Non voglio più (agli uomini prima di te)

ottobre 29, 2014

“Mi sono steso su mille lenzuola
Cercando il fuoco dentro una parola”

(Lorenzo Cherubini)

E invece era la solita palla dell’uomo insicuro che si sente in gabbia e grazie a te scopre il bisogno di sperimentarsi, o la solita gran seccatura di chi è appena uscito da una relazione e/o ne sta ancora uscendo e/o ha moglie e figli a casa. Ovviamente, da destra verso sinistra, queste cose si sanno con un ritardo sempre maggiore. Ma il problema non è tanto questo, quanto il fatto che prima ti rompono il cazzo e ti si accollano in una maniera assurda e poi…puf! Accade la magia: il nulla più! Eppure sono loro quelli che ti rompono le palle con dieci messaggi in una mattinata e tre chiamate al giorno, vogliono stare iperconnessi e leggono tutto quello che scrivi, ti cercano ovunque, ti citano, riportano frasi di libri che ti piacciono e ti dicono quanto parlino di voi, vogliono sentirti anche se stai dall’altro lato del mondo, si interrogano sulle tue scelte, indagano introspettivi sul tipo di vita che ti avrebbe reso più giustizia, iperscrutano le pagliuzze dei tuoi occhi fino a cercarvi il mistero del mondo, parlano di viaggi di Amazzonia, di sogni in comune e ti rimproverano se non ti lasci andare.

Poi ti lasci andare, perché e daje e daje e daje, sei una che alla milionesima volta il cuore lo segue lo stesso. Seppure ne è rimasto un brandello. E te lo giochi! Mica sei scema. Te lo giochi, che non si sa mai. Ma si sa: mai! Mai una volta che il lato A della medaglia, somigli anche solo da lontano al lato B.

Allora ho capito: i matti non vanno assecondati. Vanno arginati. Contenuti. Fai si con la testa e poi scappa.

 

Fa ridere, un po’.
Solo che io quello che voglio, prima o poi lo trovo.
Chi non è capace neanche di mettere a fuoco quello che vuole dalla vita, per non doverselo poi ritrovare davanti, non lo so. Noi ci scherziamo, ma il mondo è pieno di supereroi, superuomini, superfashion, superperversi, superfighi, superimpegnati, supersimpatici, supercompagnoni, superdivertenti, superaffascinanti, superavvocati (Sospiro!). Solo che credo di aver sempre sbagliato a cercare. A me piacciono i particolari. A me piace l’idea di viaggiare insieme, fare colazione insieme, fare l’amore come viene, senza ansia da prestazione. A me piace programmare i viaggi, piace lavorare come una pazza tutto il giorno e rallegrarmi per il weekend che ho davanti, o per un messaggio, o per una partenza imminente. Mi piace avere qualcosa di nostro, fossero anche dei gusti musicali, un cd in macchina, uno zaino, una preferenza, un gatto. Mi piace avere la libertà di poter fare, parlare, esprimermi. Odio contenermi, essere contenuta, essere tenuta nascosta. Voglio respirare. Sentirmi libera. Con le mie cose, i miei amici, i miei spazi, i miei libri, i miei viaggi, i miei pomeriggi di relax, il mio lavoro e noi. Noi e le nostre cose in aggiunta, non in sostituzione di tutto quello che già ho. E questo richiede responsabilità. Ci vuole volontà (più che due coglioni tanti), per assumersi la responsabilità di un legame. Ci vuole libertà, semplicità, chiarezza. Ci vuole umanità. Ci vuole spontaneità.
Ci vuole stare bene da soli, per stare bene in due.
Sogno un uomo che mi dica: io senza di te sto da paura, però insieme è meglio.
Un uomo normale.
Uno che sbaglia.
Uno che non dia nell’occhio.
Uno che non ci tenga così tanto a farmi intuire quanto sia corteggiato.
Uno che non dica cazzate.
Uno che se ha voglia di stare con me ci sta.
E uno che se non ha voglia, alza i tacchi e se ne va, senza cercare di salvare niente.
Non voglio più salvare niente.
Voglio solo toccare terra.
In pace.
In silenzio.
Adesso che arriva l’inverno.


Attenzione, questo è un post senza “happy ending”

ottobre 27, 2014

Mi accade una cosa strana, quanto imprevedibile.
Do dieci, cento, duemila.
Accontento tutti.
Mi prodigo per tutti.
Mi accantono per tutti e mentre faccio tutto questo, i tutti elogiano sé stessi, si lamentano di quanto il mondo sia ingiusto e cattivo con loro, piangono, frignano.
Tandenzialmente frignano.
Possibilmente, avendo tutto.
Ecco.
Mentre accade tutto questo, passano gli anni e comincio a mettere a fuoco.
Una persona. Due persone.
E metto ancora meglio a fuoco, quando mi imbatto in persone che mi offrono un punto di vista diverso, comportandosi come si comportano: allora non è vero che io sia tutta qui! Non è vero che gli altri sono geniali e io sono quella che fa gli assist. Una vita da mediano, praticamente.
Si. Mi sta bene, mi è stato bene, come mi direbbe qualcuno.
Ma oggi ho trent’anni e non sono la stessa ragazzina di quando ne avevo 19.
Quindi, dicevo, oggi accade una cosa strana.
Il mio tasso di sopportazione verso la gente, si comporta come una curva di utilità: tassi marginali decrescenti, al crescere della “quantità in individuo” che il mio cervello ha assorbito.
Ecco, sono arrivata al punto di saturazione.
Lo dicevo qualche post fa: non riesco a chiudere un legame, se non ho l’impressione di avercela messa tutta.
L’ho fatto.
Ce l’ho messa tutta. Proprio tutta. Fino a mutilarmi.
Ora basta. (Lo dico a me stessa).
E questo post non è una provocazione: i miei conoscenti non lo leggono.
Questo post è il punto della mia situazione sociale, una pelle che cambia (cit.)
Cambiano le priorità. Non più gli altri. Io.
Doveva essere così già da tanto.
Ho esagerato.
Ora mi ritrovo a non volerci più avere a che fare.
Perché poi con le persone è sempre meglio tenerla una distanza di sicurezza.
E’ sempre meglio non dover mai scoprire come sono nelle difficoltà vere.
E’ sempre meglio non dover mai scoprire fino a che punto sarebbero disposti a infilarti il dito nel sedere, per salvarsi.
Allora te li vedi tutti davanti: una massa di buoi impazziti, che si accalcano verso l’uscita di sicurezza.
E tu?!
Tu guardi, prendi la scialuppa, mandi tutti a cagare e ti tieni stretta quello che ti è rimasto vicino, mentre l’allarme suonava. Bravi tutti, bella figura di merda.


A(uto)n(omia)affettiva

ottobre 23, 2014

A tutte quelle persone che si credono così importanti per il mio equilibro e la mia felicità, solo perché li ascolto, o chiedo loro un parere.
A tutte quelle persone che si credono fondamentali, perché io possa fare la cosa giusta.
A tutte quelle persone che hanno una terribile ansia addosso, perché credono che senza di loro io proprio non saprei come fare.

C’è già lei.
Il resto, niente di tutto il resto mi è indispensabile.
Le soluzioni si trovano.
Sempre.
E il bello della vita e la libertà, stanno nel processo creativo che ci spinge a scovarle.
In bocca al lupo a tutti,
che possiate circondarvi di cose reali fino all’ultima molecola.

#twins

#twins


La sostenibile leggerezza dell’essere

ottobre 22, 2014

Le cose destinate a funzionare nel tempo, sono semplici.

Non è vero che la leggerezza dell’essere è insostenibile.

Ho decretato quel libro tra i miei preferiti, quando ancora mi sentivo pesante, ad esser leggera.

(Chi lo ha letto può capirmi).

Invece no. Oggi, a distanza di un paio d’anni, mi sento pesante se circondata da cose farraginose, intricate, difficili, problematiche. Voglio dire: oggi nella mia vita c’è coerenza. Le cose pesanti, sono pesanti. Le cose leggere, le vedo leggere.

Le prime le sto allontanando.
Le seconde me le tengo vicino, finché mi restituiscono serenità, pace e pensieri positivi.

Buona giornata di questo splendido autunno, dolcezze.


Fall mood

ottobre 18, 2014

La felicità è un biglietto per Londra, una tazza di tè inaspettata e un angolino nel mondo tutto per me.

Hyde Park, London


Cose che mi fanno felice f/w 2014

ottobre 11, 2014
  • La felicità di scoprire un altro artista, da aggiungere alla lista dei preferiti insieme a Vettriano, Freywille, Lushpin, Klimt, …
  • La felicità di vedere regista e aiuto-regista che progettano le scene per il tuo copione: quello che hai scritto tu e che sta diventando sempre più reale.
  • La felicità di aver comprato di nuovo la copia del tuo libro preferito. La felicità di poterlo leggere e sottolineare ancora.
  • La felicità di avere un week end di relax e libertà davanti, la felicità di poter andare ovunque.
  • La felicità di essere il punto di riferimento di un bambino.
  • La felicità di aver coperto i capelli bianchi.
  • La felicità di iniziare un quaderno nuovo.
  • La felicità di un vestito nuovo
  • La felicità di dover comprare un’agenda nuova.
  • La felicità di passeggiare nei parchi in autunno.
  • La felicità di avere amici a misura per te.
  • La felicità di avere un migliore amico, del quale non faresti mai a meno.
  • La felicità di essere un punto di riferimento per lui.
  • La felicità che lui sia un punto di riferimento per te.
  • La felicità di dover fare scelte importanti e la felicità di poterle fare con la tua testa.
  • La felicità di liberarsi e di librarsi.
  • La felicità che ti arriva quando stai per spiccare il volo. E lo sai, che sei a un passo dal riuscirci.
  • La felicità delle grandi occasioni e dei treni presi al volo.
  • La felicità di aver superato serenamente una cosa da cui pensavi di non poter uscire più.
  • La felicità di andare a Roma, di guidare la macchina e di andare dove vuoi.
  • La felicità del Sole di Ottobre.
  • La felicità di un equilibrio sempre più vicino e di una forza che non ti aspettavi.
  • La felicità di scoprirti brava e capace.
  • La felicità di vederla anche tu, stavolta, quella marcia in più.
  • La felicità dell’autunno. Delle castagne. Della casa in montagna.
  • La felicità di ritrovare l’amico con cui hai trascorso tutte le estati fino ai diciotto anni, una sera a Roma, fuori da un locale pieno di gente. Abbracciarsi e parlare di qualcosa di tremendamente familiare.

E s’avverdano i miei rami

ottobre 7, 2014

Ho bisogno
di scrollare le spalle,
di una folata di vento
irriverente
che lasci cadere
le anime in pena,
i giullari
e le crocerossine.

Ho bisogno
di togliermi di dosso
colpa e devozione
per essere leggero
come foss’io
un viandante
impegnato solo
con la sua natura.

Profumodilimoni