Ma tu ti credi papera

Odio le persone che non ti rendono giustizia.
Le detesto tutte in fila, una ad una.
Quelle che non ti dicono che sei bella
milioni di miliardi di volte al giorno,
che sono tantissime in un’ora.
Detesto le stampelle vuote,
che ti passano sopra con la voce,
chissà poi che abbiano da dire.
Le loro filosofie mi annoiano.
Tu mi diverti.

E odio pure le oche starnazzanti,
che si impegnano a superarti
e mica lo sanno quanto sono sciocche,
ché è troppo tardi e gli mancano
le cose con cui non sono nate.
Ma sono nate tristi,
con i musi appesi e il ventre vuoto
di carezze e poi le vedi,
che non sono dolci,
ché sembrano spietate
ai loro stessi occhi.

Ma tu lo sai che luce fai,
quando arrivi?
E l’hai mai vista da lontano
la vita che ci metti
nelle cose piccole
e come ti lasci andare
e che fai ridere?

E io allora mi domando:
come fai a farmi ridere,
quando sei tanto bella?
Eccomi, mi vedi?
Io ti guardo di nascosto,
mentre le altre si accapigliano
e vedo un cigno tra le papere,
convinto d’esser la papera peggiore
dell’universo e di Giove,
(ammesso che ci siano
le papere su Giove).

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