2011

agosto 31, 2014

Non voglio scoraggiare nessuno,
ma sarà davvero difficile.
Non voglio scoraggiare nessuno,
ma ci vuole ben altro.
Non voglio scoraggiare nessuno,
ma continuo a proteggerti.
Non voglio scoraggiare nessuno,
ma nessuno mai mi ha più guardata come te.
Non voglio scoraggiare nessuno,
ma se mi fido degli uomini è solo grazie a te.
Non voglio scoraggiare nessuno,
ma tu mi hai lavata quel giorno in ospedale,
mentre il mondo si schifa per un bicchiere macchiato.
Non voglio scoraggiare nessuno,
ma tu mi hai presa e mi hai portata in salvo,
dopo anni di botte.
Non voglio scoraggiare nessuno,
ma eri paziente.
Non voglio scoraggiare nessuno,
ma sei restato.
Non voglio scoraggiare nessuno,
ma misuro la bontà della gente con la tua.
Non voglio scoraggiare nessuno,
ma ci somigliavamo, perché avevamo gli stessi occhi
e gli stessi colori
e io ho una teoria sulle persone che si somigliano.
Non voglio scoraggiare nessuno,
ma tutto il resto mi sembra una bugia.

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“Swimming in your world is something spiritual” #n-ma

agosto 21, 2014

“Mari, zia ha comprato il salmone. Lo prepari per pranzo, che lo mangiamo da te?”
Famiglia chiama, la sottoscritta risponde. E con piacere! Così eccoci qui.

Se avete del buon olio evo e un trancio fresco di salmone, con una buona parte grassa, fatelo marinare per almeno mezz’ora e lasciate che il prezzemolo tritato, in infusione con l’olio, rilasci il suo aroma.

Marinatura di salmone

Marinatura di salmone

A parte lasciate riposare in un piatto dei pomodori pachino già lavati e tagliati a metà. Non aggiungete sale, ma sottili fettine di aglio e foglie di basilico. Se è quello del vostro giardino, meglio ancora.

Pachino in aglio e basilico

Pachino in aglio e basilico

In una padella caramellate della cipolla appassita precedentemente in olio evo e peperoncino, aggiungendo zucchero di canna e aceto q.b. Unite i pomodori e lasciate che caramellino anch’essi.

Caramellare la cipolla

Caramellare la cipolla


Pachino caramellati

Pachino caramellati

Solo all’ultimo prendete i tranci di salmone puliti di pelle e spine e adagiateveli per intero. Lasciate che si sfaldino con il cucchiaio di legno. Tagliarli con una lama d’acciaio significherebbe non seguirne le naturali venature e lasciare i succhi e le proprietà del pesce sul tagliere.

Salmone  a tranci sui pachino

Salmone a tranci sui pachino

Una volta adagiato il pesce, tenete la fiamma per un paio di minuti, dopodiché spegnete i fuochi e coprite con un coperchio di vetro. Il vapore finirà di cuocere il pesce, che rimarrà morbido e pronto per essere mantecato insieme a delle penne al dente.

Salmone a cottura

Salmone a cottura

Se a parte avrete avuto il tempo di preparare dei crostini all’aglio, impiattate pure con questi e una manciata di prezzemolo fresco.

Impiattamento

Impiattamento

Evviva l’estate!


“Ti auguro il coraggio…” (Tagore)

agosto 17, 2014

Profumodilimoni

Eri il primo pensiero dell’ anno e sei anche l’ ultimo, ma non l’ unico e non mi gonfierò il petto spiegandoti il perché. Chiunque legga questo blog, può capirlo da sé. Con te, che oggi sei un capito a parte, ogni giorno è stato un no. Una scusa,  poi un rifiuto.  A me gli uomini indecisi non piacciono neanche. Alla lunga li trovo snervanti, noiosi e io di me ho imparato che non sono una persona a cui piace perdere il suo tempo. Forse sono anche impaziente. Ma non sono più ferma. Io davvero sto aspettando qualcuno di più straordinario di te. Se tornassi indietro non ti vorrei. L’ ultima volta che ero a Roma, mi sentivo così leggera e felice di essere lì con il mio amico. Tu non c’ eri. Ci sono persone presenti, in carne e ossa oggi.

Il fumo delle tue motivazioni s’ è diradato…

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Mood

agosto 12, 2014


Esegesi di una bugiarda

agosto 10, 2014

Per una come me, la sincerità va conquistata.

Mi sono trovata un sacco di volte davanti a gente che ti chiedeva di dirgli quello che si voleva sentir dire: fidanzati, amici.

“Ti è piaciuto?” Si, da morire.

“Secondo te mi ama?” Si, da morire.

Fino a nasconderti e a morirne tu stessa, sotto le tue bugie.

La gente ti manda un messaggio preciso: se mi dici quello che pensi, mi fai male. Quindi per favore, fingiti quello che non sei e fammi felice. In estrema sintesi…fammi felice: fatti infelice! Le persone che non accettano quello che penso, non accettano me.

Ho nascosto di me, quel che non volevi sapere

Ho strappato via lingua, occhi, stomaco,

nella cieca speranza che un giorno

me lì avresti richiesti indietro.

 

C’è chi vuole sentirsi raccontare la favola di quanto sia forte e saldo, c’è chi vuole sentirsi raccontare la favola di quanto sia unico e indispensabile. C’è chi si piange addosso e si scredita per essere continuamente rassicurato. C’è chi ti chiede un parere e se è diverso dal suo salta dalla sedia. C’è chi insiste fino a che non ti arrendi e gli dai ragione. E tu stai lì a pensare al benessere altrui, ignorando il tuo. “In fondo io posso farne a meno”. “Che mi costa?” Sempre prima gli altri, con le loro insicurezze e le loro pretese sceme. Tanto io posso reggere.

Ho scelto di tacere

ché sei cosa delicata,

contro la mia prua

di nave merci

per oceani senza isole.

 

Ma col tempo, ho imparato che non è un mio problema. E si fa una gran fatica a mantenersi felici. Bisogna sempre tenere a mente che dove gli altri non arrivano a capire è un problema loro. Che quello che di noi non accolgono, o non accettano, è un problema loro. Dobbiamo sempre ricordare di definirci agli occhi degli altri. Guarda, io la penso così. Sai, l’altra volta ci sono rimasta male per questa cosa. Mi sarebbe piaciuto che… In serenità. Semplicemente per portarci il rispetto che meritiamo e per dire al mondo: “io sono così”. E’ allora che accade una cosa bellissima: ci guardiamo allo specchio con simpatia e affetto, ci perdoniamo e ci sentiamo migliori.  Senza contare la consapevolezza che ci ha scelto, lo ha fatto esattamente per quello che siamo. Niente finzioni. Niente orpelli. Niente silenzi. Niente contentini. Niente fatiche. Niente frustrazioni. Niente rabbia verso noi stessi. Niente insicurezza. Niente risentimento verso chi abbiamo davanti. Niente gabbia.

Gabbia.

Tre anni fa raccontavo alla dott.ssa che inizialmente con G. ero felice anche in un pub scalcinato. Poi ho cominciato ad essere felice ogni volta che partivamo. Fino a che, ovunque andassimo, mi sentivo un macigno sul petto. Letteralmente. Affanno. Tristezza infinita. Voglia di scappare. Ero in un posto e volevo essere altrove. Ero altrove e un attimo dopo, volevo andare via. Dopo un po’, ho cominciato a capire  che la gabbia nella quale mi ero chiusa come un pollo da batteria, erano le sue aspettative, le sue speranze, la donna che voleva affianco a sé e che non ero io, ma alla quale ho fatto di tutto per somigliare. C’ho messo tanto per capire che non è colpa di nessuno. Che è una semplice e normalissima questione di compatibilità. L’amore è una cosa semplice (giuro che non è per citare TZN, anche se a dispetto della snob di merda che sono sempre stata, comincio ad ascoltarlo volentieri). Noi insieme non potevamo funzionare perché volevamo cose diverse: gli Abbagnale che remano per versi opposti. Per forza che la canoa sta ferma!

Che è rimasto?! L’affetto. E la serena consapevolezza che è stata la cosa più importante che ha toccato la mia vita amorosa. E sono felice di riconoscerlo. Se adesso mi chiamasse perché serve un aiuto serio, perché c’è un’emergenza, o serve aiuto alla moglie, io correrei da loro. A questa serenità ci arrivi, quando hai la prova provata che non era cosa e quando ti liberi dai sensi di colpa.

A un certo punto mi sono sentita come un pesce che finalmente ricade in mare. Respiro. Per tre anni non ho voluto sapere di nessuna relazione che fosse realmente possibile.  Che potesse durare più di un viaggio in treno. Che potesse minimamente pormi nell’ordine di idee di rimettere sul tavolo le mie cose, ricominciare tutto da capo, spiegare, spiegarsi, raccontarsi.

Poi tu e l’unica promessa che ci siamo scambiati, la più importante: quella di essere reali.

E’ come imparare a camminare.

Tremendamente bello. Eccitante. Un po’ spaventevole. Nuovo. Nuova anche io. E felice.