Sempre e per sempre…

agosto 29, 2012

occhi

…dalla stessa parte mi troverai.

Felice. E domani, si parte.

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Génoise o Pan di Spagna?

agosto 27, 2012

“E la torta?”

“E’ in forma”

“Bella”

torta tiramisu

torta tiramisu

Qualche sera fa sono andata in libreria con delle amiche e io con una di loro siamo rimaste folgorate da un libro di ricette bellissimo e pieno di fotografie e utili spiegazioni. Si tratta di “Muffin e dolcetti” di  Helen Aitken. Da questo libro ho preso l’ idea per la mia ultima torta.

muffin e dolcetti

Quella nelle foto è una torta-tiramisu, con tre dischi di pasta génoise, che non è il Pan di Spagna!  Quest’ ultimo risulta più spugnoso e l’ impasto è più “gnucco”, quindi va bagnato di più. La génoise invece è più leggera e va bagnata meno. Questa differenza è dovuta alla differente modalità di preparazione. Per fare il pan di spagna, albumi e tuorli vanno montati separatamente. Per fare la génoise, si montano le uova intere a bagnomaria, facendo attenzione che il recipiente termoresistente non tocchi l’ acqua, e vanno fatte freddare senza smettere di lavorare con lo sbattitore.

Per la farcia: 800 gr mascarpone, 7 uova, 200 gr zucchero semolato.

Per la bagna:  ho preparato uno sciroppo di zucchero, caffè e un cucchiaio di Kahlùa (un liquore al gusto di caffè)

Per la decorazione: cioccolato tritato a piacimento, cacao, cialde a cilindro per decorare (da aggiungere all’ ultimo minuto, altrimenti si ammorbidiscono troppo). Meglio se il cioccolato è di buona qualità e lo tritate voi a mano, invece di comprare le gocce.

Dal libro ho preso l’ idea della génoise invece del pan di spagna, della presentazione e dello sciroppo. Le dosi per la farcia sono personali.

Per assemblarlo vi consiglio di utilizzare uno stampo a cerniera e di mettere il tutto in freezer per un’ oretta. Poi lasciate in frigo per almeno 6 ore e decorate sono alla fine.

Ps. non fate come me, che ho mangiato le cialde strada facendo e alla fine le ho dovute mettere di altezze diverse. 😀 Le cialde da me usate sono alla nocciola e cacao e sono greche: Papadopoulos Caprice.


E ora, chiedilo al vento

agosto 21, 2012

A oggi non posso rimproverarmi di nulla.

Mi rimane la serena consapevolezza di averle provate tutte.

In fondo, dice Vinicio Capossela:

che cos’ è l’ amor

se non quello che rimane da spartirsi

nel setaccio della penultima ora?

Pietro Stampeggioni

Pietro Stampeggioni Ph.

Pietro Stampeggioni Ph.

Pietro Stampeggioni Ph.

Pietro Stampeggioni Ph.


Da me a lì

agosto 17, 2012

Tempo fa non sarei riuscita neanche ad immaginarmi da qui a un anno. Oggi mi sono sorpresa a parlare di me al futuro e so, concretamente, che il mio sarà sereno e appagante. Riguardo le mie foto e già rispetto a mesi fa il mio sorriso e i miei atteggiamenti sono diversi e io ne sono felicissima, perché l’ hanno notato anche i miei amici. Vi lascio qualche foto, e poi un po’ di bici e di nuovo lavoro. Buon week end, vicini di blog!

Cena da vecchi amici

Cena da vecchi amici

Cena da vecchi amici

Cena da vecchi amici

Aperitivo spiaggia

Aperitivo spiaggia


You let me shine, futuro anteriore.

agosto 13, 2012

Senso di appartenenza: quel filo invisibile che lega le persone anche quando una è a una cena in città con le colleghe e l’ altro in aeroporto per tornare a casa; anche quando, nella stessa tavolata di amici, lei conversa e ride con alcuni di loro e lui parla dell’ ultimo viaggio con gli altri. E così per quanto possa sembrarti strano o visionario, ti riempi di casa ovunque tu sia.

Adoro questa canzone. E’ la colonna sonora che Paul Kalkbrenner ha pensato per  Berlin Calling. L’ ho ascoltata per caso su youtube e da allora me ne sono innamorata. Vi auguro la pazienza di ascoltarla tutta. Un’ altro pezzo che amo è Aaron. Stessa soundtrack. Quando ho ascoltato Aaron ho pensato che avesse in sé qualcosa di geniale, ma non capivo esattamente cosa: mi sfuggiva. Un giorno un amico, mi ha detto che quella canzone è stata fatta campionando il rumore della metro di Berlino. Il motivo per cui ho pubblicato in questo post Sky & Sand sono queste righe:

“I found myself alive

in the palm of your hand

…’cause you let me shine”

(Paul Kalkbrenner, Sky and sand)


Una storia d’ amore: alici maritate.

agosto 10, 2012

 “Alici maritate” significa “Alici sposate” (“marìtemo” in alcuni dialetti significa proprio “mio marito”). Il motivo è che queste polpette  sono fatte “accoppiando” un paio di alici aperte a libro. E’ una ricetta tramandatami da una zia, che ha il compagno siciliano: Gioiosa Marea, Messina. Quando vengono a trovarci da Milano (?!?)  è sempre un piacere e uno dei motivi è che mi insegna un sacco di cose nuove in cucina. Dicevo: tra le alici, un ripieno di:

  • pan grattato
  • sale
  • pepe
  • prezzemolo
  • parmigiano
  • pecorino
  • un uovo per legare

Riepilogando, si  “accoppano” due alici l’ una sull’ altra, solo che tra un’ alice e l’ altra si mette questa polpettina di impasto. Si schiaccia un po’ e si frigge in abbondante olio bollente.

In bianco sono già buonissime e fatte più piccole, servite su cucchiai in ceramica monoporzione, sono un appetizer molto chic, vista la moda dei ritrovati sapori antichi. Qui di seguito, alcune immagini della loro versione in rosso:  lasciate stufare le polpettine che avete fritto, per circa un’ ora, in un sughetto  leggerissimo, liscio e non troppo denso (al solito: vivamente sconsigliate le passate!). La base del sugo sarà un semplicissimo soffritto di aglio. Le vostre polpettine diventeranno morbidissime e sentirete che meraviglia se con questo sughetto e due polpettine di alici, servirete un buono “spaghetto quadrato” all’ uovo.

Che pace! Un piatto che sa d’ estate,  la compagnia di splendidi amici e un vestito leggero e fresco, dopo una  giornata al mare  trascorsa a rilassarsi e abbronzarsi.

 


Rubrica estiva. Prototipo #1: il tuttologo

agosto 8, 2012

Fanno a gara a chi soffre di più, a chi sta male di più, a chi ama, a chi sogna, a chi caga di più. Tuttologi del nulla, hanno competenze che spaziano dalla cucina, alla fisica quantica, all’ arte di arrangiare un pedalino, o di lessare un uovo. Sono i migliori lessatori di uova al mondo, perché c’ è un punto preciso in cui il tuorlo vira al verde, che beh, se lo mangiate allora non capite proprio un cazzo! E tu niente te ne stai lì, che ascolti col tuo misero bagaglio di conoscenze, che a malapena t’ hanno spiegato che l’ uovo fresco galleggia e quello pesante affonda. Ma non finisce qui, perché se hai una malattia, i Gordon Ramsey de’ noantri, ti diranno che la loro è più grave e tu proprio non puoi capire cosa si provi a stare in quel modo. Roba che la competizione gli trasuda da ogni singolo poro della pelle. Li riconosci subito infatti: sono talmente zuppi, che quando escono non di rado i passanti gli propongono un doccino…e la loro, ovviamente, sarà la migliore doccia del mondo! Voi avete una MOMA Design?! Rassegnatevi: non li impressionerete, perché questa gente preferisce millemilavolte  il relax che solo una vasca può darti!  “Ma quella E’ una vasca!” “Idromassaggio?” “Si” “Meglio quella normale”.  I Pippo Baudo de’ noantri, ovviamente, rivendicheranno il merito su ogni cosa, scoperta, ritrovato tecnologico. Tu! Se tua moglie non t’ ha mollato per quell’ altro, ringrazia loro! E tu! Se quest’ anno vanno di moda le gonne a ruota, ringrazia loro! Voglio vedere dove te l’ infilavi la minigonna! Amici, la morale è questa: risparmiate le energie, tirate fuori il vostro sorriso plastico migliore e fate sempre si con la testa. Anche perché il tuttologo non è tipo da esame di coscienza. Negherà fino alla morte e se leggendo queste parole vi dirà: “Ahahahah sono io”, non cascateci! I tuttologi, per definizione non accettano di essere tuttologi. E’ anzi quello il momento giusto per armarvi di picchetto e martello e compiere il fatto.

Ora bagno anche per me e meritato relax.

moma design

moma design