hanno messo piede tra le più belle teste del mondo?” Io ho la fortuna di vivere a pochi passi da Roma e in un paese, che è tutto splendido. Però, e non voglio essere blasfema, noi elogiamo il passato, loro sembra vivano nel presente. Come se per noi, tutto quello che poteva essere fatto di bello è stato fatto e ora dobbiamo fissarci su quello. Chissà, forse quello che accade oggi, nelle stanze segrete dei nostri consigli, forse i bellissimi giardini e palazzi che abbiamo, saranno aperti nel ventordicimila ai nostri nipoti, quando di un bellissimo affresco sulla parete, non sapranno che farsene. E’ un discorso troppo cinico? Sto solo dicendo che vivo in un paese splendido, che non mi posso godere al 100%, perché la metà delle cose che ci sono, sono censurate e alla portata di pochi, nobili(tati) eletti.

Scappo, buona giornata, vicini di blog!