Esegesi di una bugiarda

Per una come me, la sincerità va conquistata.

Mi sono trovata un sacco di volte davanti a gente che ti chiedeva di dirgli quello che si voleva sentir dire: fidanzati, amici.

“Ti è piaciuto?” Si, da morire.

“Secondo te mi ama?” Si, da morire.

Fino a nasconderti e a morirne tu stessa, sotto le tue bugie.

La gente ti manda un messaggio preciso: se mi dici quello che pensi, mi fai male. Quindi per favore, fingiti quello che non sei e fammi felice. In estrema sintesi…fammi felice: fatti infelice! Le persone che non accettano quello che penso, non accettano me.

Ho nascosto di me, quel che non volevi sapere

Ho strappato via lingua, occhi, stomaco,

nella cieca speranza che un giorno

me lì avresti richiesti indietro.

 

C’è chi vuole sentirsi raccontare la favola di quanto sia forte e saldo, c’è chi vuole sentirsi raccontare la favola di quanto sia unico e indispensabile. C’è chi si piange addosso e si scredita per essere continuamente rassicurato. C’è chi ti chiede un parere e se è diverso dal suo salta dalla sedia. C’è chi insiste fino a che non ti arrendi e gli dai ragione. E tu stai lì a pensare al benessere altrui, ignorando il tuo. “In fondo io posso farne a meno”. “Che mi costa?” Sempre prima gli altri, con le loro insicurezze e le loro pretese sceme. Tanto io posso reggere.

Ho scelto di tacere

ché sei cosa delicata,

contro la mia prua

di nave merci

per oceani senza isole.

 

Ma col tempo, ho imparato che non è un mio problema. E si fa una gran fatica a mantenersi felici. Bisogna sempre tenere a mente che dove gli altri non arrivano a capire è un problema loro. Che quello che di noi non accolgono, o non accettano, è un problema loro. Dobbiamo sempre ricordare di definirci agli occhi degli altri. Guarda, io la penso così. Sai, l’altra volta ci sono rimasta male per questa cosa. Mi sarebbe piaciuto che… In serenità. Semplicemente per portarci il rispetto che meritiamo e per dire al mondo: “io sono così”. E’ allora che accade una cosa bellissima: ci guardiamo allo specchio con simpatia e affetto, ci perdoniamo e ci sentiamo migliori.  Senza contare la consapevolezza che ci ha scelto, lo ha fatto esattamente per quello che siamo. Niente finzioni. Niente orpelli. Niente silenzi. Niente contentini. Niente fatiche. Niente frustrazioni. Niente rabbia verso noi stessi. Niente insicurezza. Niente risentimento verso chi abbiamo davanti. Niente gabbia.

Gabbia.

Tre anni fa raccontavo alla dott.ssa che inizialmente con G. ero felice anche in un pub scalcinato. Poi ho cominciato ad essere felice ogni volta che partivamo. Fino a che, ovunque andassimo, mi sentivo un macigno sul petto. Letteralmente. Affanno. Tristezza infinita. Voglia di scappare. Ero in un posto e volevo essere altrove. Ero altrove e un attimo dopo, volevo andare via. Dopo un po’, ho cominciato a capire  che la gabbia nella quale mi ero chiusa come un pollo da batteria, erano le sue aspettative, le sue speranze, la donna che voleva affianco a sé e che non ero io, ma alla quale ho fatto di tutto per somigliare. C’ho messo tanto per capire che non è colpa di nessuno. Che è una semplice e normalissima questione di compatibilità. L’amore è una cosa semplice (giuro che non è per citare TZN, anche se a dispetto della snob di merda che sono sempre stata, comincio ad ascoltarlo volentieri). Noi insieme non potevamo funzionare perché volevamo cose diverse: gli Abbagnale che remano per versi opposti. Per forza che la canoa sta ferma!

Che è rimasto?! L’affetto. E la serena consapevolezza che è stata la cosa più importante che ha toccato la mia vita amorosa. E sono felice di riconoscerlo. Se adesso mi chiamasse perché serve un aiuto serio, perché c’è un’emergenza, o serve aiuto alla moglie, io correrei da loro. A questa serenità ci arrivi, quando hai la prova provata che non era cosa e quando ti liberi dai sensi di colpa.

A un certo punto mi sono sentita come un pesce che finalmente ricade in mare. Respiro. Per tre anni non ho voluto sapere di nessuna relazione che fosse realmente possibile.  Che potesse durare più di un viaggio in treno. Che potesse minimamente pormi nell’ordine di idee di rimettere sul tavolo le mie cose, ricominciare tutto da capo, spiegare, spiegarsi, raccontarsi.

Poi tu e l’unica promessa che ci siamo scambiati, la più importante: quella di essere reali.

E’ come imparare a camminare.

Tremendamente bello. Eccitante. Un po’ spaventevole. Nuovo. Nuova anche io. E felice.

 

 

3 risposte a Esegesi di una bugiarda

  1. MyNextFrame scrive:

    É un percorso lungo e tortuoso, a volte doloroso, quello che non tutti, purtroppo, intraprendono se arrivano alla consapevolezza che quello che diventiamo durante gli anni non sempre ( anzi quasi mai) corrisponde a quello che siamo veramente… E poi conoscersi, accettarsi ed amarsi…questo é il primo traguardo per stare bene… tu ci sei! Un abbraccio forte❤
    P.S.: una cosa che dovrebbero imparare tutti: non fare mai domande se non si é pronti alla peggiore risposta che potrebbe arrivare…gli altri non devono essere uno specchio in cui trovare conferma delle proprie convinzioni, ma un punto di vista diverso che deve servire ad allargarci la mente…. ma tu tutto questo lo sai già🙂

  2. fracatz scrive:

    passata una certa età (dipende dall’evoluzione individuale) ci si potrebbe accontentare dei fondamentali dell’altro essere umano, perché su certi valori che consideriamo basilari al nostro equilibrio ognuno di noi non è disposto a derogare, poi per il resto tanta pazienza, sacrificio ed altruismo

  3. aboer65 scrive:

    E allora in bocca al lupo per questo nuovo viaggio in due!
    Siate felici
    Ciao
    Andrea

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