Ma dentro di me, esisti in un modo che mi atterrisce.

Dopo aver fatto l’amore, dormiremo abbracciati. La tua schiena contro il mio ventre. E io stringerò le dita dei piedi attorno alle tue caviglie, come delle mollette, perché tu non possa volar via la notte. Saremo come un’immagine in un libro di scienze: un frutto tagliato a metà, tu la buccia e io il torsolo.

È una legge non scritta: chi vuole starmi vicino deve assumersi la responsabilità della mia anima. Perché qualunque idiota può capire come sia facile uccidermi. Uno sguardo ben mirato basterebbe. Sono convinto che da qualche parte, dentro me, c’è un punto vulnerabile che chiunque, anche uno sconosciuto, può vedere e colpire. Eliminarmi con una parola.

Ma dentro di me esisti in un modo che mi atterrisce.

Qualche tempo fa hai scritto che, se qualcuno rifiuta di conoscere un tuo sentimento particolarmente intenso, ti senti come se quella persona ti stritolasse, ti uccidesse.

Che sollievo. Il sollievo dell’armatura che scopre dentro di sé un cavaliere ancora vivo.

Ogni tua parola è caduta esattamente dove era attesa da anni.

Volesse il cielo che due estranei vincessero l’estraneità.

(Da “Che tu sia per me il coltello”, David Grossman)

Foto di Salinaversosud

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