Modello?! Maschio!

ottobre 31, 2015

ANTEFATTO: Un tizio di mia conoscenza, pubblica l’ennesima boiata su Facebook. Seguono riflessioni da donna comune, sul soggetto in questione.

Siamo nel 2015, eppure lo fanno ancora quel modello di maschio grosso, che si sente forte in quanto “grosso” e non si esime dal farlo notare a parenti e amici, vicini e lontani. Lo fanno ancora, dicevo, quel modello di maschio, devoto alla propria compagna finché è tale; uomo esibizionista, indeed, sempre proteso a sfoderare in pubblico i propri gesti d’amore e la propria pazienza, come se la vita crudele, avesse deciso di affiancarlo alla peggiore delle dispotiche (salvo poi, rompere le palle alla poveretta, in privato). Lo fanno ancora quel modello di maschio, che non lesina battute pesanti e allusioni social, quando la relazione suddetta finisce, (come capita, come è normale che sia, com’è che non è successo prima? Ti chiedi, poi). Ma continuiamo, perché nel 2015, ripeto, fanno ancora quel modello di maschio, che pubblica foto di tette giganti e video di donne a cosce aperte, per dimostrare che gli piace la fica, perché non si sa mai, i suoi amici maschi, dovessero fraintendere che è gay. Ed è, non dobbiamo stupircene, la stessa logica, con cui edifica altarini concettuali (perché di pratico fa solo pesi in palestra) a Mussolini e Hitler, per mostrare a mondoweb i suoi sani principi e il suo attaccamento alle tradizioni (come se la nonna lo passasse sul gas da bambino, o facesse saponette con gli amichetti). Quando viene lasciato, Maschio si butta in accorati slogan sulle donne facili di oggi, che non sono quelle di una volta, sul vittimismo dei poveri uomini, sedotti e abbandonati, sulle donne che ti svuotano il portafogli. Il problema è quando, nel 2015, Maschio se ne esce con il consiglio, dei consigli: ERA MEGLIO QUANDO NON STUDIAVATE (consiglio, di cui una diapositiva). E chi ce l’ha il coraggio di spiegare a Maschio Alfa, che quelle come me, preferiscono l’uomo senza tartaruga (ansia!) e che laurea, o no, si impegna per migliorare la propria condizione e inseguire i propri sogni, al di fuori di una sala pesi?!

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Prese di coscienza e di sale

ottobre 29, 2015

Ripensavo a questa, oggi.

Profumodilimoni

E proprio oggi che mi vengono a dire che la tua non è una scelta felice, né serena, io sto male. Vorrei che tu prendessi un bel respiro e scegliessi secondo i tuoi gusti, le tue esigenze e i tuoi tempi. (Loro che ne sanno di te?) Vorrei avessi il coraggio di farti accettare, senza impostare alcun registro. Senza prendere le misure. Senza cambiare. Senza cambiarti. Salta!Vorrei continuassi a pescare, perché è quello che ti piace. Vorrei continuassi a veleggiare, libero nel tuo mare, con il tuo cappellino e la tua vela bianca. Vorrei imparassi a mangiare cose diverse, ad andare in un posto ed essere curioso di quello che trovi lì. Senza portarti da casa le convinzioni imparate. Le convenzioni assodate. Vorrei facessi vedere al mondo quanto sei divertente, quando prendi in giro e ti fai prendere in giro. Vorrei che non ti preoccupassi, per quegli esami. Ché…

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Le cose che durano

ottobre 28, 2015

Arriverai in un giorno semplice,

mentre starò facendo cose semplici

e mi vedrai nella forma migliore,

così che penserai, madonna questa,

quant’è bella e converrai che lasciarmi andare,

non sia una buona idea

e lasciare al caso, neanche.

Così sarà semplice pure il fatto

che ti piacerà dove vivo e il mio gatto senza coda

e finirai per amare le cose che per me sono importanti,

e mi prenderai in giro, su quelle ancora più importanti.

Arriverai convinto, sereno, senza rinfacciarmi nulla,

nemmeno quello che c’è stato prima di me,

né quello che non c’è stato tra me e te, prima di me.

Siederò al pianoforte, ti canterò quella canzone che ho imparato,

e che è sempre la stessa, ma che ho conservato per te.

Mangeremo insieme e faremo l’amore,

come fanno tutti, ma a modo nostro,

come abbiamo imparato a farlo tra noi.

In modo semplice.

Perché la cose che durano sono semplici,

e tu lo vedi, m’hanno fatto male e io te lo racconterò,

e tu mi dirai quanto erano cretini e ne rideremo,

di tutte queste bugie e degli uomini confusi,

perché le cose che durano non sono confuse,

cominciano bene e finiscono meglio

e tu mi vedi, guarda, che non uso eternità,

perché comincio a guarire solo ora

e pregarti di restare, vorrei,

ma mi fa paura.

Cominciamo da un caffè.

Se ti va.

M.

Foto di Profumodilimoni


Film, copertina e flusso di coscienza

ottobre 25, 2015

Film e copertina…

“Penso che dovremmo andare in centro!”
“Cosa?”
“Penso che ti dovresti vestire, che dovremmo andare a pranzo insieme e conoscerci meglio!”
“E…perchè?!”
“Perché io ho finito le ragioni per non farlo.”
(L’ amore non va in vacanza)


Volevo un gatto nero

ottobre 23, 2015

[MEMO] Quanto siamo belle noi donne, quando siamo felici.

Profumodilimoni

Ve l’ ho detto che quest’ anno, per la prima volta da quando ero bambina, mi sono mascherata? Ben due volte!

La prima volta è stato il sabato prima di martedì grasso. Cena dietro al Colosseo con la mia amica Sara e poi, senza averlo programmato, la sua collega ci chiama e ci convince ad andare alla festa di carnevale, organizzata da una squadra di basket. C’ era un sacco di gente insomma e tutti (o quasi) erano più alti di noi. Non ricordo neanche da quanto non mi divertivo così tanto! Non era programmato, dicevo, quindi non avevamo niente che ricordasse vagamente il carnevale, da indossare per la serata. Nada! Neanche un coriandolo! Solo due pance piene di cibo. Al che, chiamiamo questi due colleghi per capire un attimino meglio. Lei ci rimedia un paio d’ ali piumate e lui due mascherine “da gatto”. Da lì, L’ Idea!

“Allora…

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Te devo da dì ‘n segreto

ottobre 21, 2015

Vie’ qua che te devo da dì ‘n segreto, de quelli che è come ‘na pasticca ché poi ce dormi bene e t’ariposi e ronfi, questo è certo, però te devi da fidà! Allora, te fidi de me? E come, “come faccio?” Fai che torni ragazzino, quando appizzavi le ‘recchie pe’ senti lì grilli e annàlli a ammazza’. No. Dopo. Mo statte bono qua e famme fa sta rivelazione. Ecco, lo vedi laggiù quell’alberello, co’ quelle foglie piccolette,che co’ una che ce fai? Che a ‘sto punto, se fossi uno dritto, tu m’arisponneresti: “Er brodo!” Ma mo tornamo alla questione de quelle fogliolette zitte, zitte, tutte ammucchiate, tutte ‘nsieme, che so tante e che le vedi che se fanno spazio a modo loro: bòne, paciose, che manco li passerotti de la domenica mattina! E tu c’andrai pure a li giardinetti, la domenica mattina, no?! O, no?! E tu l’hai mai viste all’inizio quand’è che nascono e ‘ncominciano tenere, tenere e dici “naaa, questa non campa!” Ma nun fa er precipitoso, tu daglie tempo e vedi come se ‘ngrossa ‘na foglia co’ la pioggia e la tèra, ché l’alberi màgnano e so’ come noi. E ‘nzomma, queste crescono e le rivedi l’anno dopo e tu te chiedi com’hanno fatto, ché nun ce credevi e ‘nvece t’hanno buggerato. Ma tu lo sai quant’è che campa ‘n albero co’ ‘sta storia? Ché se fossi uno dritto me diresti: “Più de me e de te”. E più de me e de te campa, ‘nfatti! Allora, mo lo vedi come so’ fatte le cose? Che passano li giorni uno dietro all’altro, zitti, zitti e paciosi, come le fogliolette e so’ tanti, che tu non te n’accorgi, perché che t’aspettavi? Le cose che campano, mica t’angustiano, mica t’ammalano! Alle cose che campano, non glie dai ‘na lira, perché è proprio del fesso, crede, che se non se sente male, è come se non stesse a vivella ‘sta vita. Ma lo sai che succede alle cose che t’angustiano e ai catenacci, che te tolgono ‘r respiro? Che pe’ continuà a campa’, prima o poi, te ne devi da libera’. E t’avrà pure fatto fà dù fiori colorati, ch’eri tutta ‘na primavera, ma guardalo, ‘st ulivo, quant’è contento de sta ar mondo, guarda quelle fogliolette forti c’hanno creato, ché mo er riparo ce basta pe’ tutti e due e semo contenti pure noi, de staglie attorno. Ma tu l’hai capito che le fogliolette so’ i giorni, quelli bòni, senza preoccupazioni e che chi te vò bene, non gliene frega dei fiori, vòle che resti più che pòi?

Foto di Profumodilimoni, Tivoli, Ott 2015


Una poesia d’amore da conservare

ottobre 20, 2015

“C’è una casa di tronchi
con il tetto di tavole, a sinistra.
Non è quella che cerchi. E’ quella
appresso, subito dopo
una salita. La casa
dove gli alberi sono carichi
di frutta. Dove flox, forsizia e calendula
crescono rigogliose. E’ quella
la casa dove, in piedi sulla soglia,
c’è una donna
con il sole nei capelli. Quella
che è rimasta in attesa
fino ad ora.
La donna che ti ama.
L’unica che può dirti:
“Come mai ci hai messo tanto?”

(Attesa, R. Carver)