Giochi di parole

luglio 31, 2013

Righe di pensieri messe giù adesso. Nessuno se ne risenta: è solo poesia.
Semplicemente mi piace giocare con le parole.

Sei il “ma” che mi sale alla gola
quando mi chiedono della mia felicità;
la Luna maliarda a cui grido
di nascosto,
la mia disperazione.
La brezza leggera, il miraggio
che più m’avvicino
e più lui s’allontana.
Sei il dispetto, la rassegnazione
la matrice da cui la mia stessa anima
è stata generata.
Sei il diamante effimero,
lo spreco delle mie forze,
la destinazione del mio livore,
la scelta insensata del mio sentimento
quando gli occhi,
stanchi
pregano altro.
Sei il cerchio senza fine
a cui s’allegano i buoi,
che tirano ciechi
il vomero impietoso
della nostra codardia.
Sei la mosca che punge
e scappa inetta,
da un bambino con il gioco più suo.
Sei le mie domande,
la mia ricerca e il pentimento.
L’acqua stagna da cui beve
la mia vita;
il ricircolo stantio,
da cui s’avverdano i miei rami.
Una bellissima bugia.
Sei la forchetta per bere il brodo,
l’aria che sguiscia dalle mani,
terra d’oriente che fu,
mistero svelato
del tempio che t’eresse
la mia solitudine.
Aborto voluto di noi,
forbice infame
di giorni mai arrivati.


Storia di un aborto

luglio 27, 2013

Il primo bacio al Gianicolo.
La prima volta che abbiamo fatto l’amore.
Oggi è 24 aprile 2012 e tu hai rinunciato a un sacco di cose.
Hai rinunciato alle mie gambe mentre guidi, o siamo in motorino. Hai rinunciato al modo in cui sdrammatizzo e prendo in giro la tua pignoleria, alle mie cenette romantiche. Hai rinunciato a una persona che è sopravvissuta a un **** e a un cancro al seno, sottovalutandone la forza, solo perché carina, o ha un viso dolce. Sorpresa: hai rinunciato a entrambe le cose. Hai rinunciato alla mia voglia di te, alla nostra fantasia, ai nostri giochi, alla nostra complicità. Hai rinunciato ai baci in ascensore, che non possono aspettare, al modo in cui ti bacio e ti mordo.
Hai rinunciato a due persone che camminavano con disinvoltura sul doppio binario della passione privata e della discrezione. Non era intrigante? Hai rinunciato alle nostre passeggiate a Sabaudia, alle tue confidenze con me, alla mia testa. Hai rinunciato ad occuparla, intrigarla, sedurla. Hai rinunciato ai nostri messaggi fino alle due di notte, alla mia atroce barzelletta sul “pazzo di 30 cm” e al modo buffo in cui te la racconto. Hai rinunciato a ridere con me, a viaggiare con me. Hai rinunciato a una persona che avrebbe preso treni e aerei per raggiungerti ovunque sei. Hai rinunciato alla sensazione di “casa”, quando all’aeroporto mi avresti visto venirti incontro felice. Hai rinunciato a tutto quello che avremmo potuto essere, liquidandolo con una paura che non giustifico più. Hai rinunciato ai miei racconti, ai miei salti di palo in frasca, alle nostre chiacchiere fitte, prima di addormentarci con i visi così vicini. Hai rinunciato a condividere con me le foto di tua nipote che cresce e a raccontarmi orgoglioso dei suoi occhi vivi. Hai rinunciato al nostro sudore sulle lenzuola, ai miei massaggi, alla nostra voglia di fare l’amore alle cinque di mattina, per poi riaddormentarci soddisfatti. Hai rinunciato ai nostri concerti di Battiato e a sentirti vivo con qualcuno da scoprire giorno, dopo giorno. Hai rinunciato ai nostri viaggi, a girare Ponza con me, ad andare in Germania, a Dublino con me. Hai rinunciato a sentirti parte della mia vita e dei miei pensieri. Hai rinunciato a quel filo invisibile che lega le persone quando sono in mezzo la gente e stanno facendo altro. Si chiama “senso di appartenenza”. Hai rinunciato ai miei occhi, che non sono marroni, ma verdi al Sole. Hai rinunciato ad insegnarmi tutto quello che ancora non so. “Conosco le leggi del mondo e te ne farò dono”. Hai rinunciato alle mie mani dietro la tua nuca, a sentirmi suonare, alla mia laurea, alle mie conquiste, a condividere i tuoi traguardi con me. Hai rinunciato a vedermi esultare e urlare felice, quanto sono orgogliosa di te. Hai rinunciato ai tulipani bianchi, alla storia sulla loro origine, al profumo di limoni, che non è solo una boccetta di Hermes, siamo noi. Hai rinunciato ai miei sorrisi, alle mie ciglia lunghe, alle mie mani piccole dentro le tue. Hai rinunciato a vedermi girare per casa solo con un grande asciugamano e i capelli corti, bagnati e pettinati indietro. Hai rinunciato a fare l’albero di Natale con me, alla tua libertà con me. Hai rinunciato alle mie sorprese, ai miei scherzi, al mio modo di tirarti su e di farti vedere il lato buono delle cose. Hai rinunciato al mio entusiasmo, al mio coraggio, alle mie parole, alla mia gelosia. A tutta la bellezza che vedo in te e alla felicità che mi sale agli occhi, quando ti guardo. Sorrido.
Hai rinunciato a una persona, che conserva la lavanda del primo appuntamento, dentro un’agenda. Hai rinunciato ai miei ragionamenti, al modo in cui ti dico fiera, che tua nipote ti somiglia. Hai rinunciato a guardare le vostre foto con me. Hai rinunciato a me, capisci?! Riesci a fermarti a pensare e a realizzarlo?
Hai rinunciato a chi, prima di Natale, avevi detto: “Ho bisogno di te, per sentirmi un uomo”.
Hai rinunciato a te, all’uomo che avresti potuto essere con me.

M.

Foto di Salinaversosud


Agli uomini ciechi

luglio 26, 2013

…a quelli che hanno gli occhi, ma non l’intenzione di usarli.

A quelli che usano le parole, ma te le tirano dietro

e mentre queste sono ancora in volo

scappano, ché le conseguenze del ruolo che si sono costruiti

richiedo fatti.

A quelli confusi, ché tanto si sa: la confusione è una scusa

per non scegliere. E’ un atto di deresponsabilizzazione

agli uomini anaffettivi, aridi, con le braccia e la lingua corta.

A quelli che ci fanno innamorare

e ci chiamano “esagerate”.

A quelli che esagerano in codardia

e che sono morti,

ma ancora non lo sanno.

Noi siamo qui, siamo vive nonostante voi,

e nonostante voi, con la felicità nel petto,

ad attendere chi come voi non è,

ché non è vero che siete tutti codardi.

foto di Salinaversosud

Se tu m’ avessi dato un po’ del tuo bene
Quello più nascosto, più taciuto;
Se tu anziché dalle tasche, l’ avessi tirato fuori
Dalle mani, o dagli occhi;
E se questi occhi avessero visto me, voluto me;
Io non avrei rifiutato la tua semplicità in dono:
ne avrei fatto con vanto
il contrappeso delle mie profondità.

E se tu quelle profondità
le avessi esplorate, cercate, volute,
avresti voluto me.
E io non avrei avuto paura di donarmi a te,
sull’ altare della nostra codardia.

Se tu avessi voluto me,
mi sarei fatta piccola
innanzi alla mascolinità più tua
e avrei ringraziato dei frutti che la perseveranza,
vigliacca e sorda, ci ha donato.

Ho nascosto di me, quel che non volevi sapere
Ho strappato via lingua, occhi, stomaco,
nella cieca speranza
che un giorno me lì avresti richiesti
indietro.

Invece no,
nei miei cassetti non ci sono sogni, né illusioni
Solo carne e ossa, sotto sale e fiele.
Sono ancora tutta lì: t’ è bastata una carcassa
e pelle d’ ebano che brillasse al Sole.


Di terrazze, e persone felici che le abitano

luglio 25, 2013

Una splendida festa con tutti gli amici in una villa suggestiva di Roma, un 108 inaspettato, la mia psicoterapeuta che mi fa un regalo per il traguardo raggiunto, dicendomi che ci teneva tanto, i curricula da mandare con tante speranze, la cena da una delle donne della mia vita, il teatro di Ostia Antica con lei e un pranzo in cui oltre lei, parteciperanno i miei parenti e potrò rivedere Carlos* (anche detto “l’amore di zia”… anche detto “Carlos il brigante”, visto l’amore di mio cugino per Al Pacino). La mia splendida Ponza ad Agosto, la cena con le telline che abbiamo pescato ieri, durante una giornata a mare con i miei zii e il mio cuginetto bellissimo, un megaviaggio della vita a Gennaio e ieri sera il meglio del meglio: una serata in spiaggia con i miei amici, che sembrava ferragosto. Asciugamani, la calma piatta del mare, le villette e il grattacielo splendidamente illuminati, un brindisi a un pezzo forte di noi, alcol e birre che ho assaggiato per la prima volta. Prosit! Quanto ho riso e quanto mi sono trovata a mio agio! Basta così poco per farsi felici. Stamattina, come succede sempre più spesso, mi sono svegliata con il cuore in festa e con tante energie! Ora bevo tanta acqua, mando curricula, continuo con le mie lezioni di lingua araba e poi caffè con amica. Niente mare: ci sono stata ieri come vi dicevo, e mi sono ustionata. Una sarda come me, che si ustiona! Deve essere sicuramente la mia parte di sangue Abruzzese! E a proposito di Abruzzo, un’altra grandiosa notizia: stiamo ristrutturando il casale in cui mia mamma viveva da bambina e che ha rilevato dai suoi fratelli. In futuro ho tutte le intenzioni di trasformarlo in qualcosa di veramente splendido e chic ❤ magari chissà, anche adibirlo a b&b, o semplicemente godermelo con il mio compagno e i nostri splendidi figli. Va bene, qui sto già correndo troppo, considerando che voglio arrivare al megaviaggio della mia vita single. 😀 Mi metto a mandare curricula, se no qui si fa tardi, quindi vi auguro una splendida giornata e se potessi, vi dedicherei una tavolata della colazione, più o meno così:

dal web


Una non poesia

luglio 23, 2013

Per conquistare una come me,
basta parlare al presente e declinare l’azione,
basta parlarle, senza temerne il giudizio.
Per conquistare una come me,
basta dirle la verità e confermarla in ogni muscolo,
basta uno sguardo coraggioso tra la gente,
una mano poggiata su un fianco e una conseguenza.
Per conquistare una come me, bisogna essere virili.
E per una come me, la virilità è un filo
che parte dalla testa e buca il petto con le parole.
Ho già visto, già sentito, già creduto, già subito,
già le ho prese.
Per conquistare una donna lucida,
serve solo un uomo lucido,
che ben sa quello che vuole e lo raggiunge.
Una come me, osserva con le mani sui fianchi
il momento della caduta e arriva questa!
Arriva, puntuale e prevista.
Per una come me, basta prenderle le mani
e baciarle i palmi.
Si fotta la gente, che resti a guardare!


Ho laureato!!!

luglio 19, 2013

Al principio, un verso: “Good times for a change…” e lo dedico a mia sorella il mio cambiamento.

Alla fine, ma solo per questioni di lay-out, loro: il mio esercito di Meraviglie. Grazie a chi c’è stato e a chi c’è ancora.

Ci sono due modi di fare il proprio lavoro: fare il minimo sindacale; oppure portarlo avanti con dedizione e passione. Allora grazie al Prof. Gennaro Sangiuliano e alle sue lezioni di Comunicazione Finanziaria, che tanto m’hanno fatto innamorare di questa materia; grazie alla fiducia accordatami, alla sua professionalità e a quella reperibilità, ch’ io pensavo presidio dei soli medici.
Grazie alle persone che ho conosciuto proprio qui in questa facoltà e che a diverso titolo, hanno reso il mio percorso meno arduo. Grazie al Prof. Giuseppe Burgio: ero una ragazzina uscita dal liceo classico, fermamente convinta che la statistica le fosse preclusa, quando lui mi insegnò che l’analisi inferenziale è solo un altro modo di chiamare la Teoria delle Idee di Platone e che la statistica e la filosofia, a ben vedere, si parlano. Grazie a tutti i professori, che come lui c’hanno messo l’anima in quello che mi hanno insegnato, scostandosi il più possibile da quel minimo sindacale, cui tempi e riforme spesso costringono.
Grazie ai miei compagni di studi, a Myriam Palombi, ad Alex Zlatea e a Lorenzo Aceti: amici e persone il cui contributo è stato prezioso per la serena riuscita di questo percorso.
Però questo lavoro è per mia sorella, che da quando mi ha trovata, non m’ha lasciata più. A lei, che è la cosa più autentica della mia vita, ai suoi abbracci, ai suoi “Dai, Cia’…c’hai provato!” e grazie ai quali io ho continuato a provarci.
Ai miei genitori, sempre così buoni e saldi, con una figlia che non ha mai smesso di farli preoccupare. Grazie di essere la mia famiglia: le cose più belle che so le ho imparate da voi.
E oggi il pensiero va anche ai miei medici e a tutte quelle persone, che da quel Dicembre 2009, hanno cominciato a lavorare come formichine per la mia salute. Grazie uno la volta a tutti e a chi quel giorno in ambulatorio, teneva la sua mano sul mio ginocchio, mentre io ero troppo sciocca, per ammettere di avere paura; e sono viva oggi, viva più che mai.
Dottoressa Gianna, ce l’abbiamo fatta!
Alla mia famiglia: nord, sud centro e isole e a zio Mario e a zia Carmen, che non gliel’ho mai detto, ma sono stati il prolungamento dei nostri genitori, per tutti questi anni.
E poi loro, il mio pezzo di cuore, le mie “amiche rare”, di quelle che ti spingono con l’indice, quando tu non sai se restare ferma, o provare a volare: Sara De Luca, Francesca Borgia, Giusy Montioni. Grazie!
E la mia vita non sarebbe così ricca, senza le mie anime affini: Paola Myriam Poulain, Antonella Rizzo, Francesca Enna. Grazie di essere quello che vorrei diventare da grande: una donna soldato, con un fiore tra i capelli.
Agli amici del Gruppo del Supporto Visivo e alle serate insieme a chiacchierare seduti attorno a un tavolo, senza annoiarci mai.
A Sara per essere la donna propositiva ed energica che è e per avermi coinvolto in avventurosi viaggi in giro per l’Europa. Chi l’avrebbe mai detto che un giorno avrei viaggiato tanto?
Ai miei amici storici, a Ketty, a Laura ed Alexis, a Maurizio e Graziella, che nonostante il tempo, non mancano mai di farmi sentire la loro vicinanza e a Carin, sempre così cara per me.
Agli amici del Piano-B e a quelli che a diverso titolo hanno arricchito le mie giornate.
Ai miei corsisti, che m’hanno insegnato quello che vorrei fare da grande. Siete stati splendidi, mi avete reso immensamente orgogliosa di voi.
Un pensiero, infine, a Nicola e alla sua Celestina, che m’hanno insinuato il dubbio e m’hanno spinto a cercare nuovi occhi, con cui guardare il mondo.
Grazie alla vita, che mi ha dato tanto…e a me, che l’ho fatta entrare!

Grazie alla vita che mi ha dato tanto
nell’alto cielo lo sfondo stellato
e in mezzo alla folla l’uomo che io amo
mi ha dato l’udito che in tutto il suo raggio
sente la voce dolce del mio bene amato …
mi ha dato il suono e il vocabolario
con lui le parole che penso e declamo
e la via dell’anima di chi sto amando
mi ha dato i piedi che sto trascinando
con loro ho guardato cittadine
e fango laghi neve deserti monti e mare caldo
e casa tua il tuo vicolo la strada e il parco
mi ha dato il cuore che agita il suo passo
quando vedo in fondo al tuo sguardo chiaro
mi ha dato il sorriso e mi ha dato il pianto
così io distinguo bacio da cuore infranto
e il canto di tutti che è il mio stesso canto
(Violeta Parra)

Fortunata me

luglio 15, 2013

E’ il periodo dei ritorni.
In qualche modo, le persone che si sono allontanate da me, stanno tornando.
La futura moglie del mio ex storico (quello che a Settembre 2011 mi lascia con un sms dopo otto anni, perché c’era lei…lei, che undici mesi dopo decide di sposare) incontra una mia amica sul treno e le dice che le hanno parlato tanto bene di me e che vuole conoscermi. “Facciamo così, usciamo tutte insieme e non glielo diciamo chi sono, così magari finiamo per diventare amiche”. Ma anche no. Resta lì, bella. Noi abbiamo scelto di chiudere in modo netto e tu vuoi uscire con me, camuffandoti? Pensavo la pazzia della gente a questi livelli, fosse presidio di Beautiful.
Compare dopo tanti mesi di silenzio, la persona a cui inizialmente è stato dedicato questo blog…e lo fa senza sapere, né io, né lui, cosa volesse da me. Però il 24 Aprile 2012 mi ero fatta una promessa: se mi avesse lasciato andare quel giorno, io avrei chiuso allora e per sempre. E così è stato. Per strada incontro anche la mia amica storica, quella che scompariva per mesi, additandomi di essere troppo appiccicosa. Aveva 21 anni quando andai da lei in negozio per chiederle se mai avessi fatto qualcosa che l’aveva offesa. Un atteggiamento terribilmente scostante e scocciato e qualche parola: “Ora c’è Marcello, c’è la band e io non ho tempo per la nostra amicizia”. Noi donne non siamo così diverse dai maschietti che corrono dietro a peli di fOca: ci basta un pisello, per andare in pazzia. Così, tornavo in macchina piangendo come una stupida, ma mi serviva: non riesco mai a chiudere, senza la consapevolezza di averle provate tutte. E con loro io, le ho provate proprio tutte, tutte! Quindi, questo periodo è così: ritornano persone che mi hanno messa da parte in ogni modo possibile e che hanno inventato i draghi, per allontanarsi da me. Ora, me lo spiegate che dovrei farci io con loro? Il brodo.
E’ il periodo dei ritorni, anche quelli belli, degli amici con cui sei cresciuta da bambina, al paese di tua mamma.
La mia prima vera, indimenticabile, amica del cuore. Quella con cui avevamo iniziato una fitta corrispondenza, quando le lettere ancora erano di carta e il nostro cuore batteva per Nick Carter dei Backstreet Boys. Poi un bambino, ormai diventato un uomo realizzato, sull’onda del suo sogno. Un sogno incredibilmente ambizioso e incredibilmente riuscito. Ti parla come non t’aveva parlato mai e tu devi resettare le coordinate del linguaggio e quelle del pensiero. Ritrovarli è stato come ripresentarsi. Sono nella mia vita, ora (più o meno) come allora e sono felice, perché loro sono la forza nuova che mi ci voleva in questo periodo così tranquillo e pacioso.
Sono contenta del mio team di Meraviglie. Credo di avere la fortuna di poter condividere la mia vita, con persone che gli altri possano solo sognare. E non penso solo a loro, ma anche a chi sempre c’è stato e sempre ci sarà.