Parola d’ ordine: decollo!

settembre 29, 2012

Vorrei parlarvi di alcune novità, ma preferisco lasciar fare alle immagini e aggiornare i miei cari discepoli (10mila visite in appena dieci mesi!) in questo modo. Vi spiegherò tutto a tempo debito, ma per ora godetevi questo spettacolo. Spero vi piaccia!

by night

the first

cakes

decollo

by night

:-)))

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Cosa può nascere da una poesia*

settembre 28, 2012

il luogo delle mie estati bambine

Quanta voglia di tornare dove ho trascorso le mie estati da ragazzina. Un piccolo paese di montagna, con l’ aria frizzante e l’ acqua gelida presa direttamente dalla fonte. L’ odore di stabbio per le stradine ripide in discesa e le gallinelle a cui dare le piante, in fondo la strada. L’ odore di sugo il giorno della festa e i gatti che aspettavano impazienti le scorze di formaggio e gli avanzi della pasta. Le passeggiate a cavallo, per le montagne e i fianchi degli inesperti che dolevano, così volevi scendere, ma non lo sapevi che una volta giù saresti ripartito. Era una scoperta. Eravamo bambini, eppure organizzavamo pic nic a base di caramello, con la ricetta del “Manuale delle giovani marmotte”. Accendevamo il fuoco e ogni volta era una conquista. Una conquista primordiale. Il nostro pranzetto poteva cominciare e era lusso, quando per i campi, affatto recintanti, coglievamo le pannocchie da abbrustolire! Con Topolino, ricordo che era uscito il kit del bravo esploratore e tra le varie sorprese, anche una bustina con qualche seme di pino (allora non sapevo che erano pinoli!) Tutto era un’ avventura. Tutto era una scoperta, una viva e faticosa scoperta e che soddisfazione e che gioia raccontarsela la volta dopo! Tornare a casa a sera e sentire dalla strada il profumo di pane bruscato con del buon formaggio fuso sopra. E quel camino, alto come mio padre, che era alto un’ infinità. Parlare fitti e organizzare la giornata seguente.  Uscire di buon ora per andare al paese vicino, comprare il pane e quella pizza fina e croccante, come premio dell’ alzataccia. La compagnia e la gioia di fare le cose insieme, quella invece, era un regalo.  Che gioia infinita. Il casale è ancora lì. Da ristrutturare. E’ enorme e ci vorranno un po’ di soldi, ma so già qual è il mio intento: ristrutturarlo, per godere di questa pace anche in futuro. Intanto, la prossima estate mi sono promessa una vacanza rigenerante proprio lì, in quel piccolo paesino, con i miei amici di sempre e ora alcuni sposati, alcuni con bambini, ma sempre loro.

* La poesia da cui è nato questo post è di Massimo Botturi e la trovate qui.


Scusa, ma vengo a riprendermi.

settembre 27, 2012

freedom

Il vero amore può essere forse amare in silenzio, ma non amare per forza qualcuno, a ogni costo. Quella è insicurezza.Forse a volte ho amato per amarmi di più, per ottenere un riscatto.Quelle volte in cui mi vieniva negato tutto, in cui venivo maltrattata, mandata via, sfruttata, toccata per sbaglio per troppo vino, per troppa noia…quelle volte, che succede?Forse dopo un po’ l’ amore cessa di essere amore, quando è rifiutato.Forse diventa voglia di dimostrare qualcosa, di far capire che meglio di noi non ama nessuno, che meglio di noi non si concede nessuno, che nessuno è così simpatico, così dolce, così spericolato, così sveglio, così attento.Forse diventa desiderio di conquista, di rivalsa, diventa un’ impresa, una sfida, una guerra con noi stessi.“Perché non mi vuole, perché?”Non sono lucida, non ero lucida nel combattimento.Impossibile capire che non serve a niente essere la più bella, la più sensuale, la più profumata, la più sensibile, la più “uomo”, la “migliore amica”, la più brava a cucinare, la più preparata su tutti gli interessi dell’ altra persona, la più libertina, la più comprensiva, la più innamorata.Niente serve a niente per essere amati, se non l’ amore.Forse a volte tutto quel mio amore non corrisposto, quelle sere passate a mangiare la mia dignità come fosse un grande piatto di spaghetti al pomodoro, quei messaggi pieni di richieste di attenzione, forse a volte tutto quel mio amore non era amore, era solo insicurezza vestita a festa. (Susanna Casciani)


Silenzio assenza

settembre 25, 2012

Sono passati cinque mesi senza vederti, né sentirti

e io sto qui ad aspettarti con “i palmi ben saldi sulla scrivania”,

sperando che cambi idea e bussi alla porta.

Mi sento una stupida.

(scena finale dal film “Secretary” 2002, on air: Chariots Rise, Lizzie West)


Sei bella e te la ridi

settembre 24, 2012

LUCI DI CITTA’
S’ è fatta sera a passi corti e tonfi,
s’ è fatta sera tra i viali affannati
e i lampioni pesanti a regger la luce
come Atlante le sorti del mondo.

Le finestre pigre e lunghe
S’affacciano sulle angosce della gente
E mostrano la divertita ipocrisia
Dei mobili buoni e dei lampadari di cristallo.

Tra gli stucchi preziosi e sapienti,
Quelle se ne stan lì, arancioni e mondane
A proiettar sul grigiore dei passanti
Retorica e tepore d’ un benessere altrui.

I fumi del traffico insolente e severo,
accompagnano i passanti anonimi,
che scialbi affogano
nella solitudine della loro numerosità.

Le vetrine maliarde e ruffiane
Promettono tappeti ricchi e salotti per bene,
a ubriacar d’ ipocrisia,
il repertorio sciocco delle grandi occasioni.

E sei viva nella sincera inquietudine
Che giunto non t’ è ancora
Quel ch’ invece t’ aspettavi,

E sei tenera, sedotta dalla bugiarda indifferenza
delle risa sguaiate, che dai davanzali
scendono appagate e s’ insinuano
su, per le narici della gente comune.

Ma tu, comune non sei,
sfacciata giovinezza,
sei bella e te la ridi
ch’ ora è anche la tua
la spensieratezza ingorda,
di quel che non t’ appartiene.


Con questo cielo coperto…

settembre 22, 2012

NOVEMBRE

Ti preme in petto
L’ inquietudine delle ore lente
Che piovono rimpianti
Sui tetti delle case.

Le tegole s’ accendono
Di Terra di Siena
Gli zeppi scrocchiano
E compari e comari
Adagiano cantilene e borbottii
Sul velluto delle strade
Che l’ asfalto pare ora più gentile.

Le gobbe dei gatti ruffiani
Ornano i portoni a festa
E i loro occhi somigliano a bottoni,
sicché ce n’ è una scatola
sparsa tra le vie e il profumo di sugo
che ribolle lento.

Lo scoppiettio del fuoco scappa dalle finestre
E giunge lesto alle orecchie della gente
L’ ore affaccendate si son fatte più veloci
E l’ inquietudine maliarda perde pezzi vagabonda,
ch’ ora pare un mendicante
e tu bella e viva al centro della tua felicità
a desiderare niente più
di quel che hai.

M.


Vi presento i miei

settembre 15, 2012

Uomochehasuonatoalcancellononsoperqualemotivo: “ma è un disco o suonano?”

Papàcheèandatoadaprire: “Suonano!”

Uomochehasuonatoalcancellononsoperqualemotivo: “ma davvero? Chi?”
Papàcheèandatoadaprire: “Mia figlia!”
Uomochehasuonatoalcancellononsoperqualemotivo: “porca miseria e suona così?”

Questo perché ieri sera sono andata a vedere amici dal vivo  e mi sono svegliata con la voglia di suonare (pensavo fosse voglia di cyclette, ma dopo dieci minuti ho desistito e mi sono attaccata al pianoforte). Ora, suppongo fossero complimenti, altrimenti il dialogo non l’ avrei mai trascritto e dato che suppongo fossero complimenti, ci sguazzo perché a casa l’ aria che tira è questa:

Genioincompreso: “Posso?”

Miamadre: “Aspetta, che tanto tra dieci minuti esco”

Genioincompreso: “Posso?”

Miopadre:  “Si, tanto  chiudo le finestre (quelle insonorizzate del rustico dove decidono di rifugiarsi quando suono n.d.r.)”

Genioincompreso: “Posso?”

Mia sorella: “Ho mal di testa” 

Genioincompreso: “posso?”

Gigio:  “vado a comprarmi i croccantini”

A proposito, vi ho mai parlato della mia famiglia?!

I miei genitori sono quelli che, in giorni come questi, ti lasciano bigliettini sul tavolo della colazione, del tipo:

“Addio.

Non ce la facciamo più.

Ce ne andiamo, mamma e papà.

(Gira foglio) Stendi i panni”. 

ti presento i miei