Sistemi di gestione delle code nelle ASL della provincia di Roma

E niente, ogni volta che faccio il mio prelievo di sangue all’Ospedale della mia ridente cittadina, mi fanno vergognare di essere italiana. E non ce l’ho con gli addetti ai lavori, ma con chi come me (seh, te piacerebbe ave’ la capoccia mia…Scusate, mi sono lasciata andare) fa la fila.
1) Gente che si intrufola senza numeretto
2) Gente che si lamenta in continuazione
3) Gente che dice “puttana” e “fija de na mignotta” alla ragazza dello sportello solo perché cerca di applicare le regole
4) Gente che borbotta appena vede un infermiere fuori dalla porta: “ecco, vedi, invece de lavora’ se fanno la passeggiata”

Ma soprattutto…
Gente aggredisce una madre davanti al proprio figlio con espressioni tipo: “rivattene al paese tuo”, “vènno qua e vojono fa come glie pare”, imitano il suo accento con versacci che dovrebbero riprodurre la sua lingua d’origine. Il tutto, davanti a un bambino con gli occhi dolcissimi, che li guardava allibito e non proferiva parola.
Il motivo?
La signora ha chiesto se poteva passare avanti, perché era per il bambino. Una vecchiaccia (scusate, ma “vecchietta” non era proprio) le ha risposto con la vigliaccheria tipica degli italiani: ti metto la supposta nel pertugio anale, ma col sorriso.
Gli altri in rivolta.

Se solo avessero saputo leggere, si sarebbero accorti che sulla parete era stato affisso un foglio che dava diritto ai bambini di “entrare” nella fila, ogni due persone con il numero.

Non c’è dubbio, stamattina come italiani, abbiamo fatto schifo.
Alla facciaccia loro, io a Natale mangerò i datteri raccolti a mano che i miei vicini ci riportano ogni anno dal loro splendido paese. Loro, compreranno datteri “Fatina”, glassati e iperzuccherati, li mangeranno con gusto e diranno che la frutta italiana è la migliore.

Poveracci.

ps. Ho precisato la provenienza di queste “persone” nel titolo, perché neanche mi va di generalizzare.

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10 Responses to Sistemi di gestione delle code nelle ASL della provincia di Roma

  1. fracatz ha detto:

    a me piacciono le file o code all’itajana, tanto che appena arrivo chiedo ad alta voce “chi è l’ultimo?” così tanto per vedere se riesco a far scoppiare la lite.
    Per i datteri invece preferisco quellli fatti succhiare dai cammelli, perchè li reputo più sani, morbidi e meno infetti

  2. salinaversosud ha detto:

    Ahahahah oddio Fra, saresti il mio compagno di fila ideale. Spalla a spalla in ogni battaglia.

    Riguardo i datteri succhiati dai cammelli…ma davvero??? Corro a cercare.

  3. gabru ha detto:

    “I pregiudizi, è ben noto, sono più difficili da sradicare dal cuore il cui terreno non è mai stato dissodato o fertilizzato dall’istruzione; essi crescono la, fermi come erbacce tra le rocce.” C. Bronte

    Sono conscio che esistano anche illustri razzisti dotati di master e lauree…ma sono altresì convinto che se non si semina fin dall’infanzia il seme dell’uguaglianza…nelle scuole…continueremo ad assistere a simili scempi…
    Per quanto anche io tema di essere diventato razzista…sì…ma contro gli italiani…:-)

  4. franzulrich ha detto:

    “Ehi lei senta, si metta in fila dietro!”
    “Non posso, c’è già qualcuno.”

    Detto questo, nel mio lavoro nemmeno una battuta così cretina è scontata.

    Infatti, oltre al classico ed istituzionale, anzi doveroso, “chi è l’ultimo”, c’è anche la “fila virtuale”.
    Ovvero, quelli che vedi, non sono quelli che ci sono veramente.

    Tu chiedi appunto chi è l’ultimo, ma anche quando, dopo indagini approfondite e discussioni varie, lo hai individuato, ti sentirai dire che però “tra me e quello ci sta un altro che adesso è andato un attimo in quel posto” (e allora restaci!), che “poi credo che ci sono anche un paio di ragazze che adesso non vedo”, etc.
    Quindi vedi cinque persone, ma di fatto potrebbero essere quindici, o, come dite voi matematici, “n” (bella lettera, mi piace…).
    Di conseguenza, naturalmente, ogni volta che starebbe per toccare a te, all’improvviso spunta dal nulla, come un fungo, uno/a che ti dice “io stavo prima tra quello col giaccone blu e quella con la sciarpa rossa”.
    E a quel punto ogni volta parte l’operazione di verifica alla ricerca di testimoni e conferme, perché giusto quei due ovviamente se ne sono già andati, ed è tutt’un “io non me lo ricordo”, “io sì”, “no guarda tra quei due c’era un altro, colla cartella fucsia”, “comunque prima ci stavo io, che pure ero andato a fare una fotocopia”, etc….

    Il colmo è che, come è ovvio, in tutto questo lo stesso “ultimo” non è detto che sia presente, potresti sentirti dire “l’ultimo è uno che però adesso non c’è”, appunto….
    Quindi tu aspetti il “tuo” ultimo (o n ultimi, perché chi dice che è per forza uno solo?), controllando il “penultimo” (sempre che anche quello sia presente), e facendo a tua volta da “ultimo” agli ulteriori ultimi che arrivano nel frattempo, tipo cane da guardia genere mastino molossoide.
    E pensi agli insegnamenti biblici, per cui “gli ultimi saranno i primi” (forse da intendersi come gli spaghetti dopo l’antipasto)…

    Inutile dire degli arbitrii e profittamenti cui tutto ciò si presta.
    La cosa dovrebbe servire a favorire la dislocazione spazio-temporale, permettendo alla gente di fare tre o quattro file contemporaneamente.
    Ma fosse per me, chi c’è c’è, l’ultimo e quello che sta in fondo (dove appunto c’è già qualcuno…), e tocca a chi sta davanti alla porta/sportello.
    Semplice, ma difficile. Come la maggior parte delle cose.

  5. franzulrich ha detto:

    Ah dimenticavo.
    Nel breve interregno in cui sei effettivamente l’ultimo, non devi nemmeno scomodarti a rispondere a chi te lo chiede: lo faranno in default gli ultimi tre prima di te, additandoti rabbiosamente prima ancora che tu possa aprire bocca, “è LUI l’ultimo”.
    Evidentemente la difesa della progressione in fila è sacra.

    Quanto all’altro, e meno “leggero” argomento, ricordati: gli italiani non sono razzisti, sono gli altri ad essere negri.
    Sono sempre gli altri.

  6. salinaversosud ha detto:

    @gabru: La citazione è quanto mai vera e utile: è una questione di ignoranza. Non puoi giustificare tutto sin dalla più tenera età con il bullismo. “Bullismo” è un termine che rimanda la responsabilità a non si sa chi, fa pensare a qualcosa di lontano e intangibile, da combattere con chissà quali misure…quando basterebbe educare i bambini nelle scuole come dici tu e a cominciare dai loro genitori. ps. non avevo dubbi circa il tuo modo di pensare ❤

  7. salinaversosud ha detto:

    @franzulrich: Assolutamente vero! C’è pure la questione dei numeretti fantasma! Sono d’accordo anche su questo ovviamente. Chi c’è, c’è. Forse dimentichiamo che il tempo è denaro, e che non è giusto che qualcuno lo paghi e qualcun altro no. Ci vorrebbe più serietà, o forse si: semplicità.

  8. salinaversosud ha detto:

    @franzulrich: la famosa lettera scarlatta dell’ “ultimo arrivato”.

    Gli altri. Si. Hai ragione testina, sempre gli altri. 😦 Tristezza.

  9. massimobotturi ha detto:

    la guerra fra poveri, fa comodo, a qualcuno

  10. salinaversosud ha detto:

    @massimobotturi Un triste spettacolino tra marionette.

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