Epilogo

aprile 13, 2016

Stamattina ho bigiato il lavoro. Visita di controllo dalla mia oncologa. Ho scoperto un cancro al seno a 25 anni e più crescevo, più mi chiedevo come sarebbe stato il giorno in cui avrei smesso le cure. Il giorno in cui ho smesso le cure è oggi. Sono passati sei anni. Ne ho 32, ma voi potete darmene di meno. Non ho niente da insegnare. Non ho video rivelazioni, non ho perle di saggezza da elargire. Ho solo la testa piena di pensieri, che stanno lì a spingere per uscire. La verità è che non è facile avere un cancro, perché quando ti chiedono come stai, attaccano con l’elenco delle loro malattie, come se la vita fosse un continuo atto di dolore. Non devo fare più scintigrafie ossee: questo significa che non devo più stare nei sotterranei di medicina nucleare, a bere un litro d’acqua e ad aspettare in una piccola stanza con persone che fanno a gara a chi sta peggio. Io ho capito che forse non mi sono lamentata troppo, quando oggi telefonando a mia madre, le ho detto: “Mamma! Ho finito la cura per il cancrooo!” E lei: “Ah, bene, dai. Brava mammì, sono contenta”. Il suo momento peggiore è già passato. E’ passato quando il chirurgo ci ha detto che le cellule esaminate erano maligne. Nei suoi momenti peggiori mia madre cambia colore. Da allora ricordo di essermi impegnata tantissimo. Da allora è stato tutto un: “ma almeno mi faranno le tette più grandi”. Il peggio è passato da un pezzo. Il peggio è passato ogni volta che qualcuno che non sapeva niente della mia situazione mi ha chiesto come mai fossi così ingrassata, ogni volta che mi hanno cortesemente messo al corrente che l’età biologica stava avanzando, ogni volta che le altre si lamentavano del proprio ciclo e tu a 26 anni eri in menopausa, ti sentivi un uomo e avevi paura dei peli e di come saresti diventata. E’ questa la verità. La mia almeno. Non è stato facile ogni volta, mandare giù bocconi e cercare di capire gli altri. Non è stato facile, contenersi per badare a chi sta peggio di te, perché è preoccupato il triplo (come le persone che ti amano, ad esempio). Quando si ha il cancro, solitamente si pubblicano foto di aghi, o di ospedali. Io non l’ho fatto. Mai. Un po’ perché il mio pudore me lo ha impedito e un po’ perché ero molto più preoccupata per i risvolti delle medicine e delle cure sulla mia serenità e quella non te la puoi inventare. Ho preso Enantone e Tamoxifene e basta googlare per leggerne i risvolti sul fisico e la mente. Sono stati anni faticosi, soprattutto perché impieghi un po’ (e a volte neanche ci riesci) a non fare della tua condizione una scusa per non farcela, per non ingrassare, per non lamentarti. Non ho niente da insegnare. Sono un essere umano pieno di sbagli e tentativi. Sono solo tanto felice di avere un corpo che ha vinto il cancro e una testa molto diversa da quella di sei anni fa, che sta facendo di tutto per non trovare più scuse. Sono ancora più felice di poter condividere tutto questo con i miei amici cari, con la persona con cui farei mille viaggi e miliardi di altre cene e con mia sorella, mia madre, mio padre, la mia famiglia. Sono felice, perché questo per me vuol dire niente più scuse e niente più imbarazzi e niente più prendersi in giro per non mettere in imbarazzo gli altri. Quindi grazie a chi è rimasto e a chi non ha potuto, ma so che un pensiero ogni tanto ce l’ha buttato. Più tardi vado a correre.

Marianna

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