Mi innamoro di quello che resta

 

 

«Volevo scriverti, non per sapere come stai tu, ma per sapere come si sta senza di me. Io non sono mai stato senza di me e quindi non lo so. Vorrei sapere cosa si prova a non avere me che mi preoccupo di sapere se va tutto bene, a non sentirmi ridere, a non sentirmi canticchiare canzoni stupide, a non sentirmi parlare, a non sentirmi sbraitare quando mi arrabbio, a non avere me con cui sfogarsi per le cose che non vanno, a non avermi pronto lì a fare qualsiasi cosa per farti stare bene. Forse si sta meglio, o forse no. Però mi e venuto il dubbio e vorrei anche sapere se ogni tanto questo dubbio è venuto anche a te. Perché sai, io a volte me lo chiedo come si sta senza di te, poi però preferisco non rispondere che tanto va bene così. Ho addirittura dimenticato me stesso per poter ricordare te». (Soren Kierkegaard , Diario di un seduttore)

Ma non voglio saperlo adesso. “Male” adesso, sarebbe privo di contenuti. Voglio sapere come si sta, tra qualche tempo. Quando l’emergenza sarà rientrata, quando tornerà tutto come prima, un attimo prima di me. Quando ripenserai, non tanto a questo tempo. Ma a quello che sarebbe arrivato. Con noi. Agli spazi che ti saresti potuto prendere, alle mie persone care, che si sarebbero innamorate di te. Bruce Springsteen, Battiato, Ponza a Marzo. Io sono una che le cose le fa, senza urlare. Sono una che se ne va. Senza alzare la voce, senza ricattare, senza usare armi improprie. Sono una che non costringe le persone a rimanere. Io mi innamoro di quello che resta. Nonostante tutto, nonostante me.

6 risposte a Mi innamoro di quello che resta

  1. Chicco scrive:

    M’innamoro di quello che resta, non del residuo ma chi ha deciso di rimanere. Molto bello, grazie.

  2. franzulrich scrive:

    “Quello che resta”.
    Non torna, no.
    Guardiamo il film su La7 va!

  3. salinaversosud scrive:

    Codice d’onore?! Perché non ero a casa ieri sera, ma me l’hanno riferito, conoscendomi.

  4. franzulrich scrive:

    Appunto.

  5. fracatz scrive:

    Anch’io ricordo appieno quel florido periodo quando la mattina mi svegliavo, colazionavo e poi me ne uscivo di casa a fare il seduttore. Però non ci scrissi alcun diario, peccato, chissà, che dici, mi avrebbe reso?
    Più che florido, un sereno 2016 a te

  6. salinaversosud scrive:

    @fra: avoja! Sicuro, oggi t’avrei citato nel mio blog. Si, Fra. Ecco. Sereno 2016 a noi, che stiamo sempre qua since 2008 (se contiamo pure “di là”).

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