Mi rendo conto

Mi rendo conto

che questa profondità

più simile alla pazzia

che all’attenzione,

si pianta nel petto dei passanti

con il picchetto del dubbio

e il martello della paura.

Mi rendo conto

che questo sentire

così vicino

alle cose della natura,

e alle onde celebrali,

è grano da mietere

per la falce del giudizio.

Mi rendo conto

che “sii te stesso”

è la nostalgica bugia,

di chi davanti a un malato terminale,

gli regala l’ultima inutile speranza.

 

VARIAZIONI SU UN TEMA DI MASAMI KURUMADA (SAINT SEIYA)                                di Hanabi,  estate 1994

 

 

 

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