All the way

gennaio 28, 2014

E’ una di quelle giornate in cui m’è tornata a trovare la tristezza, senza capire bene da dove venga, né perché.
Sono solo sensazioni, ma le rispetto. So che se ci sono, un motivo esiste. Forse lo spavento per papà, forse una situazione di tensione su uno dei miei progetti nei giorni scorsi, forse la paura di quello che sarà di me, forse mi manca mia sorella, che è partita come medico volontario in Africa, forse tutte queste cose insieme. Forse un generale senso di instabilità, quando sai che i tuoi progetti dipendono in buona parte dalla volontà altrui. Forse la paura dei legami. Forse la paura di legarmi in qualcosa di sbagliato per me. Alle volte vorrei avere una sfera di cristallo (in luogo di “una palla di vetro”, che ho dovuto cancellare per non attirare spiacevoli commenti). Però non si può e soprattutto, so perfettamente che durerà solo poche ore, o una manciata di giorni e che poi tornerà a splendermi il Sole nel cuore. “Deve passare la nottata!” Nel frattempo posso attivarmi, per distrarmi. Una sera al cinema, una persona cara, un buon film (come farò tra poco), continuare la mia dieta pensando all’estate…la pioggia non aiuta e il freddo neanche, però cercherò di prendere questa malinconia per quello che è: un momento di passaggio, nella costruzione di un equilibrio e di una stabilità di più ampio respiro.
Stasera cercherò un film, indosso un pigiama caldo, appena tolto dal termosifone e domani si vede, senza pretendere di risolvere il dilemma in 24 ore. Rispettare il mio stato d’animo.

E poi forse basta poco.
Forse una bocca poggiata contro la mia fronte.
Due paia di occhi chiusi.
E questa musica.

Annunci

Ma tu non perdere di vista il cielo: Denkmal für die ermordeten Juden Europas

gennaio 27, 2014

Un umile contributo, con il solo intento di condividere una scoperta.
Se vi doveste mai trovare a Berlino, davanti la Porta di Brandeburgo, non attraversatela per il momento. Venendo da Viale del 21 Giugno, andate sulla destra e superate l’incrocio. Davanti a voi una distesa di blocchi di cemento. E’ il Denkmal für die ermordeten Juden Europas : l’enorme monumento a ricordo degli ebrei d’Europa vittime del nazismo, costruito nel 2005 proprio sul luogo di edifici appartenuti a un gerarca nazista. Ha la forma di un grande labirinto. Appena arrivati vi chiederete cosa ci sia di così difficile: all’apparenza niente di compromettente (“esco quando voglio!”) ma inoltratevi e vivrete un’esperienza inattesa. Il pavimento non è piano, bensì ondulato e i blocchi di cemento sono di altezze diverse, così che più vi addentrerete, più sarà complesso uscirne. Le ondulazioni del terreno cambiano continuamente la vostra prospettiva, in un paesaggio senza dubbio monotono e cupo. Cemento su cielo. E’ un invito senza biglietto a un viaggio interiore: quante volte le vie di fuga, pur a portata di mano, ci sono sembrate lontane!? La morale: non perdere di vista il cielo e ricordare. Intanto continuo a sognare un mondo in cui “geografia” (in luogo di laghi, montagne, capitali, nomi, cose e città), significhi educazione al viaggio, all’esperienza e alla sensibilità.

Viale del 17 Giugno

Davanti la Brandeburg Tor

Andate verso la vostra destra.

E immergetevi…

La via d’uscita sembra lontana, l’irregolarità del terreno disturba, sorprende.

Ma tu non perdere di vista il cielo…

Alza la testa. E ricorda.


“Open up your eyes: what do you feel?”

gennaio 22, 2014

Non vi sto abbandonando, né sto mandando alla deriva la mia adorata creatura. E’ che sono settimane intensissime, week end compresi. La società sta prendendo forma: pare abbiamo trovato pure la nostra sede. La fantastica regista e fondatrice di una scuola di teatro per la quale ho redatto il monologo che abbiamo iscritto ad un concorso, mi ha proposto un altro lavoro insieme: un’opera teatrale da mettere in scena a inizi estate. Si tratta de l mio primo lavoro pagato da autrice! Ho aspettato un po’ a dirvelo, ma sapete che a me non fomenta tanto l’idea dell’ammontare, quanto il fatto che qualcuno pagherebbe per leggere quello che scrivo. Poi, sono appena tornata da una mattinata a Roma con papà: l’ho accompagnato a fare un’ ecografia alla tiroide, perché dalle ultime analisi sono risultati valori anomali. Ora, pensare di essere lì per un’ecografia e sentire che invece volevano fargli un agoaspirato, capirete è stato per me un flashback. La prima volta che andai da sola all’ospedale di Tor Vergata, per un controllo senologico a fronte di un’ecografia non molto chiara, mi sono sentita dire: “bisturi”, “agoaspirato”, “tru-cut” (E’ il tipo di agoaspirato che hanno fatto a me, o quantomeno ha lo stesso scopo. E’ una tecnica molto usata negli USA, per prelevare porzioni tubolari di tessuto, con un ago che viene sparato in profondità e si ritira, asportando tessuto. E’ anche chiamato “ago a scatto”). Comunque, un sacco di parole nuove e in sostanza: spavento! Potete immaginare come mi sia sentita quando stavolta a sorpresa sarebbe toccato a papà e sotto i miei occhi. Comunque. Niente paura (e forse avrei dovuto premetterlo, senza farvi spaventare troppo…chiedo scusa!) Papà sta bene: hanno guardato meglio e non sembra esserci nessuna neoplasia, quanto invece, un’infiammazione. Per lo spavento fa niente, l’importante è il risultato: sano! Altri impegni. Vi dicevo dei week end pieni: ecco, quest’ultimo io e i miei CoWorkers ci siamo cimentati in una maratona di 36 ore indetta dal Cleanweb. Stancante, ma tremendamente soddisfacente. Abbiamo ricevuto complimenti come il miglior team da personalità importanti e ci siamo testati forse veramente per la prima volta: funzioniamo e alla grande! Siamo tanto felici! E’ un periodo pieno di cose, ci sono altre due novità ancora di cui non posso parlarvi, perché se ne parla, per una in primavera e per l’altra da questa estate…in poi! E a proposito di estate: quest’anno mi sa che mi ha convinta la Grecia. Ultimi dieci giorni di Agosto. Quindi preparatevi per altri reportage! Vi chiedo ancora scusa per questa assenza, non mi abbandonate e ditemi piuttosto come sta cominciando per voi questo 2014!

On air: L’energia di Bob Sinclair, con la sua World, hold on!
Decisamente voglia d’estate!

 


“Se ‘n pittore te volesse pitturà…”

gennaio 15, 2014

Il reportage di una serata in compagnia di mio cugino da Milano e un nostro amico. Vengono spesso qui, solo che non gli ho mai fatto vedere Trastevere e la Roma più romantica e dolce. Sono contenta: loro sono rimasti piacevolmente sorpresi mi hanno detto che è stato molto meglio che andare a Piazza di Spagna e dribblare i turisti. Sono d’accordo con loro…A voi le foto: volevo rendere partecipe chi non c’è mai stato e regalare qualche scorcio a chi ha provato questa poetica esperienza. A presto, meraviglie!

Partenza da Circo Massimo

Lavori in corso

Dritti verso il Tevere. Una tenda di rami.

L’Isola Tiberina

Nascondersi dietro una foglia

Lontani insieme

Profili

Terra di Siena bruciata

Attraversi l’isola, poi il marciapiede. A voi, Trastevere.

I libri qui hanno più valore

Entrate e mangiatene tutti

Come una nonna

L’uomo crea e la natura nasconde.

Simpatico, se non altro per i ragazzi indiani vestiti da Rugantino…

E’ antica, ma l’abbattimento dei costi è del tutto moderno

Basta una lanterna e cammino naso in su

Santa Maria in Trastevere

Buon tutto a tutti

Innamoratevi.

Si torna indietro che è sera.

Seduti sui gradini, con un gelato alle creme e il suono di un violoncello

Pisciare sul mondo.

L’arancio di Roma alla sera: vedrò mai spettacolo più bello?

…non ne sono sicura.

 

“…lassa tutti li pennelli e sta a guarda’!”

(Ciumachella de Trastevere, Lando Fiorini)


Erano solo quattro farfalle

gennaio 10, 2014

Sono giorni pieni di cose bellissime.

Avevo pensato di fare il tatuaggio dopo la laurea. Ma non me la sentivo e ho preferito aspettare.

In fondo c’era ancora qualcosa da sistemare e non volevo associarlo ad un equilibrio, tutto sommato ancora in divenire.

Invece arrivano i giorni in cui ti accorgi che sai benissimo tirarti fuori dal pantano da sola.

Quel famoso zainetto con tutto l’occorrente, che se scoppiasse il mondo, tu resti in piedi, ce l’ho.

Quella corda cui aggrapparti, se qualcosa si rompe, o cade. Ce l’ho.

E quando racconto qualcosa di brutto, ora, finisce sempre con qualcosa di tremendamente bello:

la consapevolezza di saper mettere in atto tutta una serie di comportamenti concreti e reali per uscirne.

E non so se abbiate presente la gioia che porta una considerazione del genere.

Due anni fa, quando esprimevo un desiderio chiedevo sempre: “felicità” per me e per i miei cari.

Poi è diventato “libertà”. Poi, ultimamente: “autonomia”.

Ce l’ho. Autonoma. Quindi libera. Quindi felice.

Ah, il tatuaggio per chi non lo sapesse è questo:

Foto di Salinaversosud

L’ho disegnato io. Ovviamente da togliere la scritta work in progress e quella specie di rondinelle. L’idea è questa. Mi piacerebbe sul costato, gabbia toracica, lato cuore. E neanche questo è un caso. E comunque sono indecisa su due cose. Prima di tutto sullo stile: mi piacerebbe disegnarlo come lo avesse disegnato un bambino. Un bambino che finalmente libera l’uccellino dalla gabbia…ma non vorrei sembrasse un tatuaggio fatto in carcere 😀 Poi la seconda cosa su cui sono indecisa sono le farfalle: pensavo di liberare quattro farfalle, invece di un uccellino.

Ah, anche oggi vi beccate l’ on-air (per il quale, prevedo, perderò molti follower): Il peso della valigia, Luciano Ligabue.

Hai fatto tutta quella strada per arrivare fin qui
e ti è toccato partire bambina
con una piccola valigia di cartone
che hai cominciato a riempire

due foglie di quella radura che non c’era già più
rossetti finti ed un astuccio di gemme
e la valigia ha cominciato a pesare
dovevi ancora partire

e gli occhi han preso il colore del cielo
a furia di guardarlo
e con quegli occhi ciò che vedevi
nessuno può saperlo

e sole pioggia neve tempesta
sulla valigia e nella tua testa
e gambe per andare
e bocca per baciare

Hai fatto tutta quella strada per arrivare fin qui
e ad ogni sosta c’era sempre qualcuno
e quasi sempre tu hai provato a parlare
ma non sentiva nessuno

e ti sei data ti sei presa qualche cosa chissà
ma le parole che ti sono avanzate
sono finite tutte nella valigia
e li ci sono restate

e le tue gambe andavano sempre
sono sempre più adagio
e le tue braccia reggevano a stento
il peso della valigia

e sole pioggia neve tempesta
sulla valigia e nella tua testa
e gambe per andare
e bocca per baciare

sole pioggia neve tempesta
sui tuoi capelli su quello che hai visto
e braccia per tenere e fianchi per ballare

Hai fatto tutta quella strada per arrivare fin qui
ma adesso forse ti puoi riposare
un bagno caldo e qualcosa di fresco
da bere e da mangiare

ti apro io la valigia mentre tu resti li
e piano piano ti faccio vedere
c’erano solo quattro farfalle
un po’ più dure a morire…


Share: love songs! (I Risultati)

gennaio 7, 2014

Ve lo avevo anticipato, che delle vostre proposte avrei fatto un post! E così sia e sarà anche per i prossimi della rubrica share. Poi volevo ringraziarvi per essere qui e partecipi, ogni volta che potete. Quindi ho deciso di accompagnare le vostre proposte con il link al vostro sito  e con due righe, cucite su voi e il blog (ove disponibile). Ultima cosa: l’ordine è casuale.

1) Pani: il suo blog è Panirlipe’s weblog. Lui è il mio angolino di curiosità, la siesta che faccio sempre volentieri tra un cavolo e l’altro. Sarà perché è una persona con tanti interessi, sarà perché ogni volta racconta qualcosa di tremendamente umano e con un’umiltà che di rado incontro per strada, che sbirciare tra le sue cose è per me diventata una piacevole routine. Vorrei scrivesse tutti i giorni. Poi, va be’! Tiri fuori Paolo Conte  e non posso che condividere questa perla con voi!

Chiamami adesso che
non ho più niente da dire, ma
voglio parlare lo stesso insieme a te
voglio provare io a descrivermi…
(Chiamami Adesso, Paolo Conte)

2) Beatrice M. Blackbird: il suo blog è il Beatrice Blackbird Daily Diary e la citazione in testa la trovo di una bellezza e di una forza incredibili: Ti insegneranno a non splendere. Tu splendi, invece. Ecco a me l’idea che una ragazza così giovane citi dalle Lettere Luterane di Pasolini, fa sperare. La cosa che mi spinge ogni volta sul suo blog è il fatto che leggerla è per me un flashback. Quei pensieri e quel modo semplice e dolce di meravigliarsi di ogni cosa, mi ricorda i miei diari. Quelli di carta, prima di tutto e tutti. La leggo e mi riprendo gli anni.

Tanto per non contraddire la dolcezza, la sua love song per eccellenza è “Your song”, Elton John.

3) Massimo Botturi. Il suo blog porta il suo nome: Massimo Botturi e comincia così…

Lo so, lo so, lo so che un uomo, a 50 anni, ha sempre le mani pulite e io me le lavo due o tre volte al giorno, ma è quando mi vedo le mani sporche che io mi ricordo di quando ero ragazzo. Tonino Guerra

Per me lui è il De André della poesia (e a ben dire, anche De André scriveva poesie!), non mi stancherò mai di ricordarglielo. Una poesia maschile, una bici appoggiata al muro di una casa in Provenza, un campo di grano e la schiena china di una donna col fazzoletto in testa, l’arancio del Sole sui muri, un gatto, una cesta, del latte davanti la porta. No, davvero. Sono innamorata. Ora, leggere per credere.

Quando mi vide piangere, Maria
posò gli occhiali
mi preparò del pane col burro
e una carezza.
Sapeva di quei giorni un po’ tristi dei bambini
delle mie chiavi sopra lo stipite;
del piatto
col pranzo preparato la sera.
Così venne
come se fosse madre al bisogno
e mi sorrise.
Mi chiese di trovarle poi un libro dalla teca
di raccontarle il viaggio
e la fiocina, di urlare!
come se fossi in mezzo davvero a tutto il mare
che scuro dominava la pagina cinquanta.
Mi raccontò che mai c’era stata
e le piaceva, pensarlo come un’aia d’estate
quando piove.

(Massimo Botturi)

Ah, lui dice: Naviganti, Ivano Fossatiwhat else?!

Siamo stati naviganti
con l’acqua alla gola
e in tutto questo bell’andare
quello che ci consola
è che siamo stati lontani
e siamo stati anche bene
e siamo stati vicini
e siamo stati insieme.

Siamo stati contadini noi due
senza conoscere la terra
e piccoli soldati
senza amare la guerra,
ci hanno mandati lontano
senza spiegarci bene
e siamo stati male,
ma siamo ancora insieme…

3) bisco: bisco non ha un blog, ma dovrebbe! Adora la cucina e il cibo proprio come me, fa un sacco di cose bellissime e vive in una città stupenda, su cui ha un sacco di cose da raccontare e mostrare. Non posso dirvi altro perché è riservato, però se volete saperne di più, potete trovarlo su twitter!

Tantissime proposte, tra cui ho fatto anche difficoltà a scegliere. Quindi per non precludervi niente, vi lascio la sua lista, nel caso voleste curiosare e farvi una cultura.

Italiane:
* 750.000 anni fa l’amore // banco del mutuo soccorso
* autogrill // guccini (anche se in realta’ e’ una dichiarazione mancata)
* parlo da solo // offlaga disco pax (un amore che non c’e’ piu’)
* non e’ l’amore che va via // vinicio capossela
* la risposta // virginiana miller

Straniere:
* lady of the dancing water // king crimson
* fly me to the moon // frank sinatra
* at my most beautiful // r.e.m.
* thinking about you // radiohead
* somebody // depeche mode (spettacolare la versione live a berlino del 1994, se non ricordo male)
* beautiful // portishead

Qui, una a nome di tutte: At my most beautiful, R.E.M.

Ma quanto è dolce????

4) G. neanche lui ha un blog. Però ha ben pensato di tirarmi un colpo basso. Dalla colonna sonora di uno dei miei film preferiti (Secretary): I’m your man, Leonard Cohen. Chi acolta Cohen, non può che essere una persona affascinante. A voi.

“If you want a lover
I’ll do anything you ask me to
And if you want another kind of love
I’ll wear a mask for you
If you want a partner
Take my hand
Or if you want to strike me down in anger
Here I stand
I’m your man…”


“Haiku” a chi?!

gennaio 6, 2014

Ho ricevuto l’invito a partecipare ad un altro concorso di scrittura, così mi sono cimentata.

Stavolta si trattava di inviare alla casa editrice quattro Haiku. E’ stata la mia prima esperienza con questa particolare struttura e ho dovuto studiare un po’, prima di mettere la penna sul foglio. Ho inviato il mio lavoro un paio di giorni fa e siccome per me è stata una cosa totalmente nuova e prima sconosciuta, ho deciso di condividere con voi quello che ho imparato.

Gli Haiku sono dei componimenti tipici della cultura letteraria giapponese. Formati da tre versi, se puri, questi constano rispettivamente di 5, 7 e 5 sillabe. Di solito nel primo verso c’è il tema principale e negli altri due lo sviluppo del tema, ma è anche possibile trattare due temi contrastanti, o concordanti nello stesso componimento. I temi cardine della poesia giapponese, sono poi un po’ il leit motive di questa complessa cultura:

  • Sabi: il distacco, il raccoglimento in solitudine, la contemplazione senza tristezza
  • Wabi: lo stupore e la meraviglia, l’imprevisto che risveglia dalla malinconia
  • Mono no aware: il rimpianto e la nostalgia, la consapevolezza del tempo che passa
  • Yugen: il mistero, quello che la mente non comprende davanti al fascino inspiegabile delle cose

Altro elemento tipico degli haiku è il Kigo: il riferimento stagionale. Questo può essere un mese, un frutto, dei campi di grano, delle foglie appassite, la neve, un animale; l’importante è che si capisca in che periodo dell’anno siamo. Io ad esempio ho usato il glicine, il profumo di rose in un altro, l’arancio del sole su campi di grano.  Non è obbligatorio che ci sia, però lo troverete di frequente. Invece è elemento mprescindibile di un buon haiku il Kireji: ossia una cesura, un rovesciamento che può essere o meno indicato da un trattino, una virgola, un punto, ecc. Il kireji ha la funzione di segnalare al lettore un ribaltamento concettuale, un capovolgimento di significato che può avvenire ad esempio tra il primo e i due versi seguenti, oppure in qualsiasi altra posizione. Tale rovesciamento semantico è spesso indice della riuscita di un haiku, sottointendendo la complessità del sentire poetico e realizzando un salto dell’immaginazione tra concetti e immagini apparentemente distanti.

Vi lascio qualche haiku famoso, così potrete rendervi conto. Tenete presente che essendo tradotti e non in lingua originale, probabile che saltino le regole stilistiche. Spero questa finestra letteraria vi sia piaciuta. A domani con il post sulle vostre canzoni d’amore, miei preziosi vicini di blog!

La luna nuova.
Lei pure la guarda
da un’altra porta.
(Jorge Luis Borges)

Il tetto si é bruciato
Ora
posso vedere la luna
(Masahide)

Ad ogni cancello
la primavera comincia
dal fango sui sandali.
(Kobayashi Issa)
Oggi non ride
il mandorlo dell’orto.
E’ il tuo ricordo.
(Jorge Luis Borges)
Spiaggia alla bassa marea:
tutto ciò che prendo
è vivo.
(Chiyo-jo)