Ceci n’est pas un poème.

Potrei scrivere una poesia
piena zeppa di verbi
come tutte le cose che mi fai.
Potrei metterci suoni onomatopeici:
scon-qua-ssare, scompisciare, pisciare.

Allora ti direi, ad esempio:
“Porta la mia libertà
a pisciare con la tua”,
solo per vedere la faccia che fai
e se scappi lontano e quanto.

Però diciamo che ho il problema
di chi è felice
e se lo tiene per sé,
ché per condividere le cose belle
ti devi prima fermare,
poi lo devi dire,
poi devi fare i versi
e i sospiri e i respiri.

E respira! E vedi, non è prudente
fermarsi a scrivere,
invece di lasciarle andare.
Le cose belle, dico,
ché poi te le perdi.

Ecco, dicevo: non so descrivere
le cose belle, perché l’idea
di mettermi lì con un quaderno
a prendere appunti, mentre io
vorrei solo riempirti di baci
proprio non mi va.

M.

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