La sensualità di un timbro

aprile 29, 2013

Sarà che tra pochi giorni spiccherò il volo, ma una canzone i cui versi fanno far away, far away con quel crescendo di suoni, mi fa accapponare la pelle (in senso positivo, indeed). Poi il violoncello nella versione dei ThePianoGuys.  (Originale: Titanium, David Guetta). Pochi timbri in natura sono così sensuali! Se potete, godetevela. E’ qui:

Ora scelgo un film della serie L’ora di Alfred Hitchcock e vado sotto coperta, che domani avrò una giornata superintensa! Buona notte per chi c’è già e buon risveglio per gli altri.

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Grunge misto radical-chic

aprile 28, 2013

Vi dirò, Facebook l’ho chiuso. Però c’è twitter!

"Vanità, decisamente il mio peccato preferito" (Al Pacino, da L'avvocato del diavolo)

“Vanità, decisamente il mio peccato preferito” (Al Pacino, L’avvocato del diavolo)

 

Ecco, ricordate i miei post collage con un sacco di status sconclusionati uno dietro l’altro? Ricordate quando usavo la scusa del  “con le citazioni si capisce di più”, pur di non scrivere qualcosa di sana pianta e fare copia-incolla? Ecco, ora non sarà diverso, solo che si chiamano tweet e che in twitter (in cui in realtà milito da un bel po’), tutto deve essere più impegnato, grunge misto radical-chic. E così sia! Per non andare oltre, mi sembra più igienico (cit.) passare al dunque, a voi (per l’ennesima volta), le mie perle (e no, non siete porci, meraviglie mie!) da quel dì che fu la Liberazione:

  1. E la libertà diventa una splendida bugia, quando non si hanno nemmeno i soldi per mangiare. #liberazione #liberida
  2. Gli omosessuali da noi non possono sposarsi, però siamo liberi! #liberazione #liberida
  3. All’università studiamo le monografie dei nostri professori per dare il loro esame e laurearci, però siamo liberi! #liberazione #liberida
  4. Abbiamo smesso di sognare, però siamo liberi. #liberazione #liberida
  5. Votiamo una cosa e ce ne ritroviamo un’altra: la stessa di prima che non volevamo più. Però siamo liberi. #liberazione #liberida
  6. Ci dicono “volere è potere” e poi non ci danno i mezzi per volare. #25aprile #liberazione #liberida
  7. In #amore vince chi per primo trova un altro.
  8. “E’ l’ignoranzità dei giovani”. (Mamma)
  9. Ma queste che su #youtube nelle loro #morningroutine tutti i santi giorni mettono dieci tipi di creme diverse, non c’hanno un cazzo da fa?!
  10. Sui #tutorial ci fosse una che nella sua #morningroutine non fa la doccia al mattino. Allora com’è che sul treno puzza di cane bagnato?
  11. “Tutti guardano la potenza del fiume in piena, nessuno quella degli argini che lo hanno costretto”.
  12. Ma mi retwittate solo quando scrivo “tette”?!? #tette
  13. Mollali tutti e vieni a fare il nonno a casa mia! #Francesco
  14. Lui si firma #francesco e io solo per averlo visto, mi sento un drago: differenza tra chi l’arte ce l’ha dentro e chi la mendica. #degregori
  15. Combattuta tra la paura di liberarmi e l’istinto di volare.
  16. E’ che sei capitato in un momento in cui di fronte ai complimenti, nel mio cervello scatta: “ma chi mi pigghi pu culu?” #poeticherie
  17. Càpitami! Adesso!
  18. Ho deciso che è possibile già da ieri.

Sdrammaticherie, sproloqui di un blog impegnato

aprile 27, 2013

Signori, signore, vi presento la fine:

 

Signore Iddio, o Allah, o Satana, o chi per te, grazie per averci donato la  Haagen-Dazs ! Cremoso, goloso, saporito, non troppo dolce. Il gelato perfetto. Ok, detto questo. Giustamente Marcolino dice: avevate promesso di togliercelo dal Parlamento e ce lo avete messo nel Governo (ora si dice “governo”). Per sapere, (e probabilmente questa domanda è solo un sapiente saggio della mia ignoranza), ma i nostri voti, alla fine, a che servivano? C’avevano promesso che la storia c’avrebbe insegnato, ma le cose sono due: o è lei, che è una pessima insegnante, o siamo noi, che semo de coccio!  Peggio delle zanzare col DDT, diventano sempre più forti questi qua!

Vado a sedermi in giardino, così m’ attacco al barattolo di gelato e al profumo di fiori d’arancio del vicino, per non dire altro. Dalla vostra Bridget, qui è tutto!

 

 


Dinamiche relazionali, con uomini più o meno sposati: il meccanismo del masochismo e l’etimologia della vittima.

aprile 26, 2013

Buongiorno amici! Come vi sentite dopo questa Liberazione? Quello di cui voglio parlarvi oggi è qualcosa di più frivolo (anche se con i tempi che corrono, anche la libertà assume connotati sempre più frivoli, e sto!)
Chi usa wordpress sa che i blogger possono vedere le chiavi di ricerca con le quali si arriva al proprio blog. Volevo subito rasserenare tutte le persone che arrivano qui con curiosità del tipo:

  • Quadri porno
  • Ci stiamo frequentando ma non si lascia andare
  • Uomini sposati che piace nel culo chi sono
  • Disegni porno
  • Fila di culi
  • Storie uomini sposati che le piace nel culo
  • coppetè

Assolutamente non possiamo vedere chi usa queste chiavi, né da che regione, né da che paese venga. (Notavo che questa frase si presta almeno a due pessime battute!)

Tuttavia, la prima cosa che voglio fare è ringraziare tutti coloro che arrivano qui, cercando espressamente me e il mio blog. Se sapessi chi sono, bacerei la terra dove camminano. Grazie infinite, il vostro masochismo è la colonna portante di questo strano blog (ma voi, lo avete capito se è un blog di cucina, o di poesie, o di scazzi, o di viaggi?)

La seconda cosa che mi preme fare è curarmi di una questione che a quanto pare, ossessiona molti naviganti.

“Perché gli uomini sposati non

lasciano la moglie”

(L’accento l’ho aggiunto io! La fresca che te cieca, vai subito a studiare questo post !) Allora, amiche. Amici (perché la questione vale anche per le signorine “indecise”). Allora. Cosa vi scatta nel cervello quando vedete un uomo con la fede al dito? Questo è importante, perché a seconda della risposta potrete considerarvi bacate, oppure no. A tratti anche stronze, eh! Siamo oneste.

C’è la donna che pensa di essere davanti a una povera vittima: belle mie, (il discorso, ripeto, volgetelo pure tranquillamente al maschile!) quello si fa stirare le camicie, preparare la cena, o comunque (se anche fosse un uomo indipendente da questo punto di vista), quella donna se l’è scelta e ci rimane perché ha i suoi tornaconti. Anche non affrontare una separazione è un tornaconto. Quindi. Le vittime non esistono. Pensate sia un santo? Io sono una forte sostenitrice del fatto che la vittima fa molto per essere vittima e che dall’altra parte può esserci una persona semplicemente STANCA, con le PALLE PIENE. E questa persona stanca, voi dall’alto della vostra freschezza di persone non impegnate, non avete neanche idea da cosa derivi. Quindi, se la prima cosa che vi viene in mente, quando un uomo sposato vi fa capire interesse,  è “Uh, poverino, chissà che canaccio dev’essere la moglie!” (ripeto, volgete pure al maschile)…beh, allora tirate fuori dalla borsetta lo specchietto, guardate dentro e sputate. Perché si, siete vigliacchi e avete bisogno di coprire la vostra scorrettezza, con le mancanze di un’altra persona. Questa estate mi veniva dietro una persona. Non mi convinceva. Mi ha sempre dato l’impressione che cercasse urgentemente qualcuno. Che io fossi la sua ultima spiaggia. Un bel ragazzo, per carità, ma non mi convinceva per niente. Dopo un po’ sono venuta a sapere che dopo anni di convivenza, ha lasciato una persona per un’altra (e, punizione divina, che quest’altra l’ha lasciato per un’altra). Lui a quanto pare, chiede ancora di me (l’avrà stregato la mia famosa quinta di reggiseno!) ma io commentai così la cosa:

“Amo troppo le donne per tradirle

con qualcuno, che ha fatto loro del

male”

Le amo troppo, sono creature per me meravigliose e dico sempre, sempre che le mie amiche sono soldati con un fiore tra i capelli. Sono guerriere, combattenti, che hanno sempre valide ragioni per fare determinate scelte. E all’idea che ad una di loro venga riservato un trattamento riprovevole, mi piange il cuore. Anche perché un uomo che mi lascia per la sua donna, non fa per me. Lui, mettetevelo in testa, è anche questo. Non pensate a come potrebbe diventare. Guardate cosa fa e chiedetevi: ma a me piace una persona che non lascia la propria compagna, se prima non ne ha trovata un’altra? Mi piace una persona che non sa stare da sola? Una che nonostante un’impegno serio (matrimonio, o convivenza che sia) invece di chiudere seriamente, si guarda intorno e lancia segnali? Ah, se ti piace ti tolgo l’ etichetta di cretina, ma ti lascio quella di stronza e aggiungo una citazione:

 “Colui che si innamora senza

preoccuparsi del bene collettivo

vivrà nella costante angoscia di

ferire la propria compagna, di

esasperare la nuova passione, di

perdere ciò che ha costruito” (La

strega di Portobello, P. Coelho)

Tanto per essere onesti, io non depreco il tradimento in sé. Sarei ipocrita. Depreco quelle persone che accolgono l’amo, per di più lanciato da chi sta attraversando un percorso serio e di costruzione. Ché almeno abbiano il buon senso di non lamentarsi se costui/ei rimane con il proprio compagno!  Quanto meno  non parlassero di “illusioni”, ché le vittime, ripeto non esistono. Che v’aspettavate?!  Farsi VITTIMA significa deresponsabilizzarsi. Togliersi potere in una situazione in cui invece si è fatto molto. Vi piace così tanto? Allora neanche voi fate per me!

Così sia, la messa è finita.

Andate a cercarvi uomini liberi.

Liberi anche di testa, possibilmente.


ListenTraveLove

aprile 23, 2013

E’ il titolo della mia playlist di viaggio. Ne ho diverse, questa è in divenire.

Immagino questi pezzi mentre sono in viaggio, a guardare fuori dal finestrino, a guardami intorno e li riconosco: “Si, sono da viaggio!”, mi dico. E voi? Avete una playlist? Cosa vi piace ascoltare quando siete in viaggio, o in macchina, anche solo per lavoro? Vi lascio la mia, ma voglio sapere!

(1) Likke Li, I follow Rivers: è la prima non a caso. L’ho scoperta grazie al mio secondo viaggio a Vienna (quello delle coincidenze e dell’attesa felice). Hischam mi diceva: “ma comeeee? Non la conosci???” Io davvero non avevo idea di chi fosse. E poi torno in Italia, così per colmare la nostalgia, mi metto alla ricerca e all’approfondimento di tutto quello che ho imparato da lui. Faccio sempre così quando torno dai miei viaggi. Comunque, come con tutte le canzoni che mi piacciono cerco il testo e …”Ti seguo, nel blu profondo tesoro. Ti seguo”. Era un po’ quello che avevo fatto per lui: seguirlo fino a Vienna, senza avere idea di chi fosse, dopo sole tre settimane che mi ha fermato per strada in quella stessa città. Corri, prenota con il cuore in gola, mancano pochi posti. E seguirlo, fino a su. Uno splendido souvenir.

Qui la mia versione preferita, un po’ arabeggiante.

 

(2) Royksopp feat. Susanne Sundfor, Running to the sea: è davvero l’atmosfera che cerco. Quella dei viaggi in Nord Europa, del freddo e della natura selvaggia, tra altissimi alberi spogli, fiordi e cielo verde smeraldo. Loro li ho conosciuti grazie a Marco. Marco era il mio pozzo di scienza musicale. Una persona fantastica! Quando mi fece ascoltare What Else is There, non li ho più lasciati. Questa ha un ritmo per me a dir poco coinvolgente. Alzate i bassi.

(3) Royksopp, Remind Me: vi consiglio il video. Non capivo perché, ma quella palla di sole arancione e quel peschereccio solo in mezzo a quel blu profondo, mi ipnotizzavano. Quando ho cercato un po’ la loro storia, ho scoperto che questo video ha avuto importantissimi riconoscimenti.

(4) Likke Li, Dance dance dance: dopo Follow Rivers mi sono appassionata anche a lei. E questo pezzo mi fa venir proprio voglia di muovermi a ritmo e ballare. Magari scalza, muovendo un po’ i piedi. Ricorda molto le atmosfere di Mushaboom, by Feist. Mai visto il promo di LaCoste Essential Parfum?

(5) Likke Li, Knocked Up (Kings of leon cover): ha una musicalità pazzesca. La prima volta che l’ho sentita cercavo proprio qualcosa del genere, che incontrasse un po’ quel gusto Svedese nell’arrangiare i testi. Adoro l’eco, che sembra perdersi in quelle foreste e i porti con le luci accese, così vicini all’ estremo del Mondo.

(6) The Lumineers, Ho Hey. Questa mi ricorda troppo il viaggio a Dublino lo scorso Maggio. (Ve l’ho già detto che a Stoccolma vado con quel gruppo?! Ormai siamo collaudati!) Si insomma, mi ricorda Dublino. Così scanzonata, leggera! Mi ricorda una città che comunque è in festa tutte le sere e poi quel ritmo con la chitarra acustica. Quella città è piena di talenti e tutti hanno l’umiltà e lo spirito di  mettersi in gioco, scendere in strada e cantare per il pubblico. E’ bellissimo. Una sera, forse la più bella, abbiamo deciso di andare in zona Temple Bar e farci tutti i pub della zona. E’ stato bellissimo farci largo tra quelle persone. Chi con le parrucche rosa, chi semplicemente con un boccale strapieno, chi canta e alza il calice a ritmo di musica live innaffiando tutti, compresi noi! Che vita! Stupendo! E’ la città che più m’è rimasta nel cuore e forse, la più simile a me tra quelle che ho visto…ma il mondo è così grande!

(7)Kings of Convenience & Royksopp, I don’t know what I can Save you from. Una splendida collaborazione. Un arrangiamento insolito. Di solito è la prima cosa che mi colpisce in un pezzo. Poi, se mi piace, cerco anche le parole. E queste sono particolarmente centrate. E’ la storia di un/a tizio/a che si ripresenta dopo tre anni di silenzio assoluto, dalla sua ex metà. Quest’ultima molto saggiamente si chiede: e io da cosa dovrei salvarti? Ma bello mio, non mi va neanche di metterti su l’acqua per il tè! Ciao, ciao!

(Come recensisco io, nessuno mai!)

(8) Royksopp, What Else is There, per questa si ringrazia Marco. “Abbiamo coperto le distanze, ma non insieme”. A noi piaceva questo rigo. Oggi siamo due persone che si sono date molti spunti e si ricordano con affetto.

(9) Oliver Koletzki, Bring Me Home. Trovata per caso su youtube. Cosa mi ha spinto a schiacciare play? L’ immagine di anteprima. Una bimba che stringe i pugni e va da sola, con il suo orsetto, verso non si sa cosa. Per un motivo che forse un giorno avrò il coraggio di spiegare, i bambini sono un tema a me molto caro.

(10) Royksopp, Only this moment. Ascoltare per credere.

(11) Metallica, Nothing Else Matters. Anche questa, la cantava Hischam a Vienna. Sono tornata, ho cercato il testo e ho visto che anche qui l’ironia della sorte c’aveva messo lo zampino: “non importa se vicini o lontani…” e me ne sono innamorata. Mi innamoro delle coincidenze, più che delle persone a volte. Successivamente ho ascoltato la versione di David Garrett e oltre a sognare un suo concerto in Germania, ho stabilito che è l’unico biondo che il mio cervello bypassa come “gnocco”.

(12) David Guetta, Far Away. Perché mi fa andare lontano e mi ricorda che sono giovane e che musica non significa solo Battiato, Vivaldi, o Venditti anni ’70.

(13) Emma Louise, Jungle. La musica, il sound. Forse la cosa che mi piace meno è il ritornello.

(14) Bob Sinclair, Love Generation. Ho cercato disperatamente informazioni sul bambino del video. La gente pazza dice sia il dj da giovane, ma basterebbe un po’ di buon senso, per capire che un video con quello stile (anche grafico), non può essere di 30 anni fa. “Vedo la gente scema”, diceva qualcuno. Quindi, è sostanzialmente la canzone che mi tira su il morale, che mi ricorda di tutte le volte che sono stata a Ponza, che mi spinge a premere sul pedale più veloce, ad alzarmi in piedi e stringere le chiappe, quando sono sulla cyclette.

(15) Bastille, Pompeii. Voglio dire, hanno dedicato una canzone a Pompei! Mi piace da morire la sua voce, i suoi bassi e la proposta di “chiudere gli occhi”. Il coro, fa un po’ Pirata dei Caraibi, però mi piace. Ha un timbro assolutamente sexy!

Ah! A 1:56, davanti i flipper c’è la citazione di un film. Chi la sa cogliere?!

(16) Ola, I’m in love. Se siete curiosi di natura, mettete in confronto questo video con il #8. Notate qualche similitudine? Ora, io (purtroppo, mannaggia, maledizione a me, soltanto a me) non sono innamorata, ma su I’m in love, mi vien voglia di saltellare e cantarla a squarciagola, possibilmente imitando la voce maschile.

(17) Luciano Ligabue, Il peso della Valigia. Per ricordarmi che mi è toccato partire bambina, per aspettare qualcuno che la apra e mi faccia vedere che tutto quel peso era solo per quattro farfalle, un po’ più dure a morire. Credo ne farò un piccolo tatuaggio, e siamo a quota due, con l’uccellino che scappa dalla gabbia.


Please, please, please

aprile 22, 2013

Good times for a change
See, the luck I’ve had
would make a good man
turn bad

So please please please
let me, let me, let me
get what I want
this time

Haven’t had a dream in a long time
See, the life I’ve had
would make a good man bad

So for once in my life
let me get what I want
Lord knows it would be the first time
Lord knows it would be the first time

 

 

 

Una mia traduzione:

 

E’ un buon momento per cambiare.

Guarda,

quello che ho passato potrebbe rendere malvagio,

persino un uomo buono.

 

Allora per favore,

adesso lasciatemi fare quello che voglio.

E’ da tanto che non ho un sogno,

la mia vita è bastata per trasformare un uomo buono

in uno malvagio.

 

E allora per una volta,

lasciatemi fare quello che voglio.

Dio solo sa, che sarebbe davvero la prima volta.


Cavalcando l’onda della mia acidità

aprile 20, 2013

Su un noto sito di poesia, un aspirante introduce così la propria:

“avvolte , le parole,non bastano per poter esprimere cosa si prova nello scrivere…”

Da qui l’ispirazione di un post un po’ triste,  seppur mai quanto lo stato della lingua italiana. Strafalcioni ne faccio anche io: se correte indietro, ne troverete a bizzeffe. Tuttavia, se questi “errorini”, “sviste”, “refusi” riescono a scavalcare le sacre mura di quello che dovrebbe essere un tempio della scrittura (vedi sito), mi preoccupo. E’ Le basi, almeno!

Prima di tutto:

Avvolte= 3° p.p. del verbo “avvolgere”.

A volte=  leggi ogni tanto, di tanto in tanto.

Seconda questione: la punteggiatura. Si rispetti almeno questa semplice regola: il soggetto e il predicato verbale non vanno mai separati da un segno di punteggiatura, a meno che nel periodo sia presente un’ incisiva.

Maria, mangia solo mele.

Maria, che di per sé è già molto magra, mangia solo mele.

Terza questione, che mi è venuta in mente scrivendo questa ultima frase: l’accento della E. E’ un errore che si nota soprattutto quando si scrive al computer e considerando che carta e penna stanno ormai diventando reperti di interesse archeologico, credo sia carino usare un trucco che non sia il correttore automatico. In francese ascensore si dice élève.  Questa é è chiusa (es. Elefante). Quest’ altra è è aperta (es. Estro, Estimo, Esile). Va da sé che perché è chiusa e che non è indifferente scrivere perchè, al suo posto.

Altra questione, strettamente legata agli accenti:

Sé: è riflessivo. Es. Ha sbagliato, lo capirà da sé.

Se: è ipotesi. Es. Se qualche volta mi ascoltassi, non ti troveresti nei pasticci.

Foto di Salinaversosud

Foto di Salinaversosud