Mood Nacka

Sarò sincera: i miei programmi per il week-end sono saltati. Stiamo ristrutturando il casale in Abruzzo. Mia madre è di quelle parti e quella è la casa dove abitava da bambina con i miei nonni e i suoi sette fratelli. Stanze enormi, soffitti molto alti, una casa interamente in pietra, costruita mattone dopo mattone da mio nonno. Due bellissime cantine comunicanti da un cunicolo e nelle quali da bambina immaginavo di perdermi. Le camere da letto con vista sulle montagne e sui paesi illuminati. Buio tutto intorno e macchie di luci. Ce n’è una che guardavo sempre affacciandomi dalla finestra del bagno. Mi preparavo, mettevo il mio deodorante di fiducia, pettinavo l’enorme massa di capelli e tutto con la finestra spalancata su quella piccola Italia fatta di luci. Non bianche: arancioni. La cosa bellissima di quel paese è che fanno sempre sagre e feste e di questo periodo è stupendo: boschi a perdita d’occhio, foglie, casette in pietra, finestre e persiane di legno, sanpietrini, cavalli, mucche. Questo week end c’è la Sagra della Castagna e sicuramente ci metteranno in mezzo pure polenta e salsiccia. E pure il vino buono! 😀
Io però, in realtà, stavo disertando. Gli ho preferito un week end con amiche. Dovevamo partire stamattina. Ma niente, causa cuore mollaccioso, è saltato pure quello. Mia sorella rimaneva sola a Roma, perché le sue coinquiline partivano. Libera dal Sabato pomeriggio alla Domenica, vi pare che non coglievo occasione per andarla a trovare?! In realtà non vado da lei dalla sera prima della mia laurea. Quel giorno mi sono sentita come una sposa (ammesso che le spose si sentano così). Sono andata a casa sua il giorno prima con vestito, e tutto il materiale per la Commissione. Abbiamo cenato fuori, siamo tornate con calma a casa e via, ninne. Fino alle sei ho dormito tranquilla, poi no. Non vedevo l’ora di svegliarmi e darmi da fare con i preparativi. Tra un preparativo e l’altro…mi regala le perle per indossarle alla discussione. Che scena tenera… Comunque! Vado domani pomeriggio e credo tornerò lunedì in mattinata, o forse mi fermo direttamente a Roma. Da vedere. Devo portarla in un sacco di posti! Poi mi faccio una specie di itinerario (che vi racconterò).
E niente, quindi il mio week end partirà un po’ tardi e sarà un giro per la Roma autunnale by day e by night con sorella.
MA. Ma…il motivo per cui avevo iniziato questo post e poi mi son persa, era tutt’altro.
Tra ieri e oggi c’è questo mood un po’ malinconico nell’aria, e non è tristezza.
E’ difficile da spiegare. Ogni viaggio che faccio, mi lascia qualcosa. Ogni paese un pezzetto della sua personalità e a Maggio sono stata sia a Stoccolma, che a Barcellona. Del “mood Barcelona” parleremo un’altra volta, ma il “mood Stockholm” è qualcosa che non potevo immaginare neanche dalle foto. E’ quel senso di isolamento e lontananza. Di solitudine e contemplazione. Che solo andandoci potevo cogliere e non è una sensazione spiacevole. Noi abbiamo preso l’hotel a Nacka (se vi interessa: J Hotel, Nacka Strand, Stockholms Lan) e queste mie riflessioni si concentrano in particolare su questa cittadina ( dieci minuti di autobus dalla Stoccolma centrale) quindi tutto quello che vedrete in questo post è stato scattato a Nacka il primo week end di Maggio.  Il “mood Nacka“, vi dicevo, è malinconia e isolamento. Quella cittadina sembra la scenografia teatrale di qualcosa. Non incontri persone. Le strade erano deserte e l’ unico segno di vita era una lampada accesa, sul davanzale di qualche finestra. Oppure le persone in pausa pranzo, nei tavolini all’aperto dell’unica tavola calda presente. Un negozio di caramelle e Interflora. Ma niente clienti. Solo noi, incuriositi da tutte quelle fantastiche liquirizie. Sei lì e ti viene naturale chiederti dove giochino i bambini, dove siano le mamme con i passeggini, i vecchietti con i giornali, i cagnolini al guinzaglio. Dove si gioca a Nacka? Dove fanno la spesa? Si, certo. Fuori. Enormi SuperStore (vedi IKEA) dislocati poco fuori città. I parchi a Nacka forse non hanno senso: c’è bosco ovunque. O forse non li ho visti. Però funziona tutto. L’autobus se è in anticipo, aspetta a pochi metri dalla fermata e quando è ora si avvicina per ripartire. Tutti sono in fila. E in riga. Non è difficile imparare. Le case sono tutte uguali, a schiera e in mattoncini rossi. O grige. Il mare sembra lago, ché le sponde sono ben evidenti, così lo sguardo non è mai libero di immaginare. (Questo è il motivo per cui i laghi mi hanno sempre trasmesso un senso d’angoscia). Strada facendo, un’ enorme edificio. Una scuola di inglese. Loro si che si sono dovuti sentire addosso il peso dell’isolamento. Così lontani, in posti così freddi, con giornate cortissime e con una lingua così ostica. Si sono dovuti costruire una via d’uscita, spalare con l’istruzione e lo studio, un canale più agevole verso e dal mondo. Lì è tutto nuovo. Non hanno vigneti (provate ad ordinare il vino e vedrete salire agilmente il vostro conto di E. 100 per un Nero D’Avola). Tutto è di importazione. La cucina è nuova. Nouvelle cousine. Da pochissimi anni sulle loro tavole. Si sono dovuti perfino inventare qualcosa di letteralmente appetibile, per essere a loro volta appetibili al resto del mondo. Quando parlo di malinconia, isolamento, contemplazione. Parlo proprio di questo: di consapevolezza e lotta. Una lotta silenziosa e discreta, a colpi di progresso e conoscenza. A quanto pare, ci sono riusciti. Perché nonostante tutto, Nacka è sempre Nacka. I centri commerciali, sono rimasti fuori città e il “mood Stockholm” è ben evidente. E’ un posto sicuramente più accessibile rispetto anche solo a dieci anni fa, ma è completamente diverso da tutto quello che ho visto fin ora (no, dico…che cavolo vogliono farne a Roma della Via dei Fori imperiali?!?) Vi lascio le foto e la canzone che ben si adatta a queste sensazioni: Mogwai, Take me Somewhere Nice. Vedrete che è un fascino particolare. Discreto e silenzioso. Deve piacervi. Io mi sono limitata a condividere l’effetto che ha avuto su di me.

 

Buona visione, vicini di Blog!

 

9 risposte a Mood Nacka

  1. pani scrive:

    ecco, ti sei presa la Sindrome di stoccolma!

  2. salinaversosud scrive:

    Puoi ben dirlo , Pani!

  3. franzulrich scrive:

    Ibsen lo sapeva di cosa scriveva e perché.

  4. franzulrich scrive:

    PS anche a me i laghi hanno sempre messo angoscia.
    E… centro città, vita, piazze, la presenza e il respiro della gente, tutta la vita e ogni qualvolta possibile!

  5. salinaversosud scrive:

    @franzulrich: d’accordo con te, su tutto.

  6. franzulrich scrive:

    Perché non avevo dubbi (al di là di quelli che ho sempre)?

  7. salinaversosud scrive:

    @franzulrich non avevo dubbi che non avessi dubbi (con quelli di sempre, invece, ci ho fatto pace. Bacio, va bene così)

  8. Alessandro scrive:

    Scusa cara, se posso, ma il nome del paese qual è? O se non vuoi dirmelo se puoi dimmi almeno la parte dell’Abruzzo in cui si trova. Ciao

    Biberkopf76

  9. salinaversosud scrive:

    Non lontano da Tagliacozzo, Biber! 🙂

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