Attenzione, questo è un post senza “happy ending”

Mi accade una cosa strana, quanto imprevedibile.
Do dieci, cento, duemila.
Accontento tutti.
Mi prodigo per tutti.
Mi accantono per tutti e mentre faccio tutto questo, i tutti elogiano sé stessi, si lamentano di quanto il mondo sia ingiusto e cattivo con loro, piangono, frignano.
Tandenzialmente frignano.
Possibilmente, avendo tutto.
Ecco.
Mentre accade tutto questo, passano gli anni e comincio a mettere a fuoco.
Una persona. Due persone.
E metto ancora meglio a fuoco, quando mi imbatto in persone che mi offrono un punto di vista diverso, comportandosi come si comportano: allora non è vero che io sia tutta qui! Non è vero che gli altri sono geniali e io sono quella che fa gli assist. Una vita da mediano, praticamente.
Si. Mi sta bene, mi è stato bene, come mi direbbe qualcuno.
Ma oggi ho trent’anni e non sono la stessa ragazzina di quando ne avevo 19.
Quindi, dicevo, oggi accade una cosa strana.
Il mio tasso di sopportazione verso la gente, si comporta come una curva di utilità: tassi marginali decrescenti, al crescere della “quantità in individuo” che il mio cervello ha assorbito.
Ecco, sono arrivata al punto di saturazione.
Lo dicevo qualche post fa: non riesco a chiudere un legame, se non ho l’impressione di avercela messa tutta.
L’ho fatto.
Ce l’ho messa tutta. Proprio tutta. Fino a mutilarmi.
Ora basta. (Lo dico a me stessa).
E questo post non è una provocazione: i miei conoscenti non lo leggono.
Questo post è il punto della mia situazione sociale, una pelle che cambia (cit.)
Cambiano le priorità. Non più gli altri. Io.
Doveva essere così già da tanto.
Ho esagerato.
Ora mi ritrovo a non volerci più avere a che fare.
Perché poi con le persone è sempre meglio tenerla una distanza di sicurezza.
E’ sempre meglio non dover mai scoprire come sono nelle difficoltà vere.
E’ sempre meglio non dover mai scoprire fino a che punto sarebbero disposti a infilarti il dito nel sedere, per salvarsi.
Allora te li vedi tutti davanti: una massa di buoi impazziti, che si accalcano verso l’uscita di sicurezza.
E tu?!
Tu guardi, prendi la scialuppa, mandi tutti a cagare e ti tieni stretta quello che ti è rimasto vicino, mentre l’allarme suonava. Bravi tutti, bella figura di merda.

7 risposte a Attenzione, questo è un post senza “happy ending”

  1. Sarà che non c’è l’happy ending ma come si dice in una regione sperduta della Svezia, “Megghiu soli ca mal’accumpagnati”. Se poi “ti tieni stretta quello che ti è rimasto vicino”, è pure meglio. Buona giornata😉

  2. fracatz scrive:

    mi piace l’uso del verbo frignare nei miei scritti, così quando poi lo trovo altrove sento come un fricico nel core e me ne rallegro
    bisogna esser felici nei propri limiti e senza esagerare

  3. devilkirby scrive:

    Come dice Jep Gambardella: se c’è una cosa che ho capito nella vecchiaia e che non posso perdere tempo con le cose che non mi va di fare

  4. salinaversosud scrive:

    Rosario, grazie per il conforto! Bacio

  5. salinaversosud scrive:

    Fra…E senza dare nell’occhio!🙂

  6. salinaversosud scrive:

    Mi piace! Grazie Kirby🙂

  7. Giuseppe Percoco scrive:

    Quando ero piccolo volevano abituarmi a dei profumi non miei, ad una Terra non mia, e volevano che io amassi questa Terra e le Sue persone come fossero le Mie, come se ci fosse un mio e un Tuo, come se si potesse essere felici solo da una parte, come se dal nulla potessero nascere errori o chiusure capaci di allontanarti da una Felicità che va ricercata Sempre, con la gioia di trovarla e con la gioia di saper aspettare.
    Un percorso buio è vero rende più forti, è sopravvivenza e lo si deve affrontare, c’è in gioco la Vita, rende più forti, ma rende anche più deboli, rende più felici, ma rende anche più tristi.
    Ognuno di noi scrive la Storia che si sente capace di scrivere, ha il dovere di farlo, non importa cosa debba passare per arrivare a consegnare quel Suo libro fino alla fine, lo deve custodire, e con le lacrime agli occhi per gli sforzi fatti, la gioia e la felicità, il dolore, le perdite e l’orgoglio deve arrivare fiero al momento in cui potrà dire di essere stato sempre il miglior se stesso da offrire in dono agli altri. Io so che i Guerrieri a volte sono feriti, a volte si sentono smarriti, ma poi a denti stretti si rialzano, e semplicemente senza sapere da che parte iniziare, iniziano di nuovo, perché se è vero che da qualche parte si dovrà ricominciare quando si vuol riprendere in mano la Vita, da qualche parte si dovrà trovare il modo più Dolce per riavvicinarsi ad Essa, che sia per un giorno, un anno, o chissà, ma in modo Dolce ci si deve riavvicinare.

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