Voce del verbo “tirare l’acqua al proprio mulino”

aprile 28, 2014

(Hotel Sacher, Wien; Silloge: Il sonno di Salomè, Antonella Rizzo)

Non innamorarti di una donna che legge, di una donna che sente troppo, di una donna che scrive…
Non innamorarti di una donna colta, maga, delirante, pazza.
Non innamorarti di una donna che pensa, che sa di sapere e che, inoltre, è capace di volare, di una donna che ha fede in se stessa.
Non innamorarti di una donna che ride o piange mentre fa l’amore, che sa trasformare il suo spirito in carne e,ancor di più, di una donna che ama la poesia (sono loro le più pericolose), o di una donna capace di restare mezz’ora davanti a un quadro o che non sa vivere senza la musica.
Non innamorarti di una donna intensa, ludica, lucida, ribelle, irriverente.
Che non ti capiti mai di innamorarti di una donna così.
Perché quando ti innamori di una donna del genere, che rimanga con te oppure no, che ti ami o no, da una donna così, non si torna indietro.
Mai. (Martha Rivera Garrido, Santo Domingo, 19 Gennaio 1960)


La fine di quattro anni d’apnea

aprile 22, 2014

La fine di quattro anni di apnea.
Immaginate una ragazza di 25 anni, in menopausa indotta fino a 30 anni e poi immaginatela tra le sue (per la maggior parte) ignare coetanee per tutti questi cinque anni:
“Ah, no. Quella è Somatoline Menopausa! E a che serve a noi? State in menopausa voi?” (glissa)
“Che palle ‘sto ciclo, non lo sopporto più!” (ma beata te che…no, comprendi)
“Beh, buono no?! Niente più fastidi!” (sorridi)
In un gruppo di ragazze si parla di mestruazioni, rimedi e analgesici? Fingiti esperta, anche se non ricordi neanche più come si infila un cavolo di assorbente. E poi arriva oggi.

Le medicine non hanno fatto il loro dovere e venerdì ti arriva il famoso ciclo.
Quattro giorni di emorragia e di corsa dall’oncologa che per telefono ti prepara: dovremo riprendere l’Enantone (disperazione, sorridi). Oggi, lavoro e di corsa a Roma da lei: “Ma sai che c’è? Molti l’enantone non lo danno neanche, tu hai fatto quattro anni. Non te lo prescrivo di nuovo. Tieniti il tuo ciclo”. Quindi si: undici mesi di tamoxifene e a marzo 2015 avrò ufficialmente finito tutta la cura per abolire palletta pazza e scongiurare il più possibile il cancro (a parità di altre condizioni, come diciamo noi economisti). E niente. Niente?!?! Sono felice! Non avete idea di quanto. Respiro. Ancora non realizzo. Ma già respiro.


“Quanto sei bella!”

aprile 19, 2014

Ero che spiegavo alla dott.ssa il motivo di quei controlli e mi ha chiesto di darle del tu, perché ha la mia età. Avrei voluto risponderle che ho una gemella chirurgo in casa e che quel titolo se lo meritano tutto…ma ho preferito sdrammatizzare sul dolore che stavo provando, rassicurarla sul fatto che lei è bravissima e che sono io ad essere di ricotta. Qualche secondo di silenzio, poi mi sorride e da donna a donna mi dice: “Quanto sei bella!”
Ecco, in quell’istante oggi non mi serviva altro.

Da “L’arte di arredare e non solo”


COME QUELLA VOLTA

aprile 18, 2014

Come quella volta
che mi circondasti
delle tue braccia;

mi taglia l’urgenza
d’accovacciarmi
sulle tue gambe
e lasciarmi cullare,
sorella.


“Allora ci penso io”

aprile 15, 2014

Ieri sono andata dalla dott.ssa.
Abbiamo ripreso un gioco,
perché non sempre riesco ad individuare quello che voglio io per me.
Spesso i figli sono così pieni di gratitudine e colpa verso i propri genitori,
ca confondere i loro desideri con i propri.
Allora io l’ho immaginata la mia casa.
Piccola, anche in affitto, ma luminosa e con un piccolo terrazzo da godersi le sere d’estate.
O magari un giardino. Con tutte le mie piante aromatiche e magari un’amaca.
Poi mi sono guardata indietro e mi sono accorta che sono passata dal desiderare un compagno, matrimonio, figli
(rigorosamente in quest’ordine) a questa casetta, con dentro un gatto nero.
“Perché nero?”
“Perché non lo vuole nessuno, allora ci penso io”.
Poi mi ha detto di immaginare dentro quella casa che adesso mi somigliava, gli uomini della mia vita.
Nessuno di loro stava bene là dentro. C’è chi non l’avrebbe apprezzata la mia casetta, c’è chi stonava del tutto.
Poi mi ha detto: ora immagina una persona che potrebbe stare nella tua casa.
Allora l’ho fatto ed era completamente diverso da tutto quello che ho avuto fin ora.
Abbiamo dilazionato le sedute.
Ora sono ogni tre settimane.
Ho cominciato a Maggio 2011 tutte le santissime settimane.
Ora siamo ad Aprile 2014 e stiamo per chiudere questo capitolo della mia vita.
Dice che sono un’altra persona.
E io mi sento come la bella copia di tutto quello che sono stata fin ora.
Chiedetemelo ora, se sono felice.


La domenica delle ( )alme

aprile 13, 2014

In un mondo di pazzi cercatori,
che sputano nei propri piatti
senza pentimenti
io ho bisogno di un caffè. Ora.
Con mio padre.

Buona domenica delle ( )alme.


L’ultima parola

aprile 12, 2014

All’intimità del dopo, che sgomenta
gli occhi sciacalli e le mani ladre
che morbose bussano alle porte,
elemosinando il contrappeso
della propria miseria.

Alla discrezione
scagliata contro come sasso,
all’ultimo dei Giuda.
E al silenzio, per brindare:
codice segreto tra amanti,
che si giurano amore
per l’ultima volta.