Tienimi

luglio 29, 2015

Ti tirerò fuori con le mani,

come pasta lacera,

strappata a se stessa,

per ricomporla con un massaggio

allo stomaco, dove si incontrano

le viscere e i ricordi.

E te li butto via, quelli,

perché non mi fanno scorrere

né percorrerti in lungo e in largo,

ché sei il viaggio che vorrei

e la città che voglio imparare.

Mi ci voglio acquietare

a prender fiato, tra le tue braccia:

quattro mura tra me

e il resto del mondo.

Quindi, tienimi.

Tienimi, ché lì sto bene,

ché lo chiamo casa, il tuo naso,

la tua bocca che mi sa a memoria.

Dimmi di restare, ché la chiamo pace

la tua agonia, quando la accarezzo

e si calma e mi ferma.

M.

Freedom, Zenos Frudakis


Ho nascosto di me

luglio 28, 2015

Se tu m’ avessi dato un po’ del tuo bene

Quello più nascosto, più taciuto;

Se tu anziché dalle tasche, l’ avessi tirato fuori

Dalle mani, o dagli occhi;

E se questi occhi avessero visto me, voluto me;

Io non avrei rifiutato la tua semplicità in dono:

ne avrei fatto con vanto

il contrappeso delle mie profondità.

E se tu quelle profondità le avessi

esplorate, cercate, volute,

avresti voluto me.

E io non avrei avuto paura di donarmi a te,

sull’ altare della nostra codardia.

Se tu avessi voluto me,

mi sarei fatta piccola

innanzi alla mascolinità più tua

e avrei ringraziato dei frutti

che la perseveranza, vigliacca e sorda, ci ha donato.

Ho nascosto di me, quel che non volevi sapere

Ho strappato via lingua, occhi, stomaco,

nella cieca speranza che un giorno

me lì avresti richiesti indietro.

Invece no,

nei miei cassetti non ci sono sogni, né illusioni

Solo carne e ossa, sotto sale e fiele.

Sono ancora tutta lì:

t’ è bastata una carcassa

e pelle d’ ebano che brillasse al Sole.

M.


Stanca (e non chiamatela poesia)

luglio 24, 2015

Delle cose lontane,

di quelle difficili,

di chi ti ricorda quanto è difficile

invece di provarci,

di chi si lamenta,

di me che mi lamento,

di cercare l’impossibile,

di non guardarmi accanto,

della mia miopia,

di non accontentarmi,

di non farmi andare bene niente,

di cercare il particolare,

di partire di testa,

di disinnamorarmi,

prima di essermi innamorata,

di non far attecchire niente,

di essere impermeabile,

delle mie dita,

delle mie risposte,

della gente.

Del loro accontentarsi,

dei loro discorsi imbellettati,

dei loro rimpianti,

rivenduti alla meglio

come consigli.

Di chi pensa di sapere

chi sei

cosa vuoi

dove vuoi andare

Di chi ti rimprovera di non averci provato,

senza averci mai provato.

Delle persone magre,

che si lamentano di essere grasse.

Delle persone che ti danno consigli,

sui propri errori.

Di chi si prende gli impegni,

e poi non li rispetta.

Dei ritardatari,

che hanno sempre la giustificazione pronta.

Di chi cade sempre in piedi.

Di chi non è umano.

Di chi non sbaglia,

perché c’è sempre un motivo.

Di chi ti fa scegliere

tra niente e meno di niente

e te lo vende per libertà,

di chi ti dice “io ci sono”,

invece che raggiungerti,

Di chi pretende cento tutti i giorni

e se uno arrivi a 99,

non sei quello che credeva.

Di chi si appassiona in un attimo,

e si delude in mezzo.

Di chi ti dice che sei bella,

senza prendersene le conseguenze.

M.

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Profumodilimoni Giugno 2003


Ricordi d’estate

luglio 21, 2015

Non è il tempo che scorre a farmi paura
quanto il fatto che giri in tondo,
e continui a tornare.

Così che il vento sulla tenda ammuffita
è lo stesso ch’arrivò nel campo
quell’anno di quando ero bambina
e i pomodori ribollivano
nelle pentole grandi e sulle pietre cocenti.

E il caldo non lo sentivi, perché
il profumo era più forte
e il sudore rinfrescava la pelle,
se l’aria s’alzava, generosa e materna,

col seno grande come quello di tua madre,
quando ti dondolava all’ombra della stanza,
ché la pietra dei muri manteneva il fresco,
e il canto in cui si impegnava
pareva un lamento, un vespro,
una processione.

M.

Pomodori in bottiglia-1963.
Foto da: saporidelsalento.wordpress.com


Andiamo

luglio 7, 2015

Oggi non ho voglia di sperare

ché ho dato tanto

e mi dolgono le braccia

dal non tenere niente.

Mi fanno male gli occhi dalla tua assenza

e le orecchie sono piene

fino all’orlo di dediche

a quella con i capelli d’oro

e di rame e di Sole,

mentre le mie serpi nere

fanno spavento,

e hanno gli occhi stretti.

Così basta,

non dirmi più niente.

Aspetto le pari intenzioni,

la voglia e il desiderio

di queste cosce e questo ventre.

Aspetto un palmo di mano,

delle gambe forti e un

“Andiamo.”

M.

Study for the administration of justice, Jack Vettriano