Oceanomare, Baricco, Progetti e “Mi fifo fi fe”…anzi di me!

Avevo 11 anni, seduta dietro il mio banco con la faccia dispiaciuta e la colpa nel cuore di chi sa di aver deluso. La prof.ssa Lucia, aveva proposto ad alcuni di noi di partecipare ad un concorso tra scuole: dovevamo raccontare della tradizionale festa che si fa ogni anno a Maggio nella mia città, ma a quanto pare, quello che avevamo scritto non le era piaciuto. Anzi, ne ero sicura: “Marianna, non hai mai scritto così male”. Silenzio, cuore che batteva all’impazzata. Come quella volta in cui pregavo di nascosto, di non essere interrogata e vedevo la mia  maglia palpitare e impazzire sopra al cuore.
Quel concorso lo vinsi. Mi alzai dalla mia poltrona. Avevo degli scarponcini che mi ricordavano quelli in vacchetta di un racconto letto in classe qualche tempo prima. Avevo una tuta in pile verde smeraldo. Ma che diavolo era saltato in mente a mia madre? La verità è che non si aspettava dovessi andare a fare niente di importante, non potevo fargliene una colpa. Poi mi piaceva la mia tuta verde. Camminai in mezzo a tutti, su un lungo tappeto rosso ansia. Mi dissero di scegliere tra un corso di vela e uno di sub e mi diedero una medaglia, che conservo nel cassetto centrale della sala da pranzo. Mi piaceva scrivere.
Qualche anno dopo al liceo, la prof. Martina ci diede l’input di “Oceanomare” e ci disse di continuare la storia. Il mio protagonista si sciolse in lacrime, in un tutt’uno con il mare. Mi chiese se lo avevo già letto, perché sembrava proprio di si. Le risposi che non avevo idea di chi fosse Baricco e lei mi prestò il suo Oceanomare. Dovevo leggerlo, perché il mio era stato il tema più bello che lei avesse mai corretto in tutta la sua carriera. Mi mise 9 e mezzo, perché secondo lei 10 sarebbe stata un’offesa: quello non era il mio massimo. Dieci non l’ho più preso.
Ma scrivevo, scrivevo sempre. L’ultimo anno di liceo ho partecipato ad un concorso di Comunicazione e Marketing, tra licei. Si trattava di scrivere e mi sono classificata prima. Non si trattava di sapere l’economia, si trattava di saperla spiegare. Quando cercai di insegnare alla mia cuginetta come scrivere le dissi: “immagina di essere davanti al tuo diario, o ad una classe ad insegnare. Non potrai dire di aver scritto bene, finché quella cosa non sarà intimamente tua e comprensibile a tutti.” Così provavo a lasciarmi andare, scrivevo poesie, iniziavo racconti. Ma come iniziavo, finivo. Avevo la seria inquietudine di alzarmi dalla scrivania e fare altro. Ieri mi hanno detto di prendermi sul serio, di scrivere. Perché mentre racconto che scrivo sorrido, sciolgo le braccia conserte e porto il busto in avanti.
Piedi ben piantati a terra, ma da lì a far finta di non aver mai preso una penna in mano ce ne passa.
Ci sono persone appassionate di pesca, di fitness, di finanza, di matematica, letteratura…io (tra le altre) di scrittura.
Di tutte queste cose, trascinate dal filo di un inchiostro blu.
Questo per dirvi che a breve arriverà un post in cui vi presenterò uno dei progetti in cantiere, che ha molto a che fare con il mio modo di avvicinarmi alla scrittura e non vedo l’ora di parlarvene!

[On air: Mi fido di te, (anche detta: “mi fifo fi fe”), Lorenzo Cherubini]

“Eppure mi va
di stare collegato
di vivere d’un fiato
di stendermi sopra un burrone
e di guardare giù
la vertigine non è paura di cadere,
ma voglia di volare…”

11 risposte a Oceanomare, Baricco, Progetti e “Mi fifo fi fe”…anzi di me!

  1. Mi aggiungo al club degli appassionati di scrittura. A dir la verità, ho sempre scritto, fin da piccola, ma lo facevo di nascosto, al massimo me ne uscivo fuori con qualche cosa di creativo nei temi delle elementari e delle medie. Mi mettevo alla prova, i banali temi del “racconta un’avventura, una giornata speciale, una persona…” diventavano un’occasione per inventare, per lasciar volare la mia fantasia, e sapevo di aver fatto bene tutto questo solo al momento della correzione, con la maestra o la professoressa che si complimentavano per come me la cavavo a descrivere quello che vivevo. Successivamente, al liceo, mi sono nascosta, un po’ perché presa dai nuovi amici ed il fidanzatino, un po’ perché sotto pressione a causa di mille cambiamenti ed altrettante cose da fare, fatto sta che la scrittura l’ho “ritrovata” solo tre anni fa, e credo che stavolta non se ne andrà più: ho smesso di nascondermi, ho iniziato a mettermi in gioco e ho deciso di farle far parte del mio futuro, o almeno spero sarà possibile.
    Comunque sia, sto imparando a fidarmi di me stessa! Grazie per questo bel post!

  2. franzulrich scrive:

    Ahiahi l’ho sempre sospettato… e a ME che giudizio MI dai, allora?🙂

    PS ma che palle, sono rimasto solo io a postare/commentare? Uffa…

  3. G. scrive:

    Tranquillo, Fran io vi leggo.😉

  4. pani scrive:

    ma non dovevi già parlarne? Uff…questa attesa

  5. salinaversosud scrive:

    @Beatrice M.Blackbird: Bello sentire ragazzi che ad oggi, già così giovani si sono avvicinati alla scrittura. Allora c’è ancora speranza!
    Ho apprezzato molto la tua storia e il coraggio di volerci provare. Sono contenta tu sia passata di qui, spero di rileggerti e di leggerti in giro.

  6. Tutto merito del tuo post che mi ha spinto a raccontare, il bello di leggere gli altri è anche questo: spesso si tirano fuori considerazioni e ricordi a cui non si era più fatto caso prima!🙂
    A presto cara!

  7. fracatz scrive:

    spero ti specializzi in racconti brevi, massimo 5 o 6 paginette tascabili, oltre ormai non vado

  8. salinaversosud scrive:

    @fracatz: mi impegnerò in questo senso, fra’!

  9. salinaversosud scrive:

    Felicissima di averti qui! Mi piace condividere pensieri anche con chi della scrittura se n’è innamorato. Allora ben arrivata, e a presto Beatrice.

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