Paura di volare #3

Erica Jong, Paura di Volare (1973)

Erica Jong, Paura di Volare (1973)

Bompiani, 2000 – 428 pagine

Pubblicato negli Stati Uniti nel 1973, “Paura di volare” assunse immediatamente le fattezze del caso letterario, tanto che Henry Miller lo salutò come l’equivalente femminile di “Tropico del cancro”. Il romanzo narra le vicende di Isadora Wing, una donna di quasi trent’anni che comincia a intravedere i segni inesorabili del tempo che passa e si ritrova per la prima volta a fare un bilancio della sua vita. È una donna bella, appassionata e sensuale, ma con una tremenda paura di se stessa. Paura di fuggire dalle convenzioni di una vita matrimoniale ormai in crisi, ma che la pone al riparo dalle ombre della solitudine. Sarà l’incontro con Adrian, psicanalista lainghiano e anticonformista, a scuoterla dal torpore delle sue sicurezze. Con humour, grazia e leggerezza Erica Jong ci racconta la New York radicai degli anni 70 alle prese con il femminismo e la psicanalisi, mentre Isadora, pagina dopo pagina, acquista sempre più consapevolezza di se stessa insieme alla libertà di vivere lontana da ogni pregiudizio.

  • “Seguirla? Perché?”-“Ma perché eri innamorato di lei.”- “Non ho mai usato questa espressione.”-“Ma se ti sentivi così male perché non sei andato a cercarla?”- “Il mio lavoro è come quello di un allevatore di polli,” disse. “Qualcuno deve esser sempre presente per spalare la merda e spargere il becchime.”- “Palle,” dissi. “I medici usano sempre il loro lavoro come scusa per non comportarsi da esseri umani. Conosco questa storia.” (p. 119)
  • Ho l’abitudine di pensare che l’unico modo per proteggere me stessa dal giudizio degli altri sia quello di giudicarmi da sola e nel modo più spietato possibile. (p.123)
  • Io annuivo con l’aria di chi la sa lunga e poi correvo a cercare la parola sul vocabolario. (p.135)
  • Lo adoro. Più si perde più mi sembra perfetto. (p.147)
  • Lei si chiede dove potrebbe andare se decidesse di lasciarlo. Frammenti del sogno della notte precedente le tornano in mente. Sa che non può tornarci. Non ha un posto dove andare. Nessuno. Si stringe forte a lui. “Ti amo,” gli dice. (p.157)
  • Imparai a mantenermi in vita scrivendo. (p.159)
  • Continuavo a scrutare i volti nella folla alla ricerca di Adrian. Soltanto la vista del suo volto mi calmava. Tutte le altre facce mi sembravano brutte e grossolane. Bennett sapeva che cosa stava succedendo ed era insopportabilmente comprensivo. (p.178)
  • “Ti annoio?”- “Si,” disse Adrian, “ma mi piace annoiarmi con te. E’ più divertente che divertirsi con qualche altra.” (p.191)
  • “Fai pure,” urlò Bennett con più passione di quanto gliene avessi mai vista esprimere. “Vattene con lui! Non riuscirai mai più a lavorare seriamente. Sono la sola persona che tu abbia mai incontrato che sia riuscita a darti una parvenza di equilibrio almeno per un po’…ma vattene pure! Riuscirai a incasinarti a un punto tale che non farai più niente di buono in vita tua.” (p.193)
  • “Credo che potrei dire di amarti,” mi disse mentre mi stava scopando, “se credessi nell’amore.” (p.198)
Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: