Paura di Volare #1

E’ il titolo di un libro consigliatomi da una mia amica. L’autrice è Erica Jong e la lettura è in corso d’opera.
Lo sto trovando molto interessante ed utile.
Per tutti, perché non lo trovo un libro “da donne”,
anche se è centrato sulla figura della giovane Isadora.
Quello che farò nei post di questa rubrica
(inauguro la categoria “paura di volare”)
è riportare copertina del libro e trafiletto sul retro,
in modo che anche chi arrivi dopo, può sapere di cosa si tratta
e poi le citazioni che man mano mi colpiscono e in cui in qualche modo
mi ritrovo, o potreste ritrovarvi.
Una lettura guidata e non troppo velata dei miei pensieri.
A voi!

Erica Jong, Paura di Volare (1973)

Erica Jong, Paura di Volare (1973)

Bompiani, 2000 – 428 pagine

Pubblicato negli Stati Uniti nel 1973, “Paura di volare” assunse immediatamente le fattezze del caso letterario, tanto che Henry Miller lo salutò come l’equivalente femminile di “Tropico del cancro”. Il romanzo narra le vicende di Isadora Wing, una donna di quasi trent’anni che comincia a intravedere i segni inesorabili del tempo che passa e si ritrova per la prima volta a fare un bilancio della sua vita. È una donna bella, appassionata e sensuale, ma con una tremenda paura di se stessa. Paura di fuggire dalle convenzioni di una vita matrimoniale ormai in crisi, ma che la pone al riparo dalle ombre della solitudine. Sarà l’incontro con Adrian, psicanalista lainghiano e anticonformista, a scuoterla dal torpore delle sue sicurezze. Con humour, grazia e leggerezza Erica Jong ci racconta la New York radicai degli anni 70 alle prese con il femminismo e la psicanalisi, mentre Isadora, pagina dopo pagina, acquista sempre più consapevolezza di se stessa insieme alla libertà di vivere lontana da ogni pregiudizio.

 

  • Le nostre vite scorrevano parallele come le rotaie del tram. Bennett passava le giornate allo studio, all’ospedale, dall’analista, e poi ancora le serate allo studio, di solito fino alle nove o alle dieci. Io insegnavo due giorni alla settimana e passavo il resto del tempo a scrivere. Il mio orario di insegnamento era leggero, le ore passate a scrivere estenuanti, e di solito quando Bennett tornava a casa io avevo una voglia matta di uscire e sfogarmi. Avevo già avuto una dose massiccia di solitudine, ore e ore passate a tu per tu con la macchina da scrivere e le mie fantasie. (p.19)

 

  • Nessuno si era mai preoccupato di dirti che cos’è veramente il matrimonio. Ti aspettavi davvero di non desiderare mai più un altro uomo dopo il matrimonio. E ti aspettavi anche che a tuo marito non passasse nemmeno per la testa di desiderare un’altra donna. (p.21)

 

  • E tutti gli altri desideri che il matrimonio ha soffocato? Il desiderio di prendere la tua strada e andare, di scoprire se eri ancora capace i vivere sola con te stessa, di scoprire se eri in grado di sopravvivere da sola in una capanna in mezzo ai boschi senza diventare matta: di scoprire, in breve, se eri ancora tutta intera dopo anni e anni durante i quali eri stata soltanto la metà di qualcosa. (p.21)

 

  • Ecco com’era Kolner. Appena si sentiva aggredito, diventava cattivo e cominciava con le parolacce, tanto per far vedere che era “moderno”. (p.31)

 

  • “Quell’inglese con cui stavi parlando” disse, quando fummo di ritorno nella nostra stanza d’albergo, “Sembrava veramente impazzito per te…” “Che cosa te lo fa pensare?” Mi lanciò un’occhiata cinica. “Sbavava, addirittura.” “Ho pensato che fosse il figlio di puttana più ostile che avessi mai incontrato” E in parte anche questo era vero. “D’accordo…ma di solito sei attratta dagli uomini ostili.” “Come te, vuoi dire?” Mi aveva attirato a sé e aveva cominciato a spogliarmi. Capivo perfettamente che era eccitato dal fatto che Adrian mi aveva fatto la corte. E anche io ero eccitata per la stessa ragione. Facemmo l’amore pensando ad Adrian. Beato Adrian. Scopato davanti da me e di dietro da Bennett. (p.47)

 

  • Quando ripenso ai miei trent’anni non ancora compiuti di vita, vedo tutti i miei amanti seduti alternatamente schiena contro schiena come in quel gioco di società dove quando il disco di ferma uno resta senza partner. Ognuno come un antidoto a quello venuto prima. Ciascuno una reazione, l’altra faccia di una moneta, il contrario del precedente. (p.48)

 

  • Come farà la gente a decidere di avere un figlio, mi chiesi. Era una decisione terrificante e in un certo senso, era una decisione così presuntuosa. Prendersi la responsabilità di una nuova vita quando non c’era modo di sapere come sarebbe stata. (p.58)

 

  • “Sarei stata una grande artista se non ci foste state voi, ragazze,” diceva mia madre. E per molto tempo le credetti. C’era sempre, naturalmente, il problema di suo padre: anche lui era un artista ed era geloso del suo talento in modo fanatico. […] Avevano uno studio in comune e di tanto in tanto lui dipingeva sulle tele già dipinte da lei (naturalmente solo quando non aveva più tele pulite). (p.59)

 

  • Con un nome come Isadora Zelda era chiaro che cosa ci si aspettava che scegliessi: tutto quello che era stato offerto a mia madre e che lei aveva rifiutato. Come potevo togliermi il diaframma e farmi mettere incinta? Quello che le altre donne fanno quasi senza pensarci per me era un atto molto importante. Era il rifiuto del mio nome, del mio destino, di mia madre. (p. 61)
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2 Responses to Paura di Volare #1

  1. ci sono vari livelli, come se questo libro fosse fatto a strati. Livelli di comprenzione diversi a seconda della propria categoria. Restarà sempre la mia bibbia di donna compagna e psicologa!
    per una giovane donna
    per una giovane compagna
    per una giovane psicanalista
    per una giovane scrittrice
    per una donna credente
    ESILARANTE UTILE ILLUMINANTE…

  2. salinaversosud ha detto:

    Mi piace quando mi consigliate queste perle!
    Grazie ancora stella!

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