Rileggere un libro dopo anni

Quando leggiamo un libro a distanza di anni, di solito ci piace per motivi diversi. “Che tu sia per me il coltello”, di David Grossman.

COSE E SENSAZIONI DI CUI MI SONO LIBERATA

Quando sono con altra gente (mi è venuto in mente stasera, mentre facevo il bagno a mio figlio) – non importa se estranei o molto vicini – c’è un pensiero che non mi abbandona: sanno tutti fare con naturalezza ciò di cui io mi sento assolutamente incapace: mettere radici.

In fondo capisco contro cosa sei costretto a combattere per violarla e venire da me in assoluta libertà. E so anche, con certezza, quanto sia difficile guarire da quelle malattie dell’infanzia.
Ma forse – lo penso in questo istante – è la guarigione a farti ancora più paura. Se è così, dimmelo. Dimmelo tranquillamente e potremo piangere insieme per questo. È per quella maledetta sensazione, vero? Che noi siamo la malattia e se oseremo ribellarci e guarire, ci verrà tolto anche il respiro. Sempre, sempre questa paura. Il presentimento che tale malattia, o deformazione, o onta, sia la cosa che meglio ci contraddistingue, il nostro luz…

Ma dentro di me esisti in un modo che mi atterrisce.

Ogni tua parola è caduta esattamente dove era attesa da anni.

Che sollievo. Il sollievo dell’armatura che scopre dentro di sé un cavaliere ancora vivo.

Con te ritrarsi è un delitto.

COSE E SENSAZIONI ANCORA MIE

Qualche tempo fa hai scritto che, se qualcuno rifiuta di conoscere un tuo sentimento particolarmente intenso, ti senti come se quella persona ti stritolasse, ti uccidesse.

Forse è impossibile non essere belli quando si è felici.

COSE E SENSAZIONI PER LA PRIMA VOLTA MIE

Ripensandoci, in fondo, non capisco Milena. Al suo posto mi sarei comportata diversamente. Sarei partita da Vienna per Praga, per andare da lui. Sarei entrata in casa sua e gli avrei detto: Eccomi. Non potrai più sfuggire. Non mi accontento più di un viaggio immaginario. Non si può guarire solo con le parole. Ammalarsi sì. Probabilmente non è molto difficile. Ma consolare? Far rivivere? Per questo occorre vedere degli occhi di fronte a sé, toccare delle labbra, delle mani, un corpo che si ribella e strepita contro le tue idee infantili di astrattezza “pura”. Cosa c’è di puro? Cosa c’è di puro in me ora?

Per un po’ forse continuerò ad urlare il tuo nome a me stesso, nel cuore. Ma alla fine la ferita si cicatrizzerà.

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