Di tradimento perfetto e di due sorelle di vita

Che ne pensate?

Se il tradimento non è solo un esercizio di sessualità a bassa definizione, io penso che abbia una sua dignità e soprattutto che non debba essere giudicato da figli adulti che, nel condannarlo, pensano di più alla loro quiete perduta che al percorso anche drammatico in cui chiunque di noi, a un certo punto della sua vita, può venirsi a trovare. Tradire un amore, tradire un amico, tradire un’idea, tradire un partito, tradire persino la patria significa infatti svincolarsi da un’appartenenza e creare uno spazio di identità non protetta da alcun rapporto fiduciario, e quindi in un certo senso più autentica e vera. Nasciamo infatti nella fiducia che qualcuno ci nutra e ci ami, ma possiamo crescere e diventare noi stessi solo se usciamo da questa fiducia, se non ne restiamo prigionieri, se a coloro che per primi ci hanno amato e a tutti quelli che dopo di loro sono venuti, un giorno sappiamo dire: “Non sono come tu mi vuoi”. C’è infatti in ogni amore, da quello dei genitori, dei mariti, delle mogli, degli amici, degli amanti a quello delle idee e delle cause che abbiamo sposato, una forma di possesso che arresta la nostra crescita e costringe la nostra identità a costituirsi solo all’interno di quel recinto che è la fedeltà che non dobbiamo tradire. Ma in ogni fedeltà che non conosce il tradimento e neppure ne ipotizza la possibilità c’è troppa infanzia, troppa ingenuità, troppa paura di vivere con le sole nostre forze, troppa incapacità di amare se appena si annuncia un profilo d’ombra. Eppure senza questo profilo d’ombra, quella che puerilmente chiamano “fedeltà” è l’incapacità di abbandonare lidi protetti, di uscire a briglia sciolta e a proprio rischio verso le regioni sconosciute della vita che si offrono solo a quanti sanno dire per davvero “addio”. E in ogni addio c’è lo stigma del tradimento e insieme dell’emancipazione. C’è il lato oscuro della fedeltà che però è anche ciò che le conferisce il suo significato e che la rende possibile. Fedeltà e tradimento devono infatti l’una all’altro la densità del loro essere che emancipa non solo il traditore ma anche il tradito, risvegliando l’un l’altro dal loro sonno e dalla loro pigrizia emancipativa impropriamente scambiata per “amore”. Gioco di prestigio di parole per confondere le carte e barare al gioco della vita. Il traditore di solito queste cose le sa, meno il tradito che, quando non si rifugia nella vendetta, nel cinismo, nella negazione o nella scelta paranoide, finisce per consegnarsi a quel tradimento di sé che è la svalutazione di se stesso per non essere più amato dall’altro, senza così accorgersi che allora, nel tempo della fedeltà, la sua identità era solo un dono dell’altro. Tradendolo l’altro lo consegna a se stesso, e niente impedisce di dire a tutti coloro che si sentono traditi che forse un giorno hanno scelto chi li avrebbe traditi per poter incontrare se stessi, come un giorno Gesù scelse Giuda per incontrare il suo destino. Sembra infatti che la legge della vita sia scritta più nel segno del tradimento che in quello della fedeltà, forse perché la vita preferisce di più chi ha incontrato se stesso e sa chi davvero è, rispetto a chi ha evitato di farlo per stare rannicchiato in un’area protetta dove il camuffamento dei nomi fa chiamare fedeltà e amore quello che in realtà è insicurezza o addirittura rifiuto di sapere chi davvero si è, per il terrore di incontrare se stessi, un giorno almeno, prima di morire, con il rischio di non essere mai davvero nati. (Umberto Galimberti, Il tradimento perfetto)

La mia anima affine, (sorella di vita come dice lei e accolgo molto volentieri io), me lo ha proposto tempo fa. Ho subito amato queste parole oneste e umane. Voi?

8 risposte a Di tradimento perfetto e di due sorelle di vita

  1. fracatz scrive:

    il traditore è il più infimo degli esseri ed è per questo che poi va all’inferno. Una personcina che in primo luogo tradisce sé stesso, figuriamoci cosa sarebbe capace di fare, fottersi la madre, un fratello, di certo un bravo manager in una ditta privata.
    E nella categoria inserisco anche i cornetti consumati nell’ottica “meriteresti di più”, “sei sprecato/a per esso/a” escludendo categoricamente quelli favoriti dal caldo estivo

  2. franzulrich scrive:

    Mi sa che il tipo e concetto di “tradimento” cui si fa riferimento qui è un po’ più complesso e sfaccettato…
    A parte la conclusione un po’ troppo retorica e ad effetto, che a ben vedere si contraddice anche in termini, credo che non sia altro che la teoria psicoanalitica delle lealtà invisibili, applicata come ostacolo alla capacità di “stare in un rapporto”, in pillole “divulgative”.
    Ancora più in pillole: Stare in un qualsiasi rapporto (attenzione: non per forza una coppia) implica per definizione ed intrinsecamente la possibilità del tradimento, in senso lato. E’ il farci i conti tutti i giorni, adoperandosi per evitarlo e prevenirlo da entrambi i lati, oppure affrontandolo ed elaborandolo, che ci permette di avere un rapporto autentico e “paritario”, e non un rapporto di solo “accudimento/cura” di tipo familistico o genitoriale.
    Però di solito è una cosa con cui hanno più problemi i maschietti che non le femminucce.

  3. elenuccia scrive:

    tradire vuol dire non essere onesti con l’altro. E, sinceramente, la trovo una cosa meschina. Non vuoi stare con una persona? Glielo dici. Non ti sta ben cosa pensa un’amica? Glielo dici. In faccia, e non agendo alle spalle.

  4. salinaversosud scrive:

    Io mi trovo con quello che ha detto @franz: non si parla di corna al marito.
    “C’è infatti in ogni amore, da quello dei genitori, dei mariti, delle mogli, degli amici, degli amanti a quello delle idee e delle cause che abbiamo sposato, una forma di possesso che arresta la nostra crescita e costringe la nostra identità a costituirsi solo all’interno di quel recinto che è la fedeltà che non dobbiamo tradire.”

    Anche la crescita e l’emancipazione sono tradimento, nel senso di Galimberti. Ogni volta che facciamo uno scarto in avanti, tradiamo l’equilibrio precedente, la forma e il ruolo che avevamo in quell’equilibrio. Ci sono persone che non crescono mai, che si tengono strette il ruolo che avevano vent’anni fa. Le coppie che funzionano sono quelle in cui si accetta il cambiamento dell’altro, si accettano nuovi ritmi, nuovi impegni, nuove visioni del mondo, della vita, del cibo. Sono quelle in cui c’è continua tensione al cambiamento, senza soffocare. Senza pretendere a tutti i costi che il compagno rimanga quello di dieci anni fa.

    A me è successo così: ho deciso di tagliare i capelli, dopo averli portati lunghi per sei anni. Quando mi ha visto con i capelli corti è rimasto sconvolto. Per lui non ero più io. “Non ti tengo la mano se no sembra che passeggio con un uomo”. Anche questo è tradimento. Ho tradito le sue aspettative, le sue speranze su di me, ma mi sono fatta felice. E questo è solo un esempio. Se ve ne portassi altri, sarei sempre più convinta, ogni singola volta, di aver fatto la scelta giusta. Non mi sento meschina, né infima, né traditrice, solo cresciuta e libera. Stiamo parlando di Galimberti, il senso del tradire non ha niente a che fare, con quello con cui ci confidiamo con le amiche davanti a un tè, o con gli amici davanti a una birra.

  5. franzulrich scrive:

    Appunto. Infatti in questo senso si “tradisce anche e anzi tutto se stessi, e di solito facendo bene. Altrimenti detto “mettersi in discussione”.

  6. salinaversosud scrive:

    “Mettersi in discussione”, eh si!

  7. franzulrich scrive:

    Esatto. Non è che uno le cose non le sa, eh. Solo che come è noto tra il dire e il fare c’è di mezzo quella cosa che circonda Ponza…:)

  8. salinaversosud scrive:

    Ahahahah come dice una mia amica: “La teoria la so tutta”!

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